SUSSIDI E PREGHIERE
 
 


LA SEQUENZA AUREA DELLA PENTECOSTE

  Erano già tre secoli, dal secolo IX, che la cristianità caratterizzava l'attualità perenne della Pentecoste, cantando alla terza persona della Trinità il "Veni Creator Spiritus", quando la preghiera e il canto allo Spirito Santo si arricchì nel sec. XIII di un'altra gemma di poesia: il "Veni Sancte Spiritus ...".

La sequenza ricca di prospettive teologiche, varia nei temi, piena di incidenze vitali venne contrassegnata per la sua bellezza, con l'appellativo di "Sequenza aurea". Si cercò di individuare l'autore, e si fece il nome di Stefano Langton, arcivescovo di Canterbury, potente nell'azione, profondo nel sapere, e certamente anche uomo santo, sebbene senza aureola. Per poter pregare così, egli doveva avere sperimentato personalmente la dolcezza soave, di cui è pervasa un'anima, quando è ripiena di Spirito Santo.

La sequenza può essere fonte di pensieri di meditazione. Essa infatti illumina la presenza dello Spirito Santo nell'anima con una gamma assai vasta di immagini e di appellativi: ne dice la fecondità dell'azione e la ricchezza dei doni: porta alla persuasione che la creatura è amata qual è, ad onta di ciò che è, a motivo di ciò che si sforza di essere e di ciò che aspira ad essere. A Pentecoste, con tutti i cuori adunati da tutti i paesi della terra, e purificati dalle loro macchie, prega lo Spirito Santo, e invocalo con quei nomi che la Liturgia ha trovato solo per lui.


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Veni, Sancte Spiritus,
et emitte caelitus
lucis tuae radium.

Veni, pater pauperum,
veni, dator numerum,
veni, lumen cordium.

Consolator optime,
dulcis hospes animae,
dulce refrigerium.

In labor requies,
in aestu temperies,
in fletu solacium.

O lux beatissima,
reple cordis intima
tuorum fidelium.

Sine tuo numine,
nihil est in homine,
nihil est innoxium.

Lava quod est sordidum,
riga quod est aridum,
sana quod est saucium.

Flecte quod est rigidum,
fove quod est frigidum,
rege quod est devium.

Da tuis fidelibus,
in te confidentibus,
sacrum septenarium.

Da virtutis meritum,
da salutis exitum,
da penne gaudium.
  Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto,
ospite dolce dell’anima,
dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.

O luce beatissima,
invadi nell’intimo
il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza,
nulla è nell’uomo,
nulla senza colpa.

Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.

Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò che è sviato.

Dona ai tuoi fedeli,
che solo in te confidano,
i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna.
 
INVOCAZIONI E SIMBOLI


  a) Tutte le invocazioni allo Spirito Santo iniziano con lo stesso invito: Vieni! Così è per il Veni Creator, per il Veni Sancte Spiritus, per l'acclamazione al Vangelo: Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore.

La Chiesa, quando si rivolge allo Spirito Santo, lo invoca come se non fosse ancora venuto, quasi obbedendo a una ispirazione urgente che lo Spirito del Padre venga a riempire, sempre di più, tutta la Chiesa e quindi ogni anima. Solo in Cristo lo Spirito abita nella sua assoluta pienezza. I Santi ne possono ricevere sempre più abbondantemente. Ma per la massima parte dei cristiani: "sono pochi quelli che di questo Spirito sono ricolmi: perché sono pochi quelli che si sforzano di progredire: siamo paghi delle nostre miserie". La constatazione è di S. Bernardo.
Quello che nel cuore non è animato dallo Spirito resta ostacolo al Regno di Dio, e suona incoerenza nella vita dei figli di Dio.

Come per creare l'uomo fu necessaria una particolare effusione dello Spirito, perché l'uomo doveva risultare una immagine viva di Dio, "Lo Spirito di Dio mi ha fatto, e l'alito dell'Onnipotente mi ha dato vita", (Gb 33,4), così per fare un vero cristiano si esige questo nuovo atto di amore.

Questi "vieni", sono il simbolo del nostro atteggiamento orante, a sollecitare il dono dello Spirito Santo in una pienezza sempre più grande, perché Dio concede lo Spirito senza misura a coloro hce glielo chiedono. I vieni sono l'intonazione, con cui l'anima si prepara a cantare il suo canto allo Spirito.


b) Diversi simboli sono usati per indicare lo Spirito Santo. E' chiamato "luce di Dio". Infatti è per lui, ricevuto nel battesimo, che "da tenebre siamo diventati luce nel Signore" (Ef 5,8).

Come è luce, lo Spirito è pure "fuoco che riscalda ciò che è freddo", è "acqua che lava dov'è bruttura e irrora dov'è aridità". Siamo terra desolata e arida, dove nulla fiorisce, se non c'è la grazia dello Spirito a irrorare e a fecondare.

Se si "vuole vivere da figli della luce", bisogna permettere allo Spirito Santo di essere in noi "luce dei cuori". Egli è l'ispiratore di tutte le cognizioni che gli uomini hanno di Dio, è la radice di tutti i buoni sentimenti, è la luce in cui ritroviamo noi stessi, è la fonte profonda della conoscenza di noi stessi. "O luce beatissima invadi intimamente i cuori dei tuoi fedeli". il cuore, fonte di affetti, di passioni, ha bisogno di essere penetrato dalla sua luce in ogni piega, profondità, tortuosità. Sarà necessario che si lasci possedere da lui. A tal fine, si prega:

O Dio, che vedi i segreti dei cuori
e conosci i nostri pensieri,
infondi in noi il tuo Spirito Santo,
perché purificati nell'intimo,
possiamo amarti con tutta l'anima
e celebrare degnamente la tua lode.
Per Cristo nostro Signore.


(Colletta della seconda messa votiva dello Spirito Santo)
 
LA PRESENZA E L'AZIONE DELLO SPIRITO NELLE ANIME


  a) Nel suo progredire, la sequenza afferma la presenza dello Spirito nell'anima, e ne illustra l'opera, per mezzo della quale, egli diviene il regolatore della vita spirituale.

Consolatore perfetto,
ospite dolce dell’anima,
dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.


Noi siamo calati in una forma di vita, che conosce qualche attimo di gioia, ma che è piena di sofferenza e di dolore. Lo Spirito Santo farà capire e amare la parola di Gesù: Beati quelli che piangono, perché saranno consolati (Mt 5,4), e di conseguenza farà intravvedere il posto rilevante, che la sofferenza ha nella perfezione, a cui è chiamato il cristiano.

Di più: poiché la parola di Gesù non può essere smentita: non vi lascerò orfani (Gv 14,18), la sua presenza è continuata, e in certo senso sostituita, dalla presenza dello Spirito Santo: io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre (Gv 14,16).

Per questo Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione(2Cor 1,3-4).


b) La definizione dello Spirito Santo come dolce ospite dell'anima dice in modo brevissimo il mistero della inabitazione dello Spirito Santo in noi, e sintetizza la poesia infinita dell'anima sorpresa dalla grazia, da una ricchezza nuova, impreveduta e ignota, che la strappa al suo deserto e alla sua solitudine.

La definizione si riallaccia alle affermazioni di Giovanni: Lo Spirito Santo dimora presso di voi e sarà in voi (Gv 14,17), e a quella identica di s. Paolo: lo Spirito abita in voi (Rm 8,11).

Quale amore affermava Gregorio Magno, avere come ospite dell'anima lo Spirito Santo.
Ma anche quale senso di attesa e di trepidazione ci deve essere in un cristiano, che deve accogliere tale ospite. Una volta che lui è entrato in noi, non ci si può più lasciar prendere dall'incanto di ciò che si tocca e si vede nel mondo: Per l'anima che vede il suo creatore, ogni creatura risulta piccola (S. Gregorio Magno). Si viva da pellegrini che guardano al mondo come a ponte, su cui si passa, senza costruirvi la propria dimora, e si coltivi il desiderio d'essere delicati con tanto ospite: O quanto è soave, o Signore, il tuo Spirito ...


c) L'ospitalità dello Spirito Santo non è impoverisca chi la concede. Al contrario, essa è ricca di quanto può dare ristoro al pellegrino durante il suo cammino. La stanchezza può essere di tutti: per l'anima, che ha lavorato per il Signore, come per l'anima di chi se ne è andato in un paese lontano, sperperando tutto il patrimonio (di grazia), vivendo da dissoluto, (Lc 15,13), come un figlio prodigo.

Le situazioni dell'anima sono tanto diverse: fatica, passioni che scaldano i sensi e bruciano la grazia, pianto per non essere stati fedeli alle promesse. Ci sono nell'uomo le leggi contrastanti della carne e dello Spirito e pure noi possediamo le primizie dello Spirito, anche noi gemiamo interiormente, aspettando ... la redenzione del nostro corpo (Rm 8,23).

Mentre l'uomo è sbalottato fra gli opposti movimenti della natura e della grazia, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza ... e intercede per noi con gemiti inesprimibili (Rm 8,26).

Egli prega per noi e diviene elemento di equilibrio e di risanazione. Restaura le forze in chi è affaticato, trasforma un cristiano carnale in uno spirituale, e agli affanni d'ogni giorno accosta la grazia confortatrice proporzionata.

Alcune parole di Isaia servono a descrivere l'azione dello Spirito Santo in un'anima:

Egli dà forza allo stanco, e moltiplica il vigore allo spossato. Anche i giovani faticano e si stancano, gli adulti inciampano e cadono; ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi (Is 40,29-31).

 
I DONI DELLO SPIRITO

 

a) La preghiera improntata a grande confidenza si chiude invocando i doni dello Spirito, il merito di una vita virtuosa, la salvezza eterna, i gaudi perenni.

La preghiera parte da una base di umiltà sincera, che cerca di umiliarsi ulteriormente.

Senza la tua forza,
nulla è nell’uomo,
nulla senza colpa.

Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.

Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò che è sviato.


L'abisso di miseria, in cui si trova l'uomo, è indicato con una sola parola: "è niente". Nell'anima, quando non vi dimora Dio, c'è il nulla riempito solo dal peccato, che si chiama impurità, aridità, debolezza, durezza, freddezza.

Si precipita di abisso in abisso, reso più pauroso e orribile, in quanto la luce dello Spirito investe anche le pieghe più intime del nostro essere.

Ma alla catena delle miserie, riconosciute e proclamate come un frutto dello Spirito di verità, si accostano gli estremi che sono nello Spirito: la santità, la purezza, l'acqua viva, la medicina, la forza, il calore, la rettitudine. Noi siamo niente, lo Spirito Santo è il tutto. Noi i poveri, lo Spirito Santo è il "padre dei poveri".


b) Nella Liturgia è frequente l'invito alla gioia.
A Pentecoste la gioia è presentata come dono, che lo Spirito Santo fa al nostro cuore, plasmato da Dio stesso per la felicità. Le gioie sono la rugiada mattinale che Dio versa prima che il giorno faccia esperimentare il suo peso e il suo calore. Il fiore beve con ebbrezza la rugiada: è la sua maniera di benedire il Signore (Dupanloup).

Fa' così anche tu, ora nella tua vita, per grazia dello Spirito Santo: al fine di poter sentire, nell'ora di una morte santa, il tuo Signore invitarti: entra nel gaudio del tuo Signore ...(Mt 25,21).


c) Il testo della sequenza ha dato una trama della meditazione. Esso offre anche punti di riferimento per un esame di coscienza.

Preghi frequentemente lo Spirito Santo, persuaso che la tua povertà spirituale ha bisogno d'essere arricchita dai suoi doni?

La tua anima gli è grato luogo di ospitalità, oppure lo Spirito Santo vi deve operare solo da medico dell'anima? Almeno sapessi a quale punto sei dell'amore di Dio!

Hai individuato qual è il dono dello Spirito, che ti necessita maggiormente, per creare in te il giusto equiilibrio spirituale?

E finalmente vai allo Spirito Consolatore, pieno di bontà, per cercare il conforto, elemento non indispensabile ma utile per la vita dell'anima? oppure ti appoggi facilmente a creature, che non possono darti ciò che non hanno?


d) Fa' tua la preghiera di un santo monaco benedettino del sec. XI:

O Spirito Santo, beato colui che sarà degno d'averti come ospite: con te il Padre e il Figlio metteranno la loro dimora presso di lui!
Vieni, Consolatore, pieno di bontà, all'anima che soffre senza soccorso, nella prova come nella prosperità.
Vieni, e purifica le brutture e guarisci le ferite.
Vieni, forza dei deboli, sostegno dei caduti.
Vieni, maestro degli umili,
vincitore degli orgogliosi ...
Vieni, o Spirito Santissimo, vieni e abbi pietà di me.
Rendimi conforme a te, guardami con bontà. Che la mia piccolezza trovi grazia dinanzi alla tua grandezza, la mia debolezza dinanzi alla tua forza, per Gesù Cristo, che vive e regna col Padre e con te, nei secoli dei secoli. Amen.


(Giovanni di Fécamp)

 

da: Virgilio Noè, Vivere nello Spirito Santo
Edizioni VIVERE IN / Roma, 1986, pg. 79-95







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