SUSSIDI E PREGHIERE
 



Via Crucis secondo San Matteo

Canto e preghiera di inizio



INTRODUZIONE:
La trasfigurazione: Gesù intuisce in anticipo la gloria della risurrezione.



Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: "Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia". Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo".

All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: "Alzatevi e non temete". Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo.

E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro: "Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti" (Mt 17,1-9).


La trasfigurazione ha luogo nella vita di Gesù verso la fine della predicazione in Galilea, nel momento in cui le folle lo abbandonano, in cui i capi giudei accentuano la loro pressione. Gesù si rende conto che disturba troppo la gente, che se continua rischia la morte violenta e accetta coscientemente questo rischio per fedeltà alla sua missione. Il Padre gli concede allora di gustare in anticipo un po' della gloria che otterrà con la risurrezione.
Aggrappandosi a questo momento luminoso della sua vita Gesù trova la forza di avanzare verso la passione. Gesù concede a tre discepoli di intuire qualcosa di questa gloria e del dialogo interiore che egli ha con Mosè ed Eliam i due uomini che sono entrati di più in intimità con Dio.
Per permettere loro di seguire il maestro fino alla croce, il Padre fa presentire ai tre discepoli che Gesù è suo Figlio, il figlio prediletto, "colui in cui il Padre si compiace" aggiunge Matteo. In seguito a questa presa di coscienza i discepoli sono colti da un sacro terrore. Gesù li prega di non dire nulla di questa rivelazione fino al momento in cui, dopo la morte, sarà glorificato.



Signore Gesù, per fedeltà alla tua missione, tu accetti la morte.
Seguendoti sul cammino della croce, concedici di trovare la forza di essere, anche noi, fedeli ai nostri compiti di uomini e di cristini al servizio di Dio e dei nostri fratelli.
Concedici di reggere all'urto in caso di difficoltà, di sofferenze o di incomprensioni, grazie alla luce della tua risurrezione.


PRIMA STAZIONE
I capi dei giudei e Giuda consegnano Gesù al prezzo di uno schiavo



Terminati tutti questi discorsi, Gesù disse ai suoi discepoli: Voi sapete che fra due giorni è Pasqua e che il Figlio dell'uomo sarà consegnato per essere crocifisso".

Allora i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, che si chiamava Caifa, e tennero consiglio per arrestare con un inganno Gesù e farlo morire.

Ma dicevano: "Non durante la festa, perché non avvengano tumulti fra il popolo".

Mentre Gesù si trovava a Betània, in casa di Simone il lebbroso, gli si avvicinò una donna con un vaso di alabastro di olio profumato molto prezioso, e glielo versò sul capo mentre stava a mensa. I discepoli vedendo ciò si sdegnarono e dissero: "Perché questo spreco? Lo si poteva vendere a caro prezzo per darlo ai poveri!". Ma Gesù, accortosene, disse loro: "Perché infastidite questa donna? Essa ha compiuto un'azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi, me, invece, non sempre mi avete. Versando questo olio sul mio corpo, lo ha fatto in vista della mia sepoltura. In verità vi dico: dovunque sarà predicato questo vangelo, nel mondo intero, sarà detto anche ciò che essa ha fatto, in ricordo di lei". Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: "Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?". E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnarlo. (Mt 26,1-16)

 

La passione è uno scandalo per il credente: se Gesù è veramente il Messia, il Cristo, come può essere condannato a morte dai capi giudei? Fin dall'inizio del suo racconto, Matteo vuole rassicurare la nostra fede, Gesù svela lui stesso il complotto tramato contro di lui: egli è dunque il sovrano maestro che sa ciò che accadrà e i sommi sacerdoti non fanno altro che compiere la sua volontà.
D'altra parte Matteo si serve, per parlare del loro complotto e della loro riunione contro Gesù, delle parole che, nel salmo 2, designano i nemici del Messia. E' questo un modo per dirci: Gesù è il Messia, i capi giudei sono nemici di Dio e del suo Messia, ma Dio lo farà trionfare e gli darà il potere su tutte le nazioni, potere preannunciato da questo salmo.
Matteo è il solo a precisare che Giuda fu pagato trenta denari d'argento. Egli cita anche il profeta Zaccaria. Questi, molti secoli prima di Cristo, mostrava, in una grande parabola, che il popolo aveva ricusato il suo Dio e, per prendersi gioco di lui, lo pagava al prezzo irrisorio di uno schiavo. L'evangelista mostra quindi l'adempimento di questa profezia: in Gesù Cristo è Dio stesso che il popolo rifiuta.


Signore Gesù, oggi come una volta, in apparenza tutto smentisce che tu sei il Cristo. Tu continui a essere perseguitato, schiacciato, nei tuoi discepoli o negli uomini di buona volontà che si battono per la giustizia.
Concedici di credere che, nonostante tutto, tu sei il maestro che guida gli eventi. Concedici di credere che la sofferenza e la morte possono essere la strada della risurrezione. Non permettere che, per paura, ti rifiutiamo come Giuda, preferendo le nostre comodità o la nostra sicurezza alla causa di Dio e alla tua.



SECONDA STAZIONE

Gesù celebra l'ultima cena in cui si offre per il perdono dei peccati mentre Giuda lo tradisce


Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: "Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?". Ed egli rispose: "Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli". I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. Mentre mangiavano disse: "In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà". Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: "Sono forse io, Signore?". Ed egli rispose: "Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!". Giuda, il traditore, disse: "Rabbì, sono forse io?". Gli rispose: "Tu l'hai detto".

Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: "Prendete e mangiate; questo è il mio corpo". Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: "Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati. Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio".
(Mt 26, 17-29)

Gesù stesso fa preparare il suo ultimo pasto: egli è il maestro che guida gli eventi. Nel corso della cena offre il pane e il vino, il suo corpo spezzato e il sangue che è il sangue della vera alleanza tra Dio e gli uomini.
Egli versa il suo sangue per il perdono dei peccati.
Nel corso di questo racconto Matteo pone l'annuncio, da parte di Gesù, del tradimento di Giuda. Egli ricorda così alla sua comunità che nessuno deve credersi incapace di tradire Gesù, anche se ne condivide il pasto.


Signore, Gesù, noi facciamo fatica a riconoscerti presente nel pane e nel vino delle nostre eucaristie. Aumenta in noi la fede.
Spesso siamo tentati di tradirti, forse non a parole ma con la vita, con i nostri atteggiamenti verso di te e verso i nostri fratelli per cui tu sei morto. Conserva la nostra fede e il nostro amore per gli altri.
E se dovessimo tradirti risveglia la nostra speranza: ricordaci che hai versato il sangue per il perdono dei peccati.



TERZA STAZIONE

Recandosi nel Getsemani Gesù annuncia a Pietro che lo tradirà


E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Allora Gesù disse loro: "Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte. Sta scritto infatti:
Percuoterò il pastore
e saranno disperse le pecore del gregge,

ma dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea". E Pietro gli disse: "Anche se tutti si scandalizzassero di te, io non mi scandalizzerò mai". Gli disse Gesù: "In verità ti dico: questa notte stessa, prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte". E Pietro gli rispose: "Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò". Lo stesso dissero tutti gli altri discepoli.
(Mt 16,30-35)


Gesù sa bene che la sua vita, la sua non-violenza di fronte al male, la sua apparente impotenza di fronte alla morte sono difficili da accettare per i suoi discepoli.
Egli ci avverte: voi sarete scandalizzati a causa mia. E Pietro protesta: io non sarò scandalizzato a causa tua!Gesù sa che adempie le Scritture in cui legge il progetto di Dio, sa che i suoi discepoli si disperderanno. Ma la sua risurrezione li riunirà.


Signore Gesù, è vero che tu sei difficile da vivere! Perché tu sembri impotente nel nostro mondo, perché sopporti la sofferenza degli innocenti, l'ingiustizia dei potenti, la persecuzione di coloro che vogliono essere al servizio degli altri, a volte siamo tentati di scandalizzarci o di dimenticarti, se non addirittura di rinnegarti.
Concedici di credere, a dispetto di tutto, alla tua risurrezione e alla nostra, alla vittoria di Dio sul male e sulla morte.



QUARTA STAZIONE

Al Getsemani Gesù ha paura della morte e cerca aiuto dai discepoli. Ma egli accetta la volontà del Padre


Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: "Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare". E presi con sé Pietro e i due figli di Zebedèo, cominciò a provare tristezza e angoscia. Disse loro: "La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me". E avanzatosi un poco, si prostrò con la faccia a terra e pregava dicendo: "Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!". Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: "Così non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole". E di nuovo, allontanatosi, pregava dicendo: "Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà". E tornato di nuovo trovò i suoi che dormivano, perché gli occhi loro si erano appesantiti. E lasciatili, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: "Dormite ormai e riposate! Ecco, è giunta l'ora nella quale il Figlio dell'uomo sarà consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce si avvicina". (Mt 26,36-46)


Al Getsemani Gesù si rivela completamente uomo. Ha paura della sofferenza e della morte. Prova il bisogno, come ogni uomo che soffre, di una presenza umana. Due volte Matteo usa nel suo racconto questa commovente parola: con me. Vegliate con me. Ma anche questo conforto umano gli è ricusato: i suoi discepoli dormono!
L'agonia è l'Ora di Gesù, l'Ora in cui si compie la volontà del Padre. E Gesù vi entra dolorosamente.
L'agonia è anche un modello per noi quanto siamo tentati: allora come Gesù dobbiamo vegliare e pregare.


Signore Gesù, ti mostri qui completamente uomo. Le nostre angosce e paure ti sono familiari. Insegnaci a viverle con te.
Concedici di non rifiutare mai di essere con te, con te che continui ad essere in agonia fino alla fine dei secoli in tutti i tuoi fratelli che soffrono e attendono la nostra presenza.
Aiutaci a pregare e a vegliare con te nella tentazione. Guidaci a compiere la volontà del Padre.



QUINTA STAZIONE

Gesù, arrestato, rifiuta di usare la sua potenza divina


Mentre parlava ancora, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una gran folla con spade e bastoni, mandata dai sommi sacerdoti e dagli anziani del popolo.
Il traditore aveva dato loro questo segnale dicendo: "Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!".

E subito si avvicinò a Gesù e disse: "Salve, Rabbì!". E lo baciò.

E Gesù gli disse: "Amico, per questo sei qui!". Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono.

Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù, messa mano alla spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote staccandogli un orecchio.

Allora Gesù gli disse: "Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada.

Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli?

Ma come allora si adempirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?".

In quello stesso momento Gesù disse alla folla: "Siete usciti come contro un brigante, con spade e bastoni, per catturarmi. Ogni giorno stavo seduto nel tempio ad insegnare, e non mi avete arrestato.

Ma tutto questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture dei profeti". Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, fuggirono. (Mt 26,47-56)

Gesù accoglie Giuda chiamandolo "amico". Al discepolo che vuole difenderlo con la spada ricorda che il Padre potrebbe mettergli a disposizione tutta la sua potenza. Ma Gesù vuole compiere il progetto di Dio come si legge nelle Scritture. E lo ripete alle folle. Gesù non subisce la passione, egli l'accoglie nella fedeltà al Padre.

Signore Gesù, quando siamo tentati di tradirti, fa' in modo che non restiamo sordi alla tua voce che ci chiami "amico".
Donaci la forza, quando dobbiamo opporci ad altri o resistere agli avversari, di farlo con amore.
Facci comprendere le Scritture perché possiamo rimanere fedeli alla volontà del Padre.



SESTA STAZIONE

Di fronte al Sommo Sacerdote Gesù dichiara chi egli è


Or quelli che avevano arrestato Gesù, lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale già si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito da lontano fino al palazzo del sommo sacerdote; ed entrato anche lui, si pose a sedere tra i servi, per vedere la conclusione.
I sommi sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù, per condannarlo a morte; ma non riuscirono a trovarne alcuna, pur essendosi fatti avanti molti falsi testimoni.

Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: "Costui ha dichiarato: Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni". Alzatosi il sommo sacerdote gli disse: "Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?". Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: "Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio".

"Tu l'hai detto, gli rispose Gesù, anzi io vi dico:
d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo
seduto alla destra di Dio,
e venire sulle nubi del cielo".

Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: "Ha bestemmiato! Perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?". E quelli risposero: "È reo di morte!".

Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano, dicendo: "Indovina, Cristo! Chi è che ti ha percosso?". (Mt 26,57-68)

Con grande solennità che indica l'importanza della risposta il Sommo sacerdote interroga Gesù sulla sua identità. Gesù annuncia che a partire da quel momento incomincerà la fine dei tempi, il momento in cui lui, Figlio dell'uomo glorioso, annunciato dal profeta Davide, verrà sulle nubi del cielo, il momento in cui, in quanto messia, sarà intronizzato come Signore sul mondo intero.
Simile affermazione sembra così ridicola da parte di un uomo già condannato a morte che ci si prende beffa di lui sputandogli in viso.

Signore Gesù, l'affermazione che tu sei il Signore del mondo intero, il giudice della fine dei tempi che verrà a stabilire la pace e la giustizia, ci sembra talmente smentita dai fatti che spesso facciamo fatica a crederci.
Donaci la fede. E dacci la forza di lavorare affinché il Regno di Dio si realizzi oggi per mezzo nostro là dove noi siamo.



SETTIMA STAZIONE

Pietro rinnega il maestro


Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una serva gli si avvicinò e disse: "Anche tu eri con Gesù, il Galileo!". Ed egli negò davanti a tutti: "Non capisco che cosa tu voglia dire". Mentre usciva verso l'atrio, lo vide un'altra serva e disse ai presenti: "Costui era con Gesù, il Nazareno". Ma egli negò di nuovo giurando: "Non conosco quell'uomo". Dopo un poco, i presenti gli si accostarono e dissero a Pietro: "Certo anche tu sei di quelli; la tua parlata ti tradisce!". Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: "Non conosco quell'uomo!". E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò delle parole dette da Gesù: "Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte". E uscito all'aperto, pianse amaramente. (Mt 26,69-75)

Gesù, di fronte alla morte, proclama coraggiosamente chi egli è, Pietro lo rinnega di fronte a una serva.

"Signore, non ti fidare di me, perché ti tradirò" ti diceva san Filippo Neri. Tu sai che noi ti tradiamo, eppure tu non vuoi diffidare di noi.
La tua parola ci preservi dal tradirti e ci converta se ci dovesse succedere di rinnegarti.



OTTAVA STAZIONE

Giuda dispera del perdono


Venuto il mattino, tutti i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù, per farlo morire. Poi, messolo in catene, lo condussero e consegnarono al governatore Pilato.

Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d'argento ai sommi sacerdoti e agli anziani dicendo: "Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente". Ma quelli dissero: "Che ci riguarda? Veditela tu!". Ed egli, gettate le monete d'argento nel tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi. Ma i sommi sacerdoti, raccolto quel denaro, dissero: "Non è lecito metterlo nel tesoro, perché è prezzo di sangue". E tenuto consiglio, comprarono con esso il Campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu denominato "Campo di sangue" fino al giorno d'oggi. Allora si adempì quanto era stato detto dal profeta Geremia: E presero trenta denari d'argento, il prezzo del venduto, che i figli di Israele avevano mercanteggiato, e li diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore. (Mt 27,1-10)

Giuda non ha saputo leggere nello sguardo del Cristo il perdono che lui gli offriva. Disperato va a impiccarsi. Matteo legge nel gesto di Giuda che getta il denaro del crimine nel santuario la realizzazione della profezia di Zaccaria: è veramente Dio, in Gesù, che viene rifiutato.

Signore Gesù, tu sei morto per tutti gli uomini e offri il tuo perdono a Giuda chiamandolo "amico". Tu hai speranza in noi anche quando non vi è più speranza.
Al fondo del nostro peccato e del nostro inferno sappiamo che incontriamo il tuo volto, che ci offre il tuo perdono, la tua amicizia e una vita nuova sempre possibile.
Concedici di non farti mai l'affronto di disperare del tuo amore.



NONA STAZIONE

Pilato, nonostante l'intervento della mogliem condanna Gesù, il Cristo, e libera Barabba


Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore l'interrogò dicendo: "Sei tu il re dei Giudei?". Gesù rispose "Tu lo dici". E mentre lo accusavano i sommi sacerdoti e gli anziani, non rispondeva nulla. Allora Pilato gli disse: "Non senti quante cose attestano contro di te?". Ma Gesù non gli rispose neanche una parola, con grande meraviglia del governatore.

Il governatore era solito, per ciascuna festa di Pasqua, rilasciare al popolo un prigioniero, a loro scelta.
Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto Barabba. Mentre quindi si trovavano riuniti, Pilato disse loro: "Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo?". Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.

Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: "Non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua". Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò: "Chi dei due volete che vi rilasci?". Quelli risposero: "Barabba!". Disse loro Pilato: "Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?". Tutti gli risposero: "Sia crocifisso!". Ed egli aggiunse: "Ma che male ha fatto?". Essi allora urlarono: "Sia crocifisso!".

Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell'acqua, si lavò le mani davanti alla folla: "Non sono responsabile, disse, di questo sangue; vedetevela voi!". E tutto il popolo rispose: "Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli". Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso.
(Mt 27,11-26)

La moglie di Pilato intercede presso il marito perché liberi Gesù: Matteo mostra così come anche i romani riconoscessero che Gesù era giusto. Ma a Gesù, il Cristo, la folla istigata dai sommi sacerdoti preferisce il nemico pubblico Barabba. In un gesto, rimasto per noi proverbiale, Pilato "se ne lava le mani" e il popolo dichiara di assumersi la responsabilità di questa morte: Il suo sangue ricada su di noi ... Siamo a una svolta della storia della salvezza: ormai ogni uomo, giudeo o pagano, dovrà, per essere salvato, entrare nell'alleanza sigillata dal sangue di Gesù.

Signore Gesù, il tuo sangue ricada su di noi e su tutti gli uomini non per accusarci ma per lavarci dai nostri peccati e per sigillare l'alleanza definitiva tra tuo Padre e noi.
Non permettere mai che ci laviamo le mani di fronte alla miseria o all'ingiustizia. Concedici di essere con te dalla parte dei poveri e degli oppressi.



DECIMA STAZIONE

Coronato di spine Gesù riceve uno scettro di derisione


Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte. Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: "Salve, re dei Giudei!". E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo. (Mt 27,27-31)

Rivestito con il mantello rosso di un soldato romano, coronato di spine, Gesù, riceve, come scettro regale, una canna. E ci si prende gioco di lui.

Signore Gesù, riconosciamo il tuo potere regale su di noi e sul mondo. Ma sappiamo che tu non vuoi regnare come re onnipotente: il tuo scettro è una fragile canna! Proteggi la tua Chiesa dal voler dominare il mondo e imporre le sue volontà ...
Strappa dal nostro cuore il desiderio di imporre agli altri le nostre opinioni e le nostre preferenze. Insegnaci, come ripeteva san Paolo, che "è nella debolezza che siamo forti".



UNDICESIMA STAZIONE

Il giusto sofferente è crocifisso


Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirène, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di lui.

Giunti a un luogo detto Gòlgota, che significa luogo del cranio, gli diedero da bere vino mescolato con fiele; ma egli, assaggiatolo, non ne volle bere. Dopo averlo quindi crocifisso, si spartirono le sue vesti tirandole a sorte. E sedutisi, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: "Questi è Gesù, il re dei Giudei". Insieme con lui furono crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.

E quelli che passavano di là lo insultavano scuotendo il capo e dicendo: "Tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso! Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce!". Anche i sommi sacerdoti con gli scribi e gli anziani lo schernivano: "Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. È il re d'Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo. Ha confidato in Dio; lo liberi lui ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: Sono Figlio di Dio!". Anche i ladroni crocifissi con lui lo oltraggiavano allo stesso modo. (Mt 27,32-44)

Per descrivere la crocifissione di Gesù Matteo usa alcuni salmi che evocano la persecuzione del giusto. Proclama così che il destino di Gesù riunisce in sé le sofferenze e la morte di tutti coloro che sono ingiustamente perseguitati.

Signore Gesù, le tue sofferenze e la tua morte non sono solo le tue, esse sono anche le sofferenze di tutti coloro che soffrono, di tutti coloro che sono perseguitati. Tutte queste sofferenze e queste morti prendano un significato nella tua morte.
Tu non sei venuto per strapparci al nostro destino di uomini; insegnaci a viverlo, con te, come un'offerta.





DODICESIMA STAZIONE

La morte di Gesù in croce apre tempi nuovi


Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: "Elì, Elì, lemà sabactàni?", che significa: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: "Costui chiama Elia". E subito uno di loro corse a prendere una spugna e, imbevutala di aceto, la fissò su una canna e così gli dava da bere. Gli altri dicevano: "Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo!". E Gesù, emesso un alto grido, spirò.

Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono,

i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti.

Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: "Davvero costui era Figlio di Dio!". (Mt 27,45-54)

Matteo cita una sola parola di Gesù sulla croce, essa esprime la sua tragica solitudine: in apparenza anche il Padre l'abbandona. Ed egli muore con un grande grido.
Ma questa morte è l'apertura dei tempi nuovi, degli ultimi tempi. Il terremoto che accompagna la sua morte è il segno che Gesù, precedentemente, aveva dato per la fine dei tempi. Con gli occhi della fede Matteo vede i santi risuscitare ed entrare in cielo. E il soldato romano, con la fede, entra nel Regno di Dio riconoscendo in Gesù il Figlio di Dio.

Signore Gesù, tu hai voluto conoscere la condizione di ogni morente e persino la sofferenza di sembrare abbandonato dal Padre.
Concedici di attingere nella tua solitudine la forza di credere che il Padre è sempre con noi anche quando tutto ci nasconde la tua presenza.
Mostraci che il mondo nuovo è veramente incominciato con la tua morte e la tua risurrezione. E guidaci affinché ora possiamo vivere come cittadini di questo regno.



TREDICESIMA STAZIONE
I sommi sacerdoti fanno custodire la tomba di Gesù


C'erano anche là molte donne che stavano a osservare da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra costoro Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedèo.

Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatèa, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato ordinò che gli fosse consegnato. Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò. Erano lì, davanti al sepolcro, Maria di Màgdala e l'altra Maria.

Il giorno seguente, quello dopo la Parasceve, si riunirono presso Pilato i sommi sacerdoti e i farisei, dicendo: "Signore, ci siamo ricordati che quell'impostore disse mentre era vivo: Dopo tre giorni risorgerò.

Ordina dunque che sia vigilato il sepolcro fino al terzo giorno, perché non vengano i suoi discepoli, lo rubino e poi dicano al popolo: È risuscitato dai morti. Così quest'ultima impostura sarebbe peggiore della prima!". Pilato disse loro: "Avete la vostra guardia, andate e assicuratevi come credete".

Ed essi andarono e assicurarono il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia.
(Mt 27,55-66)

Gesù è sepolto da Giuseppe di Arimatea, uno dei suoi discepoli. Matteo sottolinea due particolari in questo racconto: il corpo è avvolto in un lenzuolo candido e deposto in una toma nuova. Persino la sepoltura di Gesù manifesta che comincia un mondo nuovo.
I sommi sacerdoti vengono a sigillare la tomba. Essi ottengono da Pilato che vi si ponga una guardia. Con questi particolari Matteo insiste sulla potenza del Risorto che si prenderà gioco di queste ridicole precauzioni.
Ma soprattutto i sommi sacerdoti ricordano essi stessi che Gesù aveva annunciato la sua risurrezione e proclamato in anticipo il messaggio dei primi cristiani.

Signore Gesù, molti uomini - e anche noi a volte - hanno voglia di chiuderti nella morte, di sigillare la porta della tua tomba perché tu non venga più a disturbarci. Facci capire che le nostre precauzioni sono ridicole e che tu sei più forte della morte e delle nostre paure.
Concedici di credere, anche di fronte alla tua toma, di fronte all'apparenza della tua assenza nel nostro mondo, alla potenza della tua risurrezione.



QUATTORDICESIMA STAZIONE

La tomba aperta inaugura i tempi nuovi


Passato il sabato, all'alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l'altra Maria andarono a visitare il sepolcro. Ed ecco che vi fu un gran terremoto: un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite. Ma l'angelo disse alle donne: "Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: È risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, io ve l'ho detto".

Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli. (Mt 28,1-8)

Il movimento sismico notato nel momento della morte di Gesù, questo terremoto è segno della fine dei tempi, si manifesta di nuovo: apre la tomba e fa tremare le guardie. E Dio annuncia alle donne venute in pellegrinaggio che Gesù è risorto. Gesù stesso si manifesta loro e ne fa le sue prime messaggere.

Signore Gesù, la tua tomba è aperta, tutto ormai è possibile: i tempi nuovi sono arrivati, il regno del Padre tuo incomincia. Fa sì che possiamo radicarci nelle fede nella tua risurrezione.
Concedici di credere, di fronte alle tome di coloro che amiamo, che Dio le ha aperte tutte quel mattino di Pasqua. Mostraci che la nostra morte costituisce la nostra entrata nella vita definitiva del tuo Regno.



CONCLUSIONE:
Gesù glorificato manda i suoi discepoli nel modno intero


Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato.

Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. E Gesù, avvicinatosi, disse loro: "Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo". (Mt 28,16-20)


Gesù è esaltato, introdotto nella gloria del Padre. Con la maestà del Figlio dell'uomo glorioso egli si presenta ai suoi discepoli: egli viene a loro con il potere sul mondo intero.
La vittoria finale di Dio è ormai acquisita. Alla sua chiesa non resta altro che contemplarla manifestando al mondo intero questa potenza del Risorto.
L'unica sicurezza dei discepoli, in questo compito immenso e impossibile, è di sapere che Gesù è con loro, che egli è l'Emmanuele, il Dio con noi.


Signore Gesù, spesso ci è difficile credere che tutto è compiuto con la tua risurrezione e che tu hai veramente inaugurato il Regno definitivo del padre tuo, perché in apparenza tutto smentisce questa fede. Concedici di credere. Tu ci hai fatti capaci di capire, noi che costituiamo la tua chiesa, la tua vittoria sul male e sulla morte nel mondo intero e anzitutto qui dove noi viviamo. Possa la tua chiesa, per la fedeltà al tuo insegnamento, per l'assiduità ai tuoi sacramenti, per la fede al Padre, per l'amore a te e per la docilità allo Spirito Santo, essere nel mondo un segno vero della tua presenza vivente.


Canto finale




da: E. Charpentier - M. Joulin, Via Crucis secondo il Vangelo, Edizioni Borla 1987, pg. 13-33





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