SUSSIDI E PREGHIERE

 

 



VENERDI' SANTO
Passione del Signore
 




PRIMA LETTURA Is 52,13--53,12
Egli è stato trafitto per le nostre colpe.

Leggere la Parola
I primi tre canti del Servo di Jhwh presentano la missione del servo; il quarto, il più lungo e ricco di dottrina, ne descrive la morte dolorosa, affrontata da innocente («con oppressione e ingiusta sentenza»: 53,8), con mitezza («come agnello condotto al macello»: 53,7), in piena libertà («Ha spogliato se stesso fino alla morte»: 53,12), per la salvezza degli altri («per le nostre colpe, per le nostre iniquità», «in sacrificio di riparazione»: 53,5.10). L'ultima affermazione, unica nell'Antico Testamento, è ripetuta con insistenza (53,4-6.8.10.11-12). All'umiliazione segue l'esaltazione (52,13-15; 53,11-12): la glorificazione del Servo e la nostra salvezza segnano l'inizio e la fine del canto (52,13; 53,11-12).

13Ecco, il mio servo avrà successo,
sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente.
14Come molti si stupirono di lui
– tanto era sfigurato per essere d'uomo il suo aspetto
e diversa la sua forma da quella dei figli dell'uomo –,
15così si meraviglieranno di lui molte nazioni;
i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,
poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato
e comprenderanno ciò che mai avevano udito.
[53] 1Chi avrebbe creduto al nostro annuncio?
A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore?
2È cresciuto come un virgulto davanti a lui
e come una radice in terra arida.
Non ha apparenza né bellezza
per attirare i nostri sguardi,
non splendore per poterci piacere.
3Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
4Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze,
si è addossato i nostri dolori;
e noi lo giudicavamo castigato,
percosso da Dio e umiliato.
5Egli è stato trafitto per le nostre colpe,
schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui;
per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
6Noi tutti eravamo sperduti come un gregge,
ognuno di noi seguiva la sua strada;
il Signore fece ricadere su di lui
l'iniquità di noi tutti.
7Maltrattato, si lasciò umiliare
e non aprì la sua bocca;
era come agnello condotto al macello,
come pecora muta di fronte ai suoi tosatori,
e non aprì la sua bocca.
8Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo;
chi si affligge per la sua posterità?
Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi,
per la colpa del mio popolo fu percosso a morte.
9Gli si diede sepoltura con gli empi,
con il ricco fu il suo tùmulo,
sebbene non avesse commesso violenza
né vi fosse inganno nella sua bocca.
10Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
11Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.
12Perciò io gli darò in premio le moltitudini,
dei potenti egli farà bottino,
perché ha spogliato se stesso fino alla morte
ed è stato annoverato fra gli empi,
mentre egli portava il peccato di molti
e intercedeva per i colpevoli.



Comprendere la Parola

La descrizione della misteriosa figura del Servo inizia con una profezia di gloria: «Ecco, il mio servo avrà successo» (52,13). Ma per quale dinamica egli arriverà a questo punto finale? Attraverso cinque momenti, che in misura piena vediamo compiersi in Gesù: nell'inno cristologico di 1Pt 2,21-25 la dinamica pasquale è infatti spiegata con le parole del quarto canto di Isaia in cinque momenti.
1. Il Servo compie il bene - È detto con due negazioni: «Sebbene non avesse commesso violenza, né vi fosse inganno nella sua bocca» (53,9). La duplice negazione è usata anche per Gesù (1Pt 2,22) e in positivo significa: «Ha fatto bene ogni cosa» (Mc 7,37).

2. Riceve il male - Pur facendo il bene il Servo non è accolto da applausi, ma al contrario è «disprezzato e reietto dagli uomini», tanto da meritarsi il titolo di «uomo dei dolori» (53,3).

3. Al male non risponde con il male- È un passaggio originale rispetto alla logica ordinaria dell'occhio per occhio, dente per dente. Alla violenza non oppone violenza, ma vince il male col bene (Rm 12,21). Mentre continua la sua missione, il Servo soffre con mitezza: «Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello [...] come pecora muta» (53,7).

4. Il male va fino in fondo
- Da una parte la non-violenza può indurre gli avversari a pensare, dall'altra lascia loro mano libera: «Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo [...] Fu eliminato dalla terra dei viventi [...] fu percosso a morte» (53,8). Un altro aspetto nuovo è che il Servo, animato dall'amore, accetta la morte come un sacrificio volontario, offrendo la sua vita per gli altri: «Per le nostre colpe», «per le nostre iniquità» (53,4.5.6.8.11).

5. L'ultima parola è di Dio - Il canto annuncia la vittoria fin dall'inizio, ma in realtà è il traguardo finale: «Avrà successo, sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente» (52,13). L'agente sottinteso dei verbi al passivo è Dio: è lui che glorificherà il suo Servo il quale, dopo aver attraversato un tunnel tenebroso e doloroso, «vedrà la luce» (53,11).


SALMO RESPONSORIALE Sal 30,2.6.12-13.15-17.25
La situazione di partenza della preghiera è descritta con una varietà di termini negativi, che sembra non voler tralasciare nessuna situazione di dolore: «rifiuto», «terrore», «come un morto», «come un coccio da gettare», «dalla mano dei miei nemici e dai miei persecutori» (vv. 12-13.16). Sofferenze senza limite, affrontate tutte con piena fiducia in Dio, «fedele» e ricco di «misericordia» (vv. 6.17). Gesù in croce prende da questo salmo le parole che rivolge al Padre: «Alle tue mani affido il mio spirito» (v. 6; cf. Lc 23,46).


2In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso;
difendimi per la tua giustizia.
6Alle tue mani affido il mio spirito;
tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele.

12Sono il rifiuto dei miei nemici
e persino dei miei vicini,
il terrore dei miei conoscenti;
chi mi vede per strada mi sfugge.
13Sono come un morto, lontano dal cuore;
sono come un coccio da gettare.

15Ma io confido in te, Signore;
dico: «Tu sei il mio Dio,
16i miei giorni sono nelle tue mani».
Liberami dalla mano dei miei nemici
e dai miei persecutori. R/.

17Sul tuo servo fa' splendere il tuo volto,
salvami per la tua misericordia.
25Siate forti, rendete saldo il vostro cuore,
voi tutti che sperate nel Signore.



SECONDA LETTURA Eb 4,14-16; 5,7-9
Cristo imparò l'obbedienza e divenne causa di salvezza per tutti coloro che gli obbediscono.

Leggere la Parola
«Il punto capitale» della lettera agli Ebrei riguarda Gesù sotto il titolo di «sacerdote» (Eb 8,1). Egli non lo è sul piano umano perché non appartiene alla tribù di Levi (7,13-14; 8,4). Eppure, in quanto Figlio di Dio (4,14; cf. 1,1-4; 5,5.8) e vero uomo (4,15; 5,7-8; cf. 2,11.14.17), ha tutti i requisiti che lo rendono il sommo sacerdote per eccellenza, l'unico mediatore, capace di interporsi adeguatamente tra Dio e gli uomini (5,1). Nella liturgia del venerdì santo leggiamo un testo che mette in rilievo il versante umano della figura di Gesù-sacerdote, visto nell'ora della passione, mentre corona «i giorni della sua vita terrena» (5,7).

[Fratelli,] 14poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. 15Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato. 16Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno. [5] 7[Cristo, infatti,] nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito. 8Pur essendo Figlio, imparò l'obbedienza da ciò che patì 9e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.


Comprendere la Parola
«In tutto simile ai fratelli» (Eb 2,17) - Secondo la volontà del Padre, il «Figlio di Dio» (4,14; 5,8) doveva assumere la natura umana e partecipare ai vari aspetti della nostra esistenza: «Essere messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato» (4,15), ma non escluso il dolore, che forma tanta parte della vita umana. Che Gesù abbia attuato con piena «obbedienza» il disegno del Padre lo si arguisce dalla sua passione: «Da ciò che patì» (5,8).

L'esperienza pasquale - La parte dolorosa della vita di Gesù, il Getsemani e la passione, è descritta con intensità: «Offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime» (5,7). Il Padre, che «poteva salvarlo da morte», non interviene subito. Nasconde l'onnipotenza dietro l'impotenza per lasciare spazio alla libertà umana dei vari soggetti: alla violenza dei crocifissori e all'amore oblativo di Gesù (cf. Eb 10,17-18). L'onnipotenza di Dio riapparirà «il terzo giorno» nella risurrezione: a questo momento postumo si riferisce l'affermazione che Gesù «per il suo pieno abbandono a lui (a Dio), venne esaudito» (5,7).

«Un sommo sacerdote» (4,15;5,5.10) - Ancora più ampie sono le formule seguenti: «Un sommo sacerdote grande» (4,14), un sacerdote «reso perfetto» attraverso l'obbedienza alla volontà del Padre (5,9), «un sommo sacerdote misericordioso e fedele» (2,17), «il sommo sacerdote che ci occorreva» (7,26). Ma la grandezza non lo separa dagli uomini, come avveniva per i sacerdoti dell'Antico Testamento (Lv 21-22). Con scandalo dei farisei e dei maestri della legge, Gesù «riceve i peccatori e mangia con loro» (Lc 15,2). Nella passione offre se stesso «per tutti», diventando «causa di salvezza» (5,9). Gesù è tutto dalla nostra parte: è capace di «prendere parte alle nostre debolezze» (4,15) e di «sentire giusta compassione» (5,2). È la nostra

Condizioni - Per ricevere i benefici di questo «mediatore» (5,1; 1Tm 2,5) sono richiesti da parte nostra due atteggiamenti tra loro connessi: la fede e la fiducia. È necessario essere tra «coloro che gli obbediscono», che vuol dire credere in lui, «mantenere ferma la professione della fede» (4,14) e «accostarci con piena fiducia» al trono del Padre (4,16; cf. 7,25; 10,22), che ora è diventato «il trono della grazia» (4,16). Il sacrificio di Cristo è il ponte che ci rende accessibile la meta suprema: il Padre.


VANGELO Gv 18,1--19,42
Passione del Signore.

Leggere la Parola
Giovanni racconta la passione con molti elementi propri, che lo distinguono dai sinottici e danno risalto alla sovranità di Gesù. Un esempio tipico è il «calice»: secondo i sinottici nel Getsemani Gesù prega il Padre dicendo: «Allontana da me questo calice» (cf. Mt 26,39; Mc 14,36; Lc 22,42), secondo Giovanni invece: «Il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?» (18,11). Qui parla il Figlio, che conosce e accetta la volontà del Padre, là l'uomo. Altri elementi giovannei: Gesù conosce in anticipo gli eventi (18,4; 19,28; cf. Gv 13,1), va incontro a Giuda (18,4), con la sola parola atterra la truppa (18,6), risponde con dignità al sommo sacerdote e al servo (18,20.23), porta la croce da solo (19,17), provvede alla madre e al discepolo prediletto (19,25-27), attua le Scritture (19,28.30.36), è onorato con «circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe», quantità e qualità proprie di un re (19,39; cf. Sal 44,9; 2Cr 16,14; Mt 2,11). Sono esclusivamente giovannei anche alcuni tratti riguardanti Pilato: fa la spola tra Gesù e i Giudei (18,29.33.38; 19,4.9.13), appare scettico di fronte al «regno» e alla «verità» (18,33-38), cerca di impietosire i Giudei presentando il loro «re» come un «uomo» annientato dalla flagellazione (19,5.14-15) e alla fine si mostra giudice pauroso e politico arrendevole (19,8.16), fermo solo nel far accettare la scritta che ha posto sulla croce di Gesù, che proclama – ironicamente per lui, ma di fatto secondo verità – la dignità regale del crocifisso (19,19-22).

[In quel tempo,], 1Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c'era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. 2Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. 3Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. 4Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». 5Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. 6Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. 7Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». 8Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano», 9perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». 10Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l'orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. 11Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».
12Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono 13e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell'anno. 14Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».
15Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. 16Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell'altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. 17E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest'uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». 18Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.
19Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. 20Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. 21Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». 22Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». 23Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». 24Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote.
25Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». 26Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l'orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». 27Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.
28Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l'alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. 29Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest'uomo?». 30Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l'avremmo consegnato». 31Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». 32Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.
33Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». 34Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». 35Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». 36Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». 37Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». 38Gli dice Pilato: «Che cos'è la verità?».
E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. 39Vi è tra voi l'usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». 40Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.
[19] 1Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. 2E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: 3«Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi.
4Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». 5Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l'uomo!».
6Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». 7Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».
8All'udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. 9Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. 10Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». 11Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall'alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».
12Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». 13Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. 14Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». 15Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». 16Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.
17Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, 18dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù in mezzo. 19Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». 20Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. 21I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: "Il re dei Giudei", ma: "Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei"». 22Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».
23I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo. 24Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.
25Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. 26Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». 27Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé.
28Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». 29Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l'aceto, Gesù disse: «È compiuto!». 30E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
31Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. 32Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all'uno e all'altro che erano stati crocifissi insieme con lui. 33Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, 34ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. 35Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. 36Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». 37E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».
38Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. 39Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. 40Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. 41Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. 42Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.



Comprendere la Parola
Il piano di Dio - Dietro la mano di chi gli porge il calice della passione Gesù scorge quella del Padre. A Pietro che vorrebbe difenderlo dice: «Il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?» (18,11). E a Pilato: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall'alto» (19,11). Egli sa che nella sua passione confluiscono diverse libertà: quella di chi lo consegna a Pilato, quella debole del procuratore romano, e la sua che accetta la sofferenza per la salvezza dell'umanità. San Leone Magno commenta: «In che modo avrebbe salvato i peccatori se avesse opposto resistenza ai persecutori?». Così la violenza si ritorce contro se stessa: «Cercando di catturare fu catturata, perseguitando un mortale si imbatté nel Salvatore».

«Io offro la mia vita» (Gv 10,17) - La chiave di lettura della passione secondo il racconto di Giovanni sta nell'episodio iniziale. La truppa guidata da Giuda cerca Gesù: «Appena disse loro, Sono io, indietreggiarono e caddero a terra» (18,6). Ciò significa che, se avesse voluto, Gesù avrebbe potuto difendersi, anche senza l'intervento dei discepoli (18,10-11) o delle «dodici legioni di angeli» (Mt 26,53). La rinuncia all'uso della sua potenza divina sta all'origine dei paradossi della passione, in Giovanni come nei sinottici: ad esempio i soldati cercano «con lanterne e fiaccole» (solo in Gv 18,3) colui che è «la luce del mondo» (Gv 1,9; 3,19; 8,12; 12,46), «legano» (18,12) colui che abbraccia l'universo (Gv 1,3.10). Possono farlo perché Gesù si lascia catturare, consegna la sua vita liberamente: «Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso» (Gv 10,18). È il sommo sacerdote (seconda lettura) che rende personale il sacrificio: non offre «il sangue di tori e di capri», ma «se stesso» (Eb 7,27; 9,26;10,4.12-14). Segue la via del Servo (prima lettura), che nel momento del dolore «offre se stesso in sacrificio di riparazione», «spoglia se stesso fino alla morte» (Is 53,10.12).

«Ecce homo» - Nel processo che si svolge davanti a Pilato (18,28--19,16) Gesù viene rifiutato sia come Figlio di Dio (19, 7), sia come re messianico (18,36-37), sia come uomo, tant'è che non trova compassione neanche dopo la flagellazione: «Ecco l'uomo! [...] Crocifiggilo! Crocifiggilo!» (19,5-6). La scena della flagellazione (19,1-3), che sta al centro dell'andirivieni di Pilato tra Gesù e i Giudei, dà la misura della drammatica ingiustizia del processo, della dolorosa «umiliazione» a cui porta la via dell'incarnazione (Fil 2,8) e diventa il simbolo della «violenza dell'uomo sull'uomo» (Qo 8,9; Is 3,5).

«Sotto la croce» (19,25-27) - «Vedendo la madre e [...] il discepolo che egli amava» (19,26), Gesù rivela fino in fondo il suo cuore, sempre rivolto al bene del prossimo. Sono le persone a lui più care, ed egli le consegna l'una all'altra. La Madre, che sta sotto la croce «non senza un disegno divino» (LG 58), mentre perde l'unigenito acquista come figli i suoi discepoli, rappresentati da quello prediletto. Da parte sua, il discepolo fa entrare Maria nella sua vita. In quel momento «la madre di Dio» diventa anche «la madre della chiesa».

«È compiuto» (19,30) - Il «compimento» non si riferisce solo al decorso della passione, ma si allarga al piano di Dio nella storia. La chiave di volta dell'intero arco sta nella croce, dove in apparenza tutto si conclude con un fallimento. Ma l'ultima parola di Gesù si completa con altre, in cui la croce è connessa paradossalmente alla gloria: la glorificazione del Padre, del quale il Figlio «ha compiuto l'opera» (Gv 17,4) e l'esaltazione del Figlio, che da lassù attira tutti a sé (Gv 12,28-32).

«Sangue e acqua» (19,34) - Giovanni vi scorge i frutti del sacrificio redentore: il dono della salvezza e dello Spirito Santo, comunicatici dal battesimo e dall'eucaristia. Sgorgano dal costato trafitto di Gesù, che è oggetto di una visione permanente: «Volgeranno lo sguardo» (19,37; Zc 12,10). Visione universale: da parte delle persone pie che stanno sotto la croce (19,25), ma anche da parte dei Giudei, responsabili di quella ferita e di quella morte (19,15.31), e di tutte le «genti» (Zc 12,9) rappresentate dai soldati romani (19,32-34).


Attualizzare la Parola
«Ecco il legno della croce» - Lo stimolo migliore a passare dalla Parola alla vita è lasciarsi coinvolgere dalla stessa celebrazione del mistero. Al centro, tra la liturgia della parola e la comunione, c'è la «adorazione della santa croce». Una croce di legno viene portata in processione verso l'altare in tre soste successive (oppure si scopre a tre riprese una croce velata, posta in precedenza nel presbiterio). Il celebrante canta con tono sempre più alto: «Ecco il legno della croce, a cui fu appeso il Cristo, Salvatore del mondo». Le parole sono accompagnate da un triplice gesto: a) ostensione, quando alla croce viene tolto il velo che la ricopre e ci viene mostrato «colui che hanno trafitto» (Vangelo: Gv 19,37); b) esaltazione, quando la croce viene innalzata in mezzo all'assemblea e sull'altare «per attirare i nostri sguardi» (prima lettura: Is 53,2); c) adorazione, quando genuflettiamo davanti al Crocifisso e quando andiamo in processione a baciare Gesù, Figlio di Dio, «causa di salvezza eterna» per chi crede in lui (seconda lettura: Eb 5,9). Così lo «scandalo» della croce (1Cor 1,23) non viene «rimosso» dalla vista e dalla coscienza (cf. Gv 19,31), ma al contrario viene offerto come uno «spettacolo» da contemplare (cf. Lc 23,48): là, paradossalmente, culmina la rivelazione dell'amore di Dio per noi.

«Il trono della grazia» (Eb 4,16) - È la denominazione del trono del Padre. Nella storia dell'arte indica una rappresentazione della Trinità dove lo Spirito si libra in alto e il Padre mostra a ciascuno di noi il Figlio, crocifisso o appena deposto dalla croce (come nella copertina di questo libro). È una «ostensione» da parte del Padre, che sembra dire: "Io ti ho tanto amato da darti il Figlio (Gv 3,16), il Figlio ti ha tanto amato da dare se stesso (1Gv 3,16), con lui ti ho donato lo Spirito Santo (Gv 20,22; At 2,33): che cosa avrei potuto fare di più per te?" Contemplando questa icona della Trinità, ascoltiamo il Padre che ci vuole «parlare al cuore» (Os 2,16). Insieme gli rispondiamo: «Conserva in noi l'opera della tua misericordia» (orazione dopo la comunione).

«Impropèria» - Il termine latino non corrisponde all'italiano impropèri, ingiurie o insulti, ma ad accorati rimproveri, messi in bocca al Crocifisso e proclamati durante l'adorazione della croce. Elenca i benefici di Dio, ricambiati dal popolo con i supplizi della passione, ad esempio: «Io ti ho dissetato con acqua dalla roccia, e tu mi hai dissetato con fiele e aceto». Il popolo risponde con il ritornello: «Dio santo, Dio forte, Dio immortale, abbi pietà di noi». Questo canto, composto più di mille anni fa, ha alle spalle una lunga tradizione biblica (cf. Dt 32,6; Mic 6,3-5). È un genere letterario interessante per la vita spirituale: ci stimola a riflettere sulla «storia sacra» personale, a notare le esperienze di grazia che il Signore ci ha dato di fare e a considerare il nostro modo di corrispondervi.

Quale parte nel dramma - La passione è un dramma con tanti ruoli. Ascoltando le letture potremmo assomigliare a Davide che reagisce indignato alla parabola di Natan e poi si sente dire: «Tu sei quell'uomo!» (2Sam 12,5-7). Tutte le parti possono essere nostre: il tradimento di Giuda, il rinnegamento di Pietro, lo zelo ipocrita dei sacerdoti, la volubilità della folla, la debolezza di Pilato, la crudeltà gratuita dei soldati, ecc. Gesù è salito in croce anche per i nostri peccati personali. Chi ha tagliato l'orecchio di Malco al Getsemani? Nei sinottici è «uno di quelli che erano con Gesù» (Mt 26,51; cf. Mc 14,47; Lc 22,49-50), in Giovanni è «Simon Pietro» (Gv 18,10). Questa identificazione progressiva ci suggerisce di arrivare fino ai nostri nomi. Sentendo il racconto della passione, cerchiamo di capire quelle vicende antiche, e per analogia facciamo discernimento su quelle attuali.

Le nostre reazioni - Il dramma del Servo di Dio (prima lettura) -- figura storica, profezia di Cristo e simbolo di tutti i giusti -- si articola in una dinamica comprendente vari momenti. Ciascuno di noi potrebbe entrare in scena come chi fa il male e combatte contro il giusto. Viceversa, se stiamo dalla parte buona, resta da vedere quali sono le nostre reazioni: se facciamo il bene, ci meravigliamo di trovare il male? Se troviamo il male, rispondiamo con il bene (Rm 12,17.21; 1Pt 3,9), ricordando la non-violenza del Servo e quella di Gesù? E se l'opposizione continua fino alla croce, diciamo con fiducia al Padre: «Mi affido alle tue mani» (Salmo responsoriale: 30,6.16; Lc 23,46)?

«Il calice» - Da Gesù impariamo a dare alle persone e alle cose il loro nome: «Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell'uomo?» (Lc 22,48). Siamo invitati anche ad avere «l'occhio penetrante» (Nm 24,3.15) di colui che, dietro le realtà immediatamente percepibili, scorge la mano del Padre che guida gli eventi e scrive dritto anche su righe storte. Su piani diversi, visibile e invisibile, «il calice» è sia di Giuda sia del Padre (Gv 18,11). La parte umana è inglobata nel piano divino.

«Sotto la croce» - La Madonna è modello di compassione: «Serbò fedelmente la sua unione col Figlio fino alla croce, soffrendo profondamente col suo unigenito e associandosi con animo materno al suo sacrificio» (LG 58). Maria ci insegna a farci prossimo e a stare presso le mille croci, ricordando la parola di Gesù: «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me» (Mt 25,40). La «preghiera universale», caratteristica della liturgia del venerdì santo, fondata sulla certezza che Gesù è morto per tutti, esprime il nostro essere «solleciti per le necessità dei fratelli» (Rm 12,13). L'intercessione è un atto di amore, per cui si presenta al Signore le necessità degli altri, come ha fatto la Madre di Gesù a Cana (Gv 2,3), è un compito di tutti i cristiani (1Tm 2,1-8).

«La prese nella sua casa» - Il discepolo prediletto ha accolto nella sua casa la Madre di Gesù. Quel discepolo ci rappresenta tutti, perciò sono rivolte anche a noi le parole del Crocifisso: «Ecco tua madre» (19,27). Il Signore ci mette al suo posto di figlio e ci fa dono di sua madre. Ci chiede solo di accoglierla in casa, di farla entrare nella nostra vita. Il dono è più grande del compito.

 


  Preghiera
(Orazione sul popolo, liturgia del giorno)

Scenda, o Padre, la tua benedizione su questo popolo,
che ha commemorato la morte del tuo Figlio
nella speranza di risorgere con lui;
venga il perdono e la consolazione, si accresca la fede,
si rafforzi la certezza nella redenzione eterna. Amen.
 

da: Giorgio Giurisato, Morto e risorto. Commento alle letture bibliche della settimana santa
Edizioni Messaggero Padova, 2008, pg. 88-104
 
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