SUSSIDI E PREGHIERE
   
  ESULTATE IN DIO, NOSTRA FORZA
  Salmo 80

Noi abbiamo conosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi ... Egli ci ha amato per primo! 1Gv 4,16.19

Invito solenne alla celebrazione liturgica della festa dei tabernacoli secondo i precetti dati a Israele quando uscì dall'Egitto. In un impeto di tenerezza infinita Iddio stesso, in pochi tratti, rammenta al suo popolo le finezze del suo amore nel passato: egli è sempre il medesimo Dio che anche ora non desidera che di riversare sul suo popolo la pienezza di un amore inesauribile: "apri la tua bocca, la voglio riempire ... li nutrirei con fiore di frumento .... li sazierei con miele di roccia!". Per tre volte lo chiama "popolo mio" e con insistenza accorata lo supplica perché lo ascolti. Ma purtroppo anche il suo popolo è sempre lo stesso: "non ha ascoltato la mia voce, non mi ha obbedito". Per questo ha dovuto abbandonarlo "alla durezza del suo cuore". "Se il mio popolo mi ascoltasse! ...". Il lamento che Dio si farà singhiozzo un giorno nel pianto di Gesù su Gerusalemme, ma anche allora perché il nuovo Israele si offra docile all'amore che salva e s'incammini oer le vie di Dio, verso i tabernacoli eterni.
   
     

Esultate in Dio, nostra forza,
acclamate al Dio di Giacobbe.
Intonate il canto e suonate il timpano,
la cetra melodiosa con l'arpa.
Suonate la tromba nel plenilunio,
nostro giorno di festa.

Questa è una legge per Israele,
un decreto del Dio di Giacobbe.
Lo ha dato come testimonianza a Giuseppe,
quando usciva dal paese d'Egitto.

Un linguaggio mai inteso io sento:
"Ho liberato dal peso la sua spalla,
le sue mani hanno deposto la cesta.

Hai gridato a me nell'angoscia e io ti ho liberato,
avvolto nella nube ti ho dato risposta,
ti ho messo alla prova alle acque di Meriba.

Ascolta, popolo mio, ti voglio ammonire;
Israele, se tu mi ascoltassi!
Non ci sia in mezzo a te un altro dio
e non prostrarti a un dio straniero.

Sono io il Signore tuo Dio,
che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto;
apri la tua bocca, la voglio riempire.

Ma il mio popolo non ha ascoltato la mia voce,
Israele non mi ha obbedito.
L'ho abbandonato alla durezza del suo cuore,
che seguisse il proprio consiglio.

Se il mio popolo mi ascoltasse,
se Israele camminasse per le mie vie!
Subito piegherei i suoi nemici
e contro i suoi avversari porterei la mia mano.

I nemici del Signore gli sarebbero sottomessi
e la loro sorte sarebbe segnata per sempre;
li nutrirei con fiore di frumento,
li sazierei con miele di roccia".

 
   
  PREGHIAMO
Signore, Dio dei nostri padri, che incessantemente rinnovi i prodigi del tuo amore verso un popolo che non ti dà ascolto: aiutaci a fare il vuoto nel nostro io presuntuoso, perché tu possa riempirci e saziarci di te.
 

da: Paolino Beltrame Quattrocchi, I salmi preghiera cristiana,
XII Edizioni Benedettine, S. Agata sui due Golfi Na 2001, pg. 176-177
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