SUSSIDI E PREGHIERE

 

 
  IL SIGNORE DAL CIELO HA GUARDATO LA TERRA
  Salmo 101


Sappiamo infatti che quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un'abitazione da Dio; una dimora eterna, non costruita da mani d'uomo, nei cieli ... E' Dio che ci ha fatti per questo, e ci ha dato la caparra dello Spirito. 2Cor 5,1-5

Ci troviamo di fronte a uno dei più bei testi di preghiera comunitaria, in cui la sofferenza dell'individuo "nel giorno dell'angoscia" si fonde coralmente e si immedesima con quella della sua "chiesa"; in chi le ansie, più che motivate, per ciò che è temporale si aprono agli orizzonti sconfinati dello spirito; e la dolorante costatazione della fugacità dei giorni dà risalto più vivace, per forza di contrasto, alla contemplazione della immutabilità di Dio. "Il mio cuore è abbattuto ... dimentico di mangiare il mio pane ... veglio e gemo come uccello solitario ... alla mia bevanda mescolo il pianto ... come erba inaridisco ...". "Ma tu, Signore, rimani in eterno! Tu sorgerai, avrai pietà di Sion, perché è tempo di usarle misericordia ... perché ai tuoi servi sono care le sue pietre, e li muove a pietà la sua rovina".
Come in tutti i salmi di lamentazione, il salmista contempla con occhio profetico la risposta del Signore, o come storia di amore e di salvezza già realizzata - "il Signore si è affacciato dall'alto ... dal cielo ha guardato la terra per ascoltare ... per liberare ...", o come certezza escatologica del regno messianico: "questo si scriva per la generazione futura: un popolo nuovo darà lode al Signore ... quando si aduneranno insieme i popoli e i regni per servire il Signore".
In questa illuminazione profetica il salmo si chiude con una attestazione di fede che richiama la grande risposta di Pietro: "tu hai parole di vita eterna!".
Tutto il salmo risulta, così, dominato da una tale logica di fede e da una tale spinta di amore ecclesiale, da farne una preghiera viva e attuale per chi oggi è chiamato a celebrare con questo salmo la liturgia del giorno.
Valori, questi, che superano di gran lunga le innegabili difficoltà esegetiche derivanti dai bruschi sobbalzi dello sviluppo tematico.
 
     

Signore, ascolta la mia preghiera,
a te giunga il mio grido.
Non nascondermi il tuo volto;
nel giorno della mia angoscia
piega verso di me l'orecchio.
Quando ti invoco: presto, rispondimi.

Si dissolvono in fumo i miei giorni
e come brace ardono le mie ossa.
Il mio cuore abbattuto come erba inaridisce,
dimentico di mangiare il mio pane.

Per il lungo mio gemere
aderisce la mia pelle alle mie ossa.
Sono simile al pellicano del deserto,
sono come un gufo tra le rovine.

Veglio e gemo
come uccello solitario sopra un tetto.
Tutto il giorno mi insultano i miei nemici,
furenti imprecano contro il mio nome.

Di cenere mi nutro come di pane,
alla mia bevanda mescolo il pianto,
davanti alla tua collera e al tuo sdegno,
perché mi sollevi e mi scagli lontano.
I miei giorni sono come ombra che declina,
e io come erba inaridisco.

Ma tu, Signore, rimani in eterno,
il tuo ricordo per ogni generazione.

Tu sorgerai, avrai pietà di Sion,
perché è tempo di usarle misericordia:
l'ora è giunta.
Poiché ai tuoi servi sono care le sue pietre
e li muove a pietà la sua rovina.

I popoli temeranno il nome del Signore
e tutti i re della terra la tua gloria,
quando il Signore avrà ricostruito Sion
e sarà apparso in tutto il suo splendore.

Egli si volge alla preghiera del misero
e non disprezza la sua supplica.
Questo si scriva per la generazione futura
e un popolo nuovo darà lode al Signore.

Il Signore si è affacciato dall'alto del suo santuario,
dal cielo ha guardato la terra,
per ascoltare il gemito del prigioniero,
per liberare i condannati a morte;

perché sia annunziato in Sion il nome del Signore
e la sua lode in Gerusalemme,
quando si aduneranno insieme i popoli
e i regni per servire il Signore.

Ha fiaccato per via la mia forza,
ha abbreviato i miei giorni.
Io dico: Mio Dio,
non rapirmi a metà dei miei giorni;
i tuoi anni durano per ogni generazione.

In principio tu hai fondato la terra,
i cieli sono opera delle tue mani.
Essi periranno, ma tu rimani,
tutti si logorano come veste,
come un abito tu li muterai
ed essi passeranno.

Ma tu resti lo stesso
e i tuoi anni non hanno fine.
I figli dei tuoi servi avranno una dimora,
resterà salda davanti a te la loro discendenza.

 
 
  PREGHIAMO
Signore Iddio, il senso della caducità che ci rattrista, ci renda attenti alle realtà future; ma tu, che siedi eterno nei cieli, abbi pietà della tua Chiesa che soffre nel tempo, e non tardare a usarle misericordia.
 

da: Paolino Beltrame Quattrocchi, I salmi preghiera cristiana,
XII Edizioni Benedettine, S. Agata sui due Golfi Na 2001, pg. 218-220
 
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