TEMPO LITURGICO
 
 


Gesù Cristo è risorto

La nostra fede pasquale

Perché siamo spesso così codardi e rassegnati? Perché combattiamo spesso come se volessimo solo procrastinare esteriormente la sconfitta segretamente già accettata? Perché nel servizio di Cristo impegnamo tanto meschinamente solo pochi spiccioli, come se fosse cosa troppo insicura per noi rischiare per esso tutta la vita e tutte le energie, fino all'ultima goccia del nostro sangue? Cristo è risorto dai morti,
sì o no?

Il Risorto - cuore del mondo
Noi crediamo nella sua risurrezione! E' proprio vero? Crediamo quanto è in ciò racchiuso?
Egli è il vivente. E' il vincitore del peccato e della morte. Non è colui che è asceso al cielo per scomparire dalla storia del mondo, come se non fosse mai stato in essa. E' asceso al cielo dopo esser disceso nella profondità ultima del peccato, della morte e del mondo perduto ed essere uscito vivo da questo baratro che tutto contiene. Di più ancora: egli ha vinto là, nell'ultima perdizione, da cui scaturiscono tutti i vizi, da cui promanano tutti i rivoli di lacrime, là ov'è la fonte di tutto l'odio e di tutto l'egoismo. Vinto non respingendo lontano da sé questo mondo e sottraendosi ad esso, bensì penetrando e perdendosi in esso, assumendo e assumendo per l'eternità il suo centro più intimo, da cui scaturisce tutto il suo destino. E così egli ha già trasformato il mondo. Ha vinto trasformandolo, divenendo il suo cuore, la sua ultima entelecheia, la sua energia più segreta e intima. Perciò con la sua risurrezione non se n'è andato da noi. Al contrario, solo con essa è propriamente giunto per rimanere con noi tutti i giorni. Non vediamo più la sua figura. Essa è balenata solo per poco tempo per indicarci che ora egli è per sempre con noi. Non qui e ora, "nella carne", bensì nello Spirito e quindi dappertrutto e sino all'ultimo dei giorni. Con noi col suo Spirito divino, che è divenuto lo Spirito segreto del mondo, ad esso indissolubilmente unito a partire dalla sua morte e risurrezione, da esso mai più dipartentesi, perché Lui è inseparabilmente unito a quel frammento di mondo che noi diciamo la sua umanità glorificata, che è a sua volta divenuta, mediante la morte e la risurrezione, "aperta" al tutto del mondo. Cristo risiede già nel suo Spirito in mezzo a tutte le cose come la loro essenza e cuore autentico e vero: risiede nell'attesa di tutte le creature di poter partecipare alla glorificazione del suo corpo, nelle lacrime come il giubilo segreto, nel mendicante
a cui facciamo l'elemosina come l'eterna ricchezza che ci viene elargita, nell'impotenza come la forza di Dio, nella "stoltezza della croce" come la sapienza, nella morte come la vita non più minacciata da alcuna morte, nelle misere sconfitte dei suoi servi come la vittoria che è soltanto di Dio, in mezzo allo stesso peccato come la misercordia dell'amore eterno disposta a sopportare sino alla fine. Egli è anche nell'indifferenza e nella manacanza di ricettività di tanta gente nei confronti del nostro messaggio, allo scopo di castigare così noi, i suoi servi inutili, per la nostra propria tiepidezza, o allo scopo di farci partecipare al suo insuccesso, mediante cui egli ha redento il mondo. Egli è vicino a noi come la luce del giorno e l'aria, cui non badiamo, come la legge segreta di un movimento, che non comprendiamo bene, perché, coinvolti in esso, ne sperimentiamo un tratto troppo breve. Egli è qui come la struttura più intima di questo mondo, che trionfa e si impone anche quando tutti gli ordinamenti del mondo sembrano dissolversi. E' vicino a noi che annunciamo la sua resurrezione: nella nostra parola, anche quando essa suona vuota e stridula persino a noi; nella nostra benedizione, anche quando essa fuoriesce dalle nostre labbra solo con fatica e senza slancio; nei nostri sacramenti, anche quando essi sembrano non racchiudere più in sé alcuna forza. Se chiudono le porte in faccia a noi, suoi mesaggeri, non le possono chiudere a lui. Egli penetra in tutti i cuori per inquietarli continuamente con la fame di giustizia e di amore, con il desiderio di vita e di verità, con la fame e col desiderio che sono suoi, perché egli è l'amore e la giustizia, la vita e la verità.
Egli è divenuto l'inquietudine eterna di questo mondo. E' lì dove questo mondo sembra trasformarsi in un caos indescrivibile, dove tutte le dighe sembrano crollare, lì questa apparenza è in verità solo un segno che egli è in mezzo a questo vulcano in eruzione e che il suo giorno è vicino. Egli è sulla nave del tempo e sta contemporaneamente sulla spiaggia dell'eternità. La tempesta, che minaccia di inghiottire la nave, è solo segno che egli vuol ora alzarsi - "e si fece gran bonaccia" - o che la nave viene dolcemente sollevata dalla tempesta del tempo ed depositata sulla riva dell'eternità. In ogni secolo il mondo dichiara che il regno di Cristo è ormai definitivamente finito per la sua senilità decrepita e che si può passare tranquillamente all'ordine del giorno, eppure la collera parossistica di questo medesimo mondo torna a scatenarsi continuamente contro questo Cristo, segno questo (che i ciechi non vedono) che egli vive ancor sempre in questo mondo.

 

Egli è risorto. E il mondo con lui. Esso è già trasformato con lui, e presto - rapidamente e sempre più rapidamente - anche la miope carne noterà quanto è già avvenuto. Solo per noi l'attimo intercorrente tra la sua trasformazione e la manifestazione di tale trasformazione ha una durata lunga e amara. Noi diciamo tale attimo la storia del mondo a partire da Cristo ora nostra vita. Ci comportiamo come i discepoli tra il Venerdì santo e la Pasqua: "... Noi spervamo che ...". Ahimé, noi speriamo ancora, quando quel che speriamo si è invece già verificato. Attendiamo ancora tremanti l'esito della lotta, quando in realtà - se avessimo gli occhi della fede - vedremmo già con tali occhi il formarsi del corteo trionfante fatto di natura e storia e destinato a entrare come vittoria di Cristo nel regno eterno del Padre. Ci lamentiamo, quando la sua mano robusta ci afferra e trascina anche noi attraverso la porta oscura e stretta della sua passione nella regione della luce e dello spazio infinito del Padre suo. Ci lamentiamo e il nostro lamento ci dimostra che abbiamo più fiducia nel fosco crepuscolo della nostra terra che nella luce del Risorto. Egli però non si cura dei nostri miseri piagnestei. Ci prende con sé: quando sarà avvenuto quel che già avvenuto, anche voi capirete!

 
 

La risurrezione di Gesù è la mia fede
Il Risorto è disceso anche nel limbo del mio cuore, limbo pieno di attesa, per annunciare anche là la redenzione, per trasformare anche là tutto? Se avessi la fede pasquale, che tutto, tutto il resto supera! Allora sentirei che non cado affatto se la smetto di preoccuparmi in maniera spasmodica e febbrile di me e del successo della mia missione, che non sono disperato se alla fine dovessi disperare di me e delle mie forze. Allora mi renderei all'improvviso conto - come per un miracolo che riaccade quotidianamente - ch'egli mi è vicino. Lui, il Risorto. Allora mi accorgerei che non debbo cercarlo solo in cielo, perché egli vive in me e vive in me il suo ritorno al Padre. Allora sperimenterei che io non vivo in misura sufficiente (pur potendolo fare) del centro già trasformato del mio cuore, che io - non lui - sono lontano da me stesso.
Se avessi pienamente la fede pasquale!
Perché non dovrei averla? Ce l'ho, perché la sua grazia è in me, perché sono battezzato e ordinato. Nel battesimo sono morto e risorto con lui. Nell'ordinazione sacerdotale ho ricevuto il suo Spirito per irradiare nel suo mondo con la parola e l'azione la vittoria della Pasqua. Voglio perciò dispormi a vivere questa fede. Voglio lasciarmi dire quotidianamente da Paolo (2Tm 2,8-11): "Ricordati che Gesù Cristo, della stirpe di Davide, è risuscitato dai morti, secondo il mio vangelo, a causa del quale io soffro sino a portare le catene come un malfattore; ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò sopporto ogni cosa per gli eletti, perché anch'essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna. Certa è questa parola: se moriamo con lui, vivremo anche con lui".

 
da: K. Rahner, Che cos'è la risurrezione?,
Edizioni Queriniana 1987, pg. 41-47
 
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