SUSSIDI E PREGHIERE

 

 
  CASA D'ISRAELE, CONFIDA NEL SIGNORE
  Salmo 113B


Quale accordo tra il tempio di Dio e gli'idoli? Perché noi siamo il tempio del Dio vivente, come Dio stesso ha detto: "Abiterò e camminerò in mezzo a loro, e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo. Ed io vi accoglierò e sarò per voi un padre, e voi mi sarete figli e figlie", dice il Signore l'Onnipotente. 2Cor 6,16.17.18

L'origine liturgica e corale di questo salmo non risulta legata a un determinato episodio o a una particolare celebrazione, ma piuttosto ad una situazione costante del dramma d'Israele, sempre circondato da popoli pagani, chiamato ad essere tra di loro testimone del Dio vero e custode del suo santo nome, e putroppo sempre così proclive a cedere alla tentazione degli idoli. Questo salmo costituisce una affermazione comunitaria di fede, un atto solenne di riparazione, con cui in occasione di assemblee liturgiche il popolo di Dio riaffermava a se stesso - come preghiera, come testimonianza e come proposito di fedeltà - l'unicità trascendente, la verità, la fedeltà e la potenza del Dio d'Israele, contrapposte alla fatuità, polemicamente ridicolizzata, degli "idoli delle genti".

L'inno si svolge su strofe ben modellate, con ritmico incalzare di iterazioni e parallelismi, che denotano una destinazione al canto, a cori alterni. - Signore, dice il salmista, quel che ci sta a cuore è la tua gloria, non la nostra. Non lasciare che i popoli dicano: "Dov'è il loro Dio?", per il solo fatto che tu non sei visibile come i loro dèi. Tu, Dio nostro, "sei nei cieli" e di lassù "operi tutto ciò che vuoi": Che cosa sono, invece, gli idoli delle genti? Anche se in oro e in argento, sono solo "opera delle mani dell'uomo". Chi li fabbrica, chi confida in loro, scende al loro livello. Israele invece confida nel Signore, e in particolare la casa di Aronne e tutti "quelli che lo temono": confidano in lui, e riconoscono solo in lui il "loro aiuto e il loro scudo". E il Signore, a differenza degli idoli muti e impotenti, li benedice davvero, tutti "piccoli e grandi". Egli "che ha fatto cielo e terra", li bendica con una feconda posterità. Perché è vero che la casa del Signore è il cielo, ma è anche vero che a noi "figli dell'uomo", egli ha dato la terra. E la terra è per i vivi: per i morti c'è la tomba. I morti, però, non lodano il Signore; noi invece, che siamo vivi, "noi sì benediciamo il Signore, ora e per sempre".
 
     

Non a noi, Signore, non a noi,
ma al tuo nome dà gloria,
per la tua fedeltà, per la tua grazia.

Perché i popoli dovrebbero dire:
"Dov'è il loro Dio?".
Il nostro Dio è nei cieli,
egli opera tutto ciò che vuole.

Gli idoli delle genti sono argento e oro,
opera delle mani dell'uomo.
Hanno bocca e non parlano,
hanno occhi e non vedono,
hanno orecchi e non odono,
hanno narici e non odorano.

Hanno mani e non palpano,
hanno piedi e non camminano; dalla gola non emettono suoni.
Sia come loro chi li fabbrica
e chiunque in essi confida.

Israele confida nel Signore:
egli è loro aiuto e loro scudo.
Confida nel Signore la casa di Aronne:
egli è loro aiuto e loro scudo.
Confida nel Signore, chiunque lo teme:
egli è loro aiuto e loro scudo.

Il Signore si ricorda di noi, ci benedice:
benedice la casa d'Israele,
benedice la casa di Aronne.
Il Signore benedice quelli che lo temono,
benedice i piccoli e i grandi.

Vi renda fecondi il Signore,
voi e i vostri figli.
Siate benedetti dal Signore
che ha fatto cielo e terra.
I cieli sono i cieli del Signore,
ma ha dato la terra ai figli dell'uomo.

Non i morti lodano il Signore,
né quanti scendono nella tomba.
Ma noi, i viventi, benediciamo il Signore
ora e sempre.

 
 
  PREGHIAMO
Le benedizioni di cui ricolmi il tuo popolo che in te confidaa, mostrino a chi ti rifiuta che tu, il Dio dei cieli, sei il Dio vivente.
 

da: Paolino Beltrame Quattrocchi, I salmi preghiera cristiana,
XII Edizioni Benedettine, S. Agata sui due Golfi Na 2001, pg. 255-256
 
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