TEMPO LITURGICO
 
 



Domenica della Trinità
La comunione dell'amore

"La chiesa è piena della Trinità", affermava già Origene.
Nella domenica dopo la Pentecoste i cristiani d'occidente celebrano questo mistero. Eppure, fin dall'inizio della sua riflessione sulla fede, la chiesa ha misurato la povertà del linguaggio umano per rendere conto compiutamente del mistero d'amore e di vita che esiste nella Tri-unità di Dio, nella comunione trinitaria che plasma l'esistenza stessa dell'uomo e fonda l'ecclesiologia di comunione. Si, perché i cristiani sono monoteisti e, fin dai primi secoli, tutta la loro fatica nell'esprimere la propria fede tende a salvaguardare quel dono prezioso del monoteismo ricevuto da Israele: dono che è lotta senza tregua né quartiere contro l'idolatria, contro la manipolazione del divino, contro lo stravolgimento dell'immagine di Dio deposta nell'uomo, capace di sfigurarla nella caricatura di un dio a immagine dell'uomo.

Per i discepoli di Gesù, Dio - il Dio dei padri, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei viventi e non dei morti, il Dio che ha fatto uscire Israele dalla schiavitù e che gli ha donato la Legge di vita al Sinai - è Uno e si è manifestato in pienezza in Gesù, Signore e Salvatore.
Questo significa - secondo l'adagio dei padri della chiesa indivisa - che Dio si è reso presente in lui, senza confondersi totalmente con lui: in Gesù, vero Dio e vero uomo, l'umanità non assorbe la divinità e la divinità non cancella l'umanità. Questi sono i termini basiliari dell'enorme sforzo di riflessione teolpogica delle prime comunità cristiane e sono anche il frutto dell'ineffabile esperienza spirituale ed ecclesiale che porterà alla definizione del mistero trinitario.


Ma l'evangelo, la "buona notizia" di Gesù di Nazaret, tramandata di generazione in generazione nella comunità dei credenti, non ci dice soltanto che Dio esiste e che è uno: ci dice anche - e soprattutto - chi lui è: nello Spirito, il Figlio conduce i discepoli alla conoscenza amorosa del Padre e alla comunione trinitaria. Nel battesimo, infatti, il cristiano viene immerso nella morte e resurrezione di Cristo, riceve lo Spirito santo ed è proclamato "figlio" dal Padre, divenendo così membro del corpo di Cristo che è la chiesa: l'ecclesiologia è intimamente legata ai misteri che sono al cuore della rivelazione cristiana.

 

La Tri-unità di Dio può essere conosciuta solo nell'unità plurale della chiesa catholica - cioè, letteralmente, "compaginata secondo il tutto" - e, parimenti, la chiesa possiede questa sua "cattolicità" solo perché il Figlio e lo Spirito, inviati dal Padre, le hanno svelato la Trinità, non come dato intellettuale astratto bensì come regola, norma, canone della sua stessa vita.

La chiesa riceve allora questa vita trinitaria non per ridurla a possesso geloso ma per dilatarla comunicandola all'umanità e al cosmo intero.

L'ecclesiologia di comunione - di cui tanto si parla dal Vaticano II - non è allora una nuova strategia o un'accodiscendenza alla più diffusa sensibilità democratica, ma è l'elemento costitutivo della stessa comunità eucaristica, plasmata a immagine della comunione trinitaria.

Questa consapevolezza ci permette di cogliere l'intenzione teologica e rivelativa con cui Giovanni Paolo II - dopo aver invitato tutta la chiesa negli anni precedenti il Giubileo del 2000 a una riflessione di ampio respiro sulle tre persone della Trinità, come sapientemente suggeriva la Tertio millennio adveniente - abbia poi chiesto nella Novo millennio ineunte, di "fare della chiesa la casa e la scuola della comunione": il legame intimo e inscindibile tra vita trinitaria e discepolato cristiano emerge qui con rara concisione ed efficacia. Così, con le parole di questa lettera apostolica, possiamo riassumere il mistero trinitario nella sua manifestazione agli uomini attraverso il "segno grande" dell'amore fraterno: "la comunione incarna e manifesta l'essenza stessa del mistero della chiesa.

 


La comunione è il frutto e la manifestazione di quell'amore che, sgorgando dal cuore dell'eterno Padre, si riversa in noi attraverso lo Spirito che Gesù ci dona, per fare di tutti noi 'un cuore solo e un'anima sola'.

E' realizzando questa comunione di amore che la chiesa si manifesta come 'sacramento', ossia 'segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano'" (NMI,42).
Sì, il mistero ineffabile della Tri-unità di Dio è affidato al "corpo di Cristo" che è la chiesa, dilatazione nella storia della missione salvifica di Gesù: liberare l'essere umano e il creato intero dalla morte. Liberazione definitiva che noi riceviamo come dono del Padre, dono fattosi carne in Gesù e del quale ci sforziamo di vivere giorno dopo giorno lasciandoci guidare dallo Spirito.


  da: E. Bianchi, Dare senso al tempo. Le feste cristiane,
Edizioni Qiqajon comunità di Bose, 2003, pg. 111-113
 
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