TEMPO LITURGICO
 
 


Veglia pasquale

Nella notte santa

La veglia pasquale, “madre di tutte le veglie” (s. Agostino), inizia festosamente con il rito della luce e il canto dell’Exultet. Il tono si fa poi meditativo nella liturgia della parola, che riveste un’importanza eccezionale. Le letture sono più numerose rispetto a quelle di qualsiasi altra celebrazione eucaristica e intendono mostrare che il mistero pasquale rappresenta il punto culminante della storia della salvezza. (...) Le orazioni che seguono le letture offrono una chiave per la loro interpretazione cristiana. Si dovrà perciò seguire con attenzione due linee di sviluppo:

da una parte la serie degli eventi narrati nelle letture
1) la creazione,
2) il sacrificio di Abramo,
3) l’uscita dall’Egitto,
4) la liberazione da Babilonia,
5) le condizioni del ritorno dall’esilio,
6) la causa dell’esilio,
7) il cuore nuovo
dall’altra il loro rapporto con la pasqua, messo in luce dalle orazioni.
Le une e le altre ci aiutano a capire due cose.
Primo (...) “i modi di agire di Dio” (..), mostrati dalle letture. (...)
Secondo, ci fanno cogliere un crescendo: Se sono grandi le opere compiute da Dio fin dalla creazione del mondo, “ben più grande, nella pienezza dei tempi, fu l’opera della nostra redenzione nel sacrificio pasquale di Cristo Signore” (...)


Creazione.
Chiamare l’universo “natura” vuol dire considerarlo in se stesso, nel complesso delle sue leggi. Chiamarlo “creazione” significa invece riferirlo a colui che ne è la causa, senza la quale non ci sarebbe: “La creatura senza il Creatore svanisce” (...). Tuttto viene da lui (...) e a lui rimanda: “Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità” (...)
Oggi gli uomini conoscono il macro - e microcosmo molto meglio degli antichi, per cui “possono innalzarsi più speditamente al culto e alla contemplazione del Creatore”; ma appunto per questo, insieme alla fede, devono “coltivare le facoltà dell’ammirazione, dell’intuizione e della contemplazione” (...)

Prova.
Appartiene alla vita cristiana, come a quella di Abramo e di Gesù (...). Ne facciamo l’esperienza ogni volta che circostanze oggettive e soggettive ci spingono su vie diverse da quelle tracciate dalla parola di Dio. Allora il Signore vuole “sapere quello che hai nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandi” (...) Siamo provati nell’obbedienza e nell’amore verso Dio (...) Superare la prova è condizione di maturità, che nella Bibbia si chiama “virtù provata” (...) perfezione e integrità (...), pace e giustizia (...)
La prova comporta pazienza (...) È alla base delle beatitudini (...) Portata con amore, è fonte di gioia (...)

 
Liberazione dall'Egitto.
“Questa è la notte in cui hai liberato i figli d’Israele dalla schiavitù dell’Egitto” (...) L’esodo è un evento emblematico
a più livelli: umano, politico e religioso. Non solo Israele,
ma anche gli altri popoli hanno il loro esodo: “Non io ho fatto uscire Israele dal paese d’Egitto, i Filistei da Caftòr e gli Aramei da Kir?” (...) Nella storia contemporanea si riflette nei tanti movimenti di liberazione. La carta dei diritti umani propugna “le libertà fondamentali”. Anche la Chiesa “in forza del vangelo affidatole, proclama i diritti umani, riconosce e apprezza molto il dinamismo con cui ai nostri giorni tali diritti vengono promossi dovunque” (...)
Ma c’è una sfera profonda, dove “tutta la vita umana, individuale e collettiva, è caratterizzata da una lotta drammatica tra bene e male, tra luce e tenebre”; qui “l’uomo è incapace di vincere con le sue forze gli attacchi
del male”; qui l’esodo è possibile “solo con l’aiuto della grazia di Dio” (...) Cristo, “redentore dell’uomo”, ci libera
con la sua parola di verità (...) ci libera soprattutto con la sua pasqua di morte e risurrezione (...)

Liberazione da Babilonia.
Diversamente dalla schiavitù in Egitto, l’esilio babilonese è una punizione meritata da Israele che ha tradito l’alleanza. Per riprendere la sposa infedele ci vuole molta gratuità.
Per il primo esodo si parla della “mano potente” di Dio (...) per il secondo del suo “immenso amore” (...), della sua “misericordia” (...): “Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia” (...) Se il primo esodo è segno
del battesimo, il secondo si può riferire al sacramento della riconciliazione, dove ogni volta facciamo esperienza dell’amore gratuito di Dio (...)

 


Ritorno e conversione.
In ebraico “ritorno” significa sia rimpatrio sia conversione (...). Alla base di entrambi c’è “la sete” (...)
il desiderio di tornare a casa. Ma si sa che non tutti gli ebrei ne avevano voglia; tanti preferivano restare a Babilonia, come i loro padri rimpiangevano le cipolle d’Egitto (...)
Anche oggi molti rifiutano l’invito del Signore alla comunione con lui, alla “grande cena” (...) Per questo occorre pregare che “le feste pasquali accendano in noi il desiderio del cielo” e in altre parole: “O Dio, ravviva la nostra sete di salvezza”.

Sapienza.
Il termine ha vari significati. Anzitutto vuol dire “capacità tecnica” (...) l’insieme di “sapienza, intelligenza e scienza in ogni genere di lavoro, per concepire progetti e realizzarli … e compiere ogni sorta di lavoro” (...) In questo senso Dio dice: “Nel cuore di ogni artista ho infuso saggezza” (...)
Nel testo di Baruc ha un altro significato: è la rivelazione della volonà di Dio, si identifica con la Legge. Saggio è chi ne segue le vie; Israele non le ha osservate e per questo ha meritato l’esilio.
Una terza forma di sapienza, la più alta, è quella che “è apparsa sulla terra e ha vissuto fra gli uomini” (...) è Gesù in persona.
Nel primo tipo di sapienza noi abbiamo fatto progressi enormi; quanto al secondo siamo in varia misura dimentichi di Dio, come gli esiliati di Babilonia; ma rispetto a loro abbiamo una vera “novità” (...) il terzo tipo di sapienza: dalle nostre colpe ci libera Cristo crocifisso, “sapienza di Dio” (...)

Ritorno, acqua pura, cuore nuovo e spirito nuovo.
Tornare alla terra promessa per noi non è più un movimento legato alla geografia, ma alla spiritualità: è entrare nel Regno dei cieli, in comunione con Dio. Ci è possibile per grazia, che opera distruggendo e costruendo. Distrugge ogni peccato con l’acqua pura della conversione, del battesimo e del perdono offertoci per tante vie. Ricostruisce dal di dentro, donandoci lo Spirito Santo, che crea un cuore nuovo, suscita in noi la consapevolezza di essere figli di Dio, ci dà la forza e il gusto del bene per vivere come piace al Padre, secondo le esigenze della nuova alleanza (...)

Il volto nuovo di Dio.
La monizione che introduce le letture della veglia dice: “Meditiamo come nell’antica alleanza Dio salvò il suo popolo e nella pienezza dei tempi ha inviato il suo Figlio per la nostra redenzione”. Confrontando le letture con il vangelo della risurrezione vediamo un cambiamento nei “modi di agire di Dio con gli uomini” (...) che quel come ci invita a considerare. Scopriamo un volto nuovo di Dio che, potremmo dire, passa dall’amore della potenza alla potenza dell’amore. Nella settima lettura diceva: “Io agisco non per riguardo a voi, ma per amore del mio nome santo” (...) ora: “Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo”.
Aveva creato il mondo “in modo mirabile” con la potenza della sua parola, ora lo redime “in modo più mirabile” con l’impotenza del Verbo incarnato e crocifisso.
Aveva operato “per manifestare la sua potenza” (...) ora manda il Figlio nell’umiliazione della croce per manifestare il suo amore (...)
Perciò nell’Exultet cantiamo: “O immensità del tuo amore per noi! Per riscattare lo schiavo, hai sacrificato il Figlio!” Logica paradossale, di cui lo Spirito ci fa intuire la verità: “Ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini” (...)


 
da: G. Giurisato, Morto e risorto,
Edizioni Messaggero Padova 2008, pg. 146-151
 
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