SUSSIDI E PREGHIERE
 
 



ENTUSIASMO E FEDELTA'

solennità delle sante Bartolomea e Vincenza

dall'omelia di mons. Ennio Apeciti

  «Udii come una voce potente di una folla immensa nel cielo» (Ap 19,1)
Questo il primo atteggiamento da avere: uno sguardo pieno di entusiasmo, di gioia, che è quello tipico dei primi cristiani. La folla immensa è quella degli uomini e delle donne di tutti i tempi e di tutto il mondo. È affascinante pensare che nessuno nasce per caso. Anche noi, quando parliamo di questa città tumultuosa quale è Milano, quando accendiamo la televisione oppure andiamo in internet o leggiamo i giornali dobbiamo sentire la dimensione universale del mondo, sapere che ogni uomo, ogni donna è membro di questa folla immensa che canta e loda il Signore.

«Lodate il nostro Dio, tutti voi suoi santi» (Ap 19,5)
La seconda caratteristica che dovremmo avere per essere alla scuola delle nostre Sante e per essere alla scuola della santità stessa è questo atteggiamento di lode. È così facile il pessimismo, il lamento, vedere le cose che non vanno!
Quello che mi colpisce delle Scritture, che ci sono state consegnate per essere il fondamento della nostra fede,è l'entusiasmo. Bartolomea lo comunica in modo impressionante in quella sua vita così bruciata nell'entusiasmo... Troppe volte incontriamo credenti – anche consacrati – vittime di una tentazione sottile che è quella del lamento. Invece no!
«Lodate il nostro Dio!».

«Ha preso possesso del suo regno il Signore, il nostro Dio» (Ap 19,6)
L'Apocalisse è scritta quando la Chiesa vive la tragedia, la sofferenza delle prime dure persecuzioni, ma in Giovanni c'è lo sguardo di chi sa che, oltre la sofferenza e la persecuzione, c'è la vittoria, la vita; per questo invita e incoraggia a cantare: «Ha preso possesso...

«Rallegriamoci ed esultiamo... perché la sua sposa è pronta» (Ap 19,7)
Il Signore è pieno di gioia, di entusiasmo perché contempla la sua sposa, che nonè solo la Chiesa. Voi, in particolare, con la consacrazione religiosa siete un segno prezioso di questo rapporto sponsale che dice la possibilità di un amore totale, di un cuore indiviso. La nostra missione è di testimoniare la bellezza dell'amore, la verità dell'amore, la certezza che Dio ci ama veramente, concretamente qui sulla terra: Dio è innamorato dell'umanità.
Una consacrata è tenuta alla gioia, deve testimoniare l'ardore di chi è innamorato, la gioia di chi si sa amata dalla persona più eccezionale che ci sia: Dio infinito. La domanda: perché Dio ha scelto me? lascia sempre senza parole, perché l'amore non si può spiegare.
Ognuna di voi è stata amata da un amore singolare, unico: Dio ha posto su ciascuna il suo sguardo di innamorato, non di chi ha bisogno di donne o di uomini che lavorino... È bello sentirsi, sapersi guardati con uno sguardo unico e testimoniare questo amore infinito!

«Con la mia vita, Signore, canto la tua lode» (Salmo responsoriale)
Quante volte la gente si accosta a noi e ci chiede non tanto di parlare, ma di percepire che viviamo quello che siamo, di intuire il mistero dell'amore effusivo... Pio IX diceva:«Ricordati che verso i quarant'anni sul tuo volto cominceranno ad apparire alcune rughe che sono le rughe del cuore». C'è un giorno in cui sul nostro volto si dipinge il cuore ed è quello che la gente coglie. Se il cuore è buono, si intuisce; se il cuore è rimasto piccolo, gretto, si vede.

«Fratelli santi e amati» (Col 3,12)
Si è santi perché si è amati; Paolo intuisce che il fondamento di tutto nella vita è sapersi amati. Nel messaggio di quest'anno per la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni il Papa annuncia: «Prima ancora che esistessimo, eravamo amati». E non siamo sbocciati alla vita dal nulla, perché c'era un amore che ha prevenuto anche il nulla: i nostri genitori. Dio ha desiderato che in quel giorno venissimo concepiti, ma è stato il suo amore a concepirci.

«Rivestitevi di sentimenti di misericordia» (Col 3,12)
Giovanni Paolo II nella Dives in misericordia ricorda che l'atteggiamento essenziale di Dio è la misericordia, che non è la pietà di chi dice: sopportiamo un po', cerchiamo di non dare peso... La misericordia di cui parla Paolo è quella di Dio e che si può tradurre con 'povero di cuore': il cuore di Dio è povero, cioè vuoto per poter ospitare e accogliere tutti, un cuore non ripiegato su di sé, non pieno di sé. Sentiamoci perciò amati e capaci di amare senza limiti tutti.

«Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi» (Col 3,13)
In latino il prefisso 'per' indica una forma di superlativo, per cui il 'per-dono' non significa: va bene, per questa volta passi..., ma è un superlativo di dono: mi hai offeso, mi hai umiliato, io ti dono ancora di più, ti amerò ancora di più, mi donerò a te ancora di più, ti vorrò bene ancora di più.

Celebriamo la solennità di due donne che ci mostrano la forma dell'amore: Bartolomea rappresenta l'innamoramento, l'entusiasmo dell'inizio; Vincenza è l'amore, la tenacia della fedeltà che è la forma matura dell'amore. L'amore comincia con l'innamoramento, con quell'entusiasmo che tutti abbiamo avuto all'inizio della vocazione: trepidi, desideri, ti interroghi,
gioisci, senti che solo lì trovi la pace; poi inizia il cammino dell'amore, dentro l'amore, e ci vuole la fedeltà, la tenacia.
Bartolomea ci ricorda come è importante essere entusiasti, essere sempre gioiosi; Vincenza ci ricorda le altre virtù dell'amore: la fedeltà, la tenacia, il coraggio di affrontare vie nuove, qualche volta anche rinunce, il coraggio di osare senza mai perdere la speranza.
Chiediamo al Signore che ci doni il coraggio di non temere mai, il coraggio di aprire e di camminare per vie nuove, sempre nuove, con la forza, con la potenza dell'amore: con l'entusiasmo di Bartolomea e con la tenacia, umile e forte, di Vincenza.
Allora, all'unisono, anche noi canteremo al Signore: «Lodiamo il nostro Dio, noi che siamo suoi servi, noi che lo amiamo!».







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