SUSSIDI E PREGHIERE
   
  VOI CHE CERCATE DIO FATEVI CORAGGIO
  Salmo 68


In preda all'angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore divenne come gocce di sangue che cadevano a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. Lc 22,44-45

"L'acqua mi giunge alla gola ... affondo nel fango .... l'onda mi travolge ... sono sfinito dal gridare ...". Ancora una volta le corde del salterio, fatte voce del dolore umano, si tendono fino allo spasimo, per trovare, proprio al limite della rottura, l'acuto della fede in cui il gemito diviene canto: "i miei occhi si consumano nell'attesa del mio Dio". E allora la piena del dolore si trasforma in torrente di fiducia, di amore e di lode: "per la grandezza della tua bontà ... per la fedeltà della tua salvezza ... benefica è la tua grazia ... volgiti a me nella tua grande tenerezza ... si ravvivi il cuore di chi cerca Dio ... a lui acclamino i cieli e la terra e i mari".
Un intermezzo di forme imprecatorie (vv. 23-29), sottratte all'uso liturgico, serve a ricordare che il salmo è nato nell'Antico testamento in clima di legge del taglione, giacché la figura messianica del "servo del Signore" balza così evidente da tutto il contesto, che, più ancora che una pagina di Isaia, si ha l'impressione di leggere un brano di vangelo.
E nella realtà del Cristo il salmo diviene voce viva e palpitante della Chiesa: fatta di uomini, le cui colpe a Dio non sono nascoste, sulla quale ricadono gli oltraggi di chi insulta il Signore, ma impegnata, per non affondare nel fango, a consumarsi nell'attesa del suo Dio. E Iddio la rassicura: egli salverà Sion, la stirpe dei suoi servi ne sarà erede, e chi ama il suo nome vi porrà dimora.
   
     

Salvami, o Dio:
l'acqua mi giunge alla gola.
Affondo nel fango e non ho sostegno;
sono caduto in acque profonde
e l'onda mi travolge.

Sono sfinito dal gridare,
riarse sono le mie fauci;
i miei occhi si consumano
nell'attesa del mio Dio.

Più numerosi dei capelli del mio capo
sono coloro che mi odiano senza ragione.
Sono potenti i nemici che mi calunniano:
quanto non ho rubato, lo dovrei restituire?

Dio, tu conosci la mia stoltezza
e le mie colpe non ti sono nascoste.

Chi spera in te, a causa mia non sia confuso,
Signore, Dio degli eserciti;
per me non si vergogni
chi ti cerca, Dio d'Israele.

Per te io sopporto l'insulto
e la vergogna mi copre la faccia;
sono un estraneo per i miei fratelli,
un forestiero per i figli di mia madre.

Poiché mi divora lo zelo per la tua casa,
ricadono su di me gli oltraggi di chi ti insulta.
Mi sono estenuato nel digiuno
ed è stata per me un'infamia.

Ho indossato come vestito un sacco
e sono diventato il loro scherno.
Sparlavano di me quanti sedevano alla porta,
gli ubriachi mi dileggiavano.

Ma io innalzo a te la mia preghiera,
Signore, nel tempo della benevolenza;
per la grandezza della tua bontà, rispondimi,
per la fedeltà della tua salvezza, o Dio.

Salvami dal fango, che io non affondi,
liberami dai miei nemici
e dalle acque profonde.

Non mi sommergano i flutti delle acque
e il vortice non mi travolga,
l'abisso non chiuda su di me la sua bocca.

Rispondimi, Signore, benefica è la tua grazia;
volgiti a me nella tua grande tenerezza.
Non nascondere il volto al tuo servo,
sono in pericolo: presto, rispondimi.

Avvicinati a me, riscattami,
salvami dai miei nemici.
Tu conosci la mia infamia,
la mia vergogna e il mio disonore;
davanti a te sono tutti i miei nemici.

L'insulto ha spezzato il mio cuore e vengo meno.
Ho atteso compassione, ma invano,
consolatori, ma non ne ho trovati.
Hanno messo nel mio cibo veleno
e quando avevo sete mi hanno dato aceto.

La loro tavola sia per essi un laccio,
una insidia i loro banchetti.
Si offuschino i loro occhi, non vedano;
sfibra per sempre i loro fianchi.

Riversa su di loro il tuo sdegno,
li raggiunga la tua ira ardente.
La loro casa sia desolata,
senza abitanti la loro tenda;
perché inseguono colui che hai percosso,
aggiungono dolore a chi tu hai ferito.

Imputa loro colpa su colpa
e non ottengano la tua giustizia.
Siano cancellati dal libro dei viventi
e tra i giusti non siano iscritti.

Io sono infelice e sofferente;
la tua salvezza, Dio, mi ponga al sicuro.

Loderò il nome di Dio con il canto,
lo esalterò con azioni di grazie,
che il Signore gradirà più dei tori,
più dei giovenchi con corna e unghie.

Vedano gli umili e si rallegrino;
si ravvivi il cuore di chi cerca Dio,
poiché il Signore ascolta i poveri
e non disprezza i suoi che sono prigionieri.
A lui acclamino i cieli e la terra,
i mari e quanto in essi si muove.

Perché Dio salverà Sion,
ricostruirà le città di Giuda:
vi abiteranno e ne avranno il possesso.
La stirpe dei suoi servi ne sarà erede,
e chi ama il suo nome vi porrà dimora.

 
   
  PREGHIAMO
Figlio di Dio, che ti facesti "peccato" per riconciliarci al Padre, e divenisti per noi "maledetto", volgiti a noi nella tua grande tenerezza, salvaci per la grandezza della tua bonta.
 
da: Paolino Beltrame Quattrocchi, I salmi preghiera cristiana,
XII Edizioni Benedettine, S. Agata sui due Golfi Na 2001, pg. 143-146

web site official: www.suoredimariabambina.org