SUSSIDI E PREGHIERE
 
  DONACI, SIGNORE, IL PANE DEL CIELO
  Salmo 77


Non mettiamo alla prova il Signore, come fecero alcuni di essi ...
Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per ammonimento nostro ... Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere ... Dio è fedele, e non permetterà che siate tentati oktre le vostre forze, ma, con la tentazione, vi darà anche la via d'uscita e la forza per sopportarla.
1Cor 10,9.11.12.13

La bontà di Dio, ti spinge alla conversione. Rm 2,4

Il tema del salmo - il più lungo di tutto il salterio, dopo il 118 - è racchiuso nei versetti d'introduzione; testimonianza che Dio stesso ha comandato ai padri di trasmettere alle generazioni future "perché ripongano in Dio la loro fiducia e non dimentichino le opere di Dio, ma osservino i suoi comandi. Non siano come i loro padri, generazione ribelle e ostinata, da cuore incostante e dallo spirito infedele a Dio". Dio e Israele sono i due protagonisti. L'azione di Dio si svolge in un succedersi di prodigiose predilezioni non corrisposte, e di fugaci sdegni subito sopraffatti da una inesauribile volontà di perdono: "ed egli pietoso perdonava la colpa ...".
In contrapposto l'atteggiamento di Israele: ribellione, ostinazione, incostanza, infedeltà. Tutto questo in un determinato contesto deuteronomico: uscita dall'Egitto, passaggio del mar Rosso, deserto, Terra promessa. "Quante volte si ribellarono a lui nel deserto ... Sempre di nuovo tentavano Dio ... Non si ricordavano più della sua mano ...".
La "testimonianza" si chiude, dopo l'ennesima infedeltà consumata quando ormai Israele è già insediato nella terra di Canaan, con l'ultimo castigo che porta al ripudio delle tribù di Giuseppe e di Efraim. Ma subito tien dietro il radicale trionfo della misericordia che, attraverso la elezione di Giuda, porta alla vocazione di Davide, chiamato a pascere "la sua eredità" Israele e a guidarla con mano sapiente. Qui termina il salmo: ma non lo squallido dramma delle infedeltà che si perpetuano e si rinnovano nella storia di ogni uomo. Ma nemmeno ha termine la storia della pazienza e della misericordia di Dio, che si perpetua e si rinnova, con fedeltà inesausta, nel Cristo figlio di Davide e nel mistero di salvezza affidato alla Chiesa.
 
     

Popolo mio, porgi l'orecchio al mio insegnamento,
ascolta le parole della mia bocca.
Aprirò la mia bocca in parabole,
rievocherò gli arcani dei tempi antichi.

Ciò che abbiamo udito e conosciuto
e i nostri padri ci hanno raccontato,
non lo terremo nascosto ai loro figli;

diremo alla generazione futura
le lodi del Signore, la sua potenza
e le meraviglie che egli ha compiuto.

Ha stabilito una testimonianza in Giacobbe,
ha posto una legge in Israele:
ha comandato ai nostri padri
di farle conoscere ai loro figli,
perché le sappia la generazione futura,
i figli che nasceranno.

Anch'essi sorgeranno a raccontarlo ai loro figli
perché ripongano in Dio la loro fiducia
e non dimentichino le opere di Dio,
ma osservino i suoi comandi.

Non siano come i loro padri,
generazione ribelle e ostinata,
generazione dal cuore incostante
e dallo spirito infedele a Dio.

I figli di Efraim, valenti tiratori d'arco,
voltarono le spalle nel giorno della lotta.
Non osservarono l'alleanza di Dio,
rifiutando di seguire la sua legge.

Dimenticarono le sue opere,
le meraviglie che aveva loro mostrato.
Aveva fatto prodigi davanti ai loro padri,
nel paese d'Egitto, nei campi di Tanis.

Divise il mare e li fece passare
e fermò le acque come un argine.
Li guidò con una nube di giorno
e tutta la notte con un bagliore di fuoco.

Spaccò le rocce nel deserto
e diede loro da bere come dal grande abisso.
Fece sgorgare ruscelli dalla rupe
e scorrere l'acqua a torrenti.

Eppure continuarono a peccare contro di lui,
a ribellarsi all'Altissimo nel deserto.

Nel loro cuore tentarono Dio,
chiedendo cibo per le loro brame;
mormorarono contro Dio
dicendo: "Potrà forse Dio
preparare una mensa nel deserto?".

Ecco, egli percosse la rupe e ne scaturì acqua,
e strariparono torrenti.
"Potrà forse dare anche pane
o preparare carne al suo popolo?".

All'udirli il Signore ne fu adirato;
un fuoco divampò contro Giacobbe
e l'ira esplose contro Israele,
perché non ebbero fede in Dio
né speranza nella sua salvezza.

Comandò alle nubi dall'alto
e aprì le porte del cielo;
fece piovere su di essi la manna per cibo
e diede loro pane del cielo:
l'uomo mangiò il pane degli angeli,
diede loro cibo in abbondanza.

Scatenò nel cielo il vento d'oriente,
fece spirare l'australe con potenza;
su di essi fece piovere la carne come polvere
e gli uccelli come sabbia del mare;

caddero in mezzo ai loro accampamenti,
tutto intorno alle loro tende.
Mangiarono e furono ben sazi,
li soddisfece nel loro desiderio.

La loro avidità non era ancora saziata,
avevano ancora il cibo in bocca,
quando l'ira di Dio si alzò contro di essi,
facendo strage dei più vigorosi
e abbattendo i migliori d'Israele.

Con tutto questo continuarono a peccare
e non credettero ai suoi prodigi.

Allora dissipò come un soffio i loro giorni
e i loro anni con strage repentina.
Quando li faceva perire, lo cercavano,
ritornavano e ancora si volgevano a Dio;
ricordavano che Dio è loro rupe,
e Dio, l'Altissimo, il loro salvatore;

lo lusingavano con la bocca
e gli mentivano con la lingua;
il loro cuore non era sincero con lui
e non erano fedeli alla sua alleanza.

Ed egli, pietoso, perdonava la colpa,
li perdonava invece di distruggerli.
Molte volte placò la sua ira
e trattenne il suo furore,
ricordando che essi sono carne,
un soffio che va e non ritorna.

Quante volte si ribellarono a lui nel deserto,
lo contristarono in quelle solitudini!
Sempre di nuovo tentavano Dio,
esasperavano il Santo di Israele.

Non si ricordavano più della sua mano,
del giorno che li aveva liberati dall'oppressore,
quando operò in Egitto i suoi prodigi,
i suoi portenti nei campi di Tanis.

Egli mutò in sangue i loro fiumi
e i loro ruscelli, perché non bevessero.
Mandò tafàni a divorarli
e rane a molestarli.

Diede ai bruchi il loro raccolto,
alle locuste la loro fatica.
Distrusse con la grandine le loro vigne,
i loro sicomori con la brina.

Consegnò alla grandine il loro bestiame,
ai fulmini i loro greggi.
Scatenò contro di essi la sua ira ardente,
la collera, lo sdegno, la tribolazione,
e inviò messaggeri di sventure.

Diede sfogo alla sua ira:
non li risparmiò dalla morte
e diede in preda alla peste la loro vita.
Colpì ogni primogenito in Egitto,
nelle tende di Cam la primizia del loro vigore.

Fece partire come gregge il suo popolo
e li guidò come branchi nel deserto.
Li condusse sicuri e senza paura
e i loro nemici li sommerse il mare.

Li fece salire al suo luogo santo,
al monte conquistato dalla sua destra.
Scacciò davanti a loro i popoli
e sulla loro eredità gettò la sorte,
facendo dimorare nelle loro tende le tribù di Israele.

Ma ancora lo tentarono,
si ribellarono a Dio, l'Altissimo,
non obbedirono ai suoi comandi.

Sviati, lo tradirono come i loro padri,
fallirono come un arco allentato.
Lo provocarono con le loro alture
e con i loro idoli lo resero geloso.

Dio, all'udire, ne fu irritato
e respinse duramente Israele.
Abbandonò la dimora di Silo,
la tenda che abitava tra gli uomini.

Consegnò in schiavitù la sua forza,
la sua gloria in potere del nemico.
Diede il suo popolo in preda alla spada
e contro la sua eredità si accese d'ira.

Il fuoco divorò il fiore dei suoi giovani,
le sue vergini non ebbero canti nuziali.
I suoi sacerdoti caddero di spada
e le loro vedove non fecero lamento.

Ma poi il Signore si destò come da un sonno,
come un prode assopito dal vino.
Colpì alle spalle i suoi nemici,
inflisse loro una vergogna eterna.

Ripudiò le tende di Giuseppe,
non scelse la tribù di Efraim;
ma elesse la tribù di Giuda,
il monte Sion che egli ama.

Costruì il suo tempio alto come il cielo
e come la terra stabile per sempre.
Egli scelse Davide suo servo
e lo trasse dagli ovili delle pecore.

Lo chiamò dal seguito delle pecore madri
per pascere Giacobbe suo popolo,
la sua eredità Israele.
Fu per loro pastore dal cuore integro
e li guidò con mano sapiente.

 
 
  PREGHIAMO
O Dio pietoso, il cui amore non ha pentimenti, vinci con la tua fedeltà la nostra incostanza, con la tua paziente misericordia la nostra umiliante incoerenza.
 

da: Paolino Beltrame Quattrocchi, I salmi preghiera cristiana,
XII Edizioni Benedettine, S. Agata sui due Golfi Na 2001, pg. 166-171
 
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