TEMPO LITURGICO
 
 


Venerdì santo

Passione del Signore

“Ecco il legno della croce”.
Un’ottima attualizzazione è lasciarsi coinvolgere dal rito. Al centro della celebrazione, tra la liturgia della parola e la comunione, c’è la “adorazione della santa croce”. Una croce di legno viene portata in processione verso l’altare. In tre soste successive il celebrante canta con tono sempre più alto: “Ecco il legno della croce, a cui fu appeso il Cristo, Salvatore del mondo”.

Le parole sono accompagnate da un triplice gesto:
1) ostensione, quando la croce viene scoperta dal telo che la ricopre e ci appare “colui che hanno trafitto”;
2) esaltazione, quando viene innalzata in mezzo all’assemblea e sull’altare “per attirare i nostri sguardi”;
3) adorazione, quando andiamo in processione a baciare “Gesù, Figlio di Dio, causa di salvezza eterna” per chi crede in lui .
Lo “scandalo” della croce (...) non viene rimosso, ma mostrato: là si rivela chi è Dio.

“Il trono della grazia” (...)
Denominazione del trono del Padre. Nella storia dell’arte indica una rappresentazione della Trinità, dove lo Spirito si libra in alto e il Padre mostra a ciascuno di noi il Figlio, crocifisso o appena deposto dalla croce. Una “ostensione” da parte del Padre, che sembra dire: “Io ti ho tanto amato da darti il Figlio (...)
il Figlio ti ha tanto amato da dare se stesso per te (...)
con lui ti ho donato lo Spirito Santo (...) che cosa avrei potuto fare di più?” Contemplando questa icona della Trinità, ascoltiamo il Padre che ci vuole “parlare al cuore” (...)
Insieme gli rispondiamo: “Conserva in noi l’opera della tua misericordia”.

“Impropèria”
Il termine latino non corrisponde all’italiano impropèri, ingiurie o insulti, ma ad accorati rimproveri, messi in bocca al Crocifisso durante l’adorazione della croce. Elenca i benefici di Dio, ricambiati dal popolo con i supplizi della passione, ad esempio: “Io ti ho dissetato con acqua dalla roccia, e tu mi hai dissetato con fiele e aceto”.
Il popolo risponde con il ritornello: “Dio santo, Dio forte, Dio immortale, abbi pietà di noi”. Questo canto, composto più di mille anni fa, ha alle spalle una lunga tradizione biblica (...)
È un genere letterario interessante per la vita spirituale: ci stimola a riflettere sulla “storia sacra” personale, a notare le esperienze di grazia e considerare il nostro modo di corrispondervi.

 




 

Quale parte nel dramma.
La passione è un dramma con tanti ruoli. Ascoltando le letture potremmo assomigliare a Davide che reagisce indignato alla parabola di Natan e poi si sente dire: “Tu sei quell’uomo!” (...)
Tutte le parti possono essere nostre: il tradimento di Giuda, il rinnegamento di Pietro, lo zelo ipocrita dei sacerdoti, la volubilità della folla, la debolezza di Pilato, la crudeltà gratuita dei soldati, ecc.
Gesù è salito in croce anche per i nostri peccati personali.
Chi ha tagliato l’orecchio di Malco al Getsemani? Nei sinottici è “uno di quelli che erano con Gesù” (...) in Gv è “Simon Pietro” (...) L’identificazione progressiva ci suggerisce di arrivare fino ai nostri nomi.
Sentendo il racconto della passione, cerchiamo di capire quelle vicende antiche, e per analogia facciamo discernimento su quelle attuali.

Le nostre reazioni.
Il dramma del Servo di Dio – figura storica, profezia di Cristo e simbolo dei giusti – si articola in una dinamica comprendente vari momenti.
Ciascuno di noi potrebbe entrare in scena come chi fa il male e combatte il giusto. Viceversa, se stiamo dalla parte buona, resta da vedere quali sono le nostre reazioni: se facciamo il bene, ci meravigliamo di trovare il male (...)? Se troviamo il male, rispondiamo col bene (...) ricordando la nonviolenza del Servo e di Gesù? E se l’opposizione continua fino alla croce, diciamo con fiducia al Padre: “Mi affido alle tue mani” (...)?

“Il calice”.
Da Gesù impariamo da una parte a dare alle persone e alle cose il loro nome: “Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo?” (...) dall’altra ad avere “l’occhio penetrante” (...) di chi dietro le realtà che stanno in primo piano scorge la mano del Padre che guida gli eventi e scrive dritto anche su righe storte.
“Il calice” è insieme di Giuda e del Padre (...)
 


“Sotto la croce”.
La Madonna è modello di compassione: “Serbò fedelmente la sua unione col Figlio fino alla croce, soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo materno al suo sacrificio” (...)
Ci insegna a farci prossimi e a stare presso le mille croci, ricordando la parola di Gesù: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l`avete fatto a me” (...)
La “preghiera universale”, caratteristica della liturgia del venerdì santo, fondata sulla certezza che Gesù è morto per tutti, esprime il nostro essere “solleciti per le necessità dei fratelli” (...) L’intercessione è un compito di tutti i cristiani (...)

“La prese nella sua casa”
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Il discepolo prediletto ha accolto in casa la Vergine Maria.
Quel discepolo ci rappresenta tutti. Sono rivolte anche a noi le parole di Gesù: “Ecco la tua madre” (...) Ci fa dono di sua madre, ci mette al suo posto di figlio. In cambio ci chiede di accoglierla in casa, di farla entrare nella nostra vita.
Il dono è più grande del compito.

 



da: G. Giurisato, Morto e risorto,
Edizioni Messaggero Padova 2008, pg. 101-104

 
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