SUSSIDI E PREGHIERE
 
  DIO MIO, DIO MIO, PERCHE' MI HAI ABBANDONATO?
  Salmo 21


... e detto questo spirò ... Anche tutte le folle che erano accorse a questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornavano percuotendosi il petto. Lc 23,46-48

Il povero del Signore, abbandonato da tutti, schernito per la sua stessa fede, braccato da ogni parte, inaridito come coccio, spogliato, sfinito, reietto dal popolo, ridotto allo stremo delle forze, al punto limite della crisi umana, riesce ancora a chiamare il Signore "mia forza" e a rivolgersi a lui con un supremo atto di fede, di fedeltà e di fiducia: "dal grembo di mia madre tu sei mio Dio!". E, d'improvviso, a premio della fedeltà paziente e della povertà nello spirito che lo ha reso così disponibile a Dio, Iddio misteriosamente gli ha mostrato il suo volto e lo ha esaudito. Di qui l'impegno ad annunziare il nome ai fratelli in mezzo alla grande assemblea, perché quanti lo cercano lodino il Signore.
La profezia messianica non solo appare da tutto il contesto del salmo, dalle formali citazioni degli evangelisti e di san Paolo, dall'unanime commento dei Padri e dalla coscienza cristiana di tutti i tempi, ma dalle parole stesse di Cristo che dall'alto della croce se ne fece il protagonista e lo assunse in prima persona nella sua preghiera al Padre.
   

   

"Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Tu sei lontano dalla mia salvezza":
sono le parole del mio lamento.
Dio mio, invoco di giorno e non rispondi,
grido di notte e non trovo riposo.

Eppure tu abiti la santa dimora,
tu, lode di Israele.
In te hanno sperato i nostri padri,
hanno sperato e tu li hai liberati;
a te gridarono e furono salvati,
sperando in te non rimasero delusi.

Ma io sono verme, non uomo,
infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo.
Mi scherniscono quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
"Si è affidato al Signore, lui lo scampi;
lo liberi, se è suo amico".

Sei tu che mi hai tratto dal grembo,
mi hai fatto riposare sul petto di mia madre.
Al mio nascere tu mi hai raccolto,
dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio.

Da me non stare lontano,
poiché l'angoscia è vicina
e nessuno mi aiuta.

Mi circondano tori numerosi,
mi assediano tori di Basan.
Spalancano contro di me la loro bocca
come leone che sbrana e ruggisce.

Come acqua sono versato,
sono slogate tutte le mie ossa.
Il mio cuore è come cera,
si fonde in mezzo alle mie viscere.

È arido come un coccio il mio palato,
la mia lingua si è incollata alla gola,
su polvere di morte mi hai deposto.

Un branco di cani mi circonda,
mi assedia una banda di malvagi;
hanno forato le mie mani e i miei piedi,
posso contare tutte le mie ossa.

Essi mi guardano, mi osservano:
si dividono le mie vesti,
sul mio vestito gettano la sorte.

Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, accorri in mio aiuto.
Scampami dalla spada,
dalle unghie del cane la mia vita.
Salvami dalla bocca del leone
e dalle corna dei bufali.

Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all'assemblea.

Lodate il Signore, voi che lo temete,
gli dia gloria la stirpe di Giacobbe,
lo tema tutta la stirpe di Israele;

perché egli non ha disprezzato né sdegnato
l'afflizione del misero,
non gli ha nascosto il suo volto,
ma, al suo grido d'aiuto, lo ha esaudito.

Sei tu la mia lode nella grande assemblea,
scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.
I poveri mangeranno e saranno saziati,
loderanno il Signore quanti lo cercano:
"Viva il loro cuore per sempre".

Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra,
si prostreranno davanti a lui
tutte le famiglie dei popoli.
Poiché il regno è del Signore,
egli domina su tutte le nazioni.

A lui solo si prostreranno
quanti dormono sotto terra,
davanti a lui si curveranno
quanti discendono nella polvere.
E io vivrò per lui,
lo servirà la mia discendenza.

Si parlerà del Signore
alla generazione che viene;
annunzieranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno:
"Ecco l'opera del Signore!".

 
         
  PREGHIAMO
Signore Gesù, che nell'angoscia del supremo abbandono generasti al Padre il popolo nuovo, radunalo da tutti i confini della terra, perché ad una sola voce canti in eterno la tua gloriosa risurrezione.
 

da: Paolino Beltrame Quattrocchi, I salmi preghiera cristiana,
XII Edizioni Benedettine, S. Agata sui due Golfi Na 2001, pg. 44-46




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