SUSSIDI E PREGHIERE
 
  GRANDI COSE HA FATTO IL SIGNORE PER NOI
  Salmo 125


E se siamo figli, siamo anche eredi; eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria. Io ritengo infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi. Rm 8,17-18

Questo è il salmo della speranza, virtù teologale, e il suo posto appropriato è, giusto, sulle soglie del tempio.
Una speranza che non nasce dall'uomo, né si appoggia all'uomo. Emerge e si rivela proprio quando, a livello umano, non appare un minimo di spazio su cui ragionevolmente appoggiarla. E' il miracolo stupendo della fede: come Abramo sul monte del sacrificio. E' esattamente la situazione del salmo. Il piccolo "resto" di Giuda viveva la sua avvilente schiavitù in Babilonia, senza prospettive. Improvvise giungono la vittoria e l'editto di Ciro a capovolgere la situazione, e ... "il Signore ricondusse i prigionieri di Sion".
Una cosa talmente bella e inattesa che "sembrava di sognare". Finalmente "la bocca si aprì al sorriso" e a "canti di gioia", tra lo stupore ammirato dei popoli. Ma poi le cose non avevano seguìto il corso previsto.
Questo povero "resto" non era riuscito a realizzare in Gerusalemme le prospettive aperte dal rientro, e molti di loro erano rimasti tuttora esuli e prigionieri. Di qui la delusione della speranza appena assaporata, delusione narrata in un solo versetto, formulata in una preghiera: "Riconduci, Signore, i nostri prigiornieri ...".
Ma proprio qui, dove a livello umano si attenderebbe disperazione amara e ribellione, proprio qui questo sconosciuto giudeo del VI secolo a.C. ci dà una lezione di speranza che trova riscontro solo nelle più belle pagine del Vangelo. E la certezza dei covoni portati con giubilo "nel tornare" si dilata negli spazi aperti dal Cristo: dalla beatitudine delle lacrime al seme gettato nel solco, alla vite potata dal Padre; dal Getsemani, dal Calvario, dal sepolcro sigillato, alla notte della risurrezione, all'ascensione in cielo, all'avvento finale dell'Agnello vittorioso.
"Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, RITORNERO' e vi prenderò con me", per riporre nei granai del cielo i covoni della semente gettata "nelle lacrime".
   

   

Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si aprì al sorriso,
la nostra lingua si sciolse in canti di gioia.

Allora si diceva tra i popoli:
"Il Signore ha fatto grandi cose per loro".
Grandi cose ha fatto il Signore per noi,
ci ha colmati di gioia.

Riconduci, Signore, i nostri prigionieri,
come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime
mieterà con giubilo.

Nell'andare, se ne va e piange,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con giubilo,
portando i suoi covoni.

 
         
  PREGHIAMO
Mentre andiamo seminando nel pianto, apri, Signore, i nostri cuori alla tua gioia, nella certezza della mietitura.
 

da: Paolino Beltrame Quattrocchi, I salmi preghiera cristiana,
XII Edizioni Benedettine, S. Agata sui due Golfi Na 2001, pg. 288-289




web site official: www.suoredimariabambina.org