SUSSIDI E PREGHIERE

 


 
DOMENICA DELLE PALME
 

Commento alle letture - Anno A


PRIMA LETTURA Is 50,4-7
Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi, sapendo di non restare confuso.

Leggere la Parola
Non si leggono oggi i primi due canti del Servo del Signore che ne presentano la missione, ma si comincia dal terzo che ne prospetta la fine dolorosa, in armonia con il vangelo che racconta la passione di Cristo. Anche nel momento drammatico non viene meno la fiducia in Dio («Il Signore Dio mi assiste»: v. 7). La liturgia non propone mai il brano completo (vv. 4-11), ma solo una parte: oggi i vv. 4-7, il mercoledì santo i vv. 4-9a.

4 Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
5 Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
6 Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
7 Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.



Comprendere la Parola
Il Servo. Si presenta con i tratti tipici del profeta: ascolta e comunica la parola di Dio, è ostacolato dai nemici e protetto da Dio. Il nesso tra ministero della parola, tribolazioni e protezione divina è una costante anche nella vita di Geremia, ma raggiunge il culmine in quella di Gesù, a cui la tradizione cristiana applica i testi del Servo.

Orecchio e lingua. Anzitutto il profeta ha un «orecchio attento», capace di ascoltare «come i discepoli» (v. 4) perché non deve proclamare una parola sua, ma quella di Dio. Gesù ne offre il modello più perfetto attraverso il paradosso del "riempirsi svuotandosi": «La parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato» (Gv 14,24). Inoltre il profeta ha una «lingua» (v. 4) capace di trasmettere adeguatamente la parola di Dio al destinatario. Il Signore lo manda a consolare il suo popolo «sfiduciato» (v. 4; Is 40,1: «Consolate, consolate»).

Tribolazioni e protezione divina. La missione procura al Servo gravi offese: colpi di flagellatori, insulti e sputi (v. 6). Pur remando contro corrente, non viene meno la sua fedeltà al mandato ricevuto: «Io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro» (v. 5). Resta ferma e piena anche la sua fiducia in Dio: «Il Signore Dio mi assiste» (v. 7). Da questa fonte attinge quanto gli è necessario per affrontare i nemici: il coraggio – «Per questo rendo la mia faccia dura come pietra» (v. 7) – e la mitezza: «Ho presentato il mio dorso ... non ho sottratto la faccia» (v. 6).


SECONDA LETTURA Fil 2,6-11
Cristo umiliò se stesso, per questo Dio lo esaltò.

Leggere la Parola
Si tratta, probabilmente, di un inno liturgico preesistente e fatto proprio da Paolo, riguardante il mistero pasquale. Nella prima lettura e nel seguente vangelo della passione prevale la sofferenza. Qui invece l'anello d'oro della vicenda di Cristo, che si apre con la sua discesa fino alla croce, si chiude con l'ascesa alla gloria. Per motivare la comunione fraterna (cf. Fil 2,1-5) san Paolo richiama l'attenzione sull'umiltà di Gesù, sull'abbassamento attraverso il quale è passato prima di salire alla gloria. Ciò risulta dal contesto che precede l'inno: «Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà consideri gli altri superiori a se stesso, senza cercare il proprio interesse ma anche quello degli altri» (Fil 2,3-4).


[Cristo Gesù,]
6 pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l'essere come Dio,
7 ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall'aspetto riconosciuto come uomo,
8 umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.

9 Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
10 perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
11 e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.



Comprendere la Parola
Messaggio pasquale – L'inno presenta l'identità di Gesù dall'incarnazione all'ascensione, divisa in due parti: la prima termina con la crocifissione (vv. 6-8), la seconda comincia con l'esaltazione (vv. 9-11). Questi due momenti centrali corrispondono ai due tempi messi in rilievo dalla catechesi pasquale degli Atti degli Apostoli: «Essi lo uccisero … ma Dio lo ha risuscitato» (10,39-40; cf. At 2,23-24; 3,15; 4,10; 5,30).

Discesa e ascesa – Nell'inno i due momenti sono sviluppati in termini che mostrano, da una parte l'abisso di umiltà in cui il Figlio di Dio è sceso assumendo la natura umana («svuotò se stesso», «umiliò se stesso», «fino alla morte … di croce»: vv. 7-8), dall'altra, l'estensione universale della glorificazione divina («al di sopra di ogni nome», «ogni ginocchio si pieghi», «nei cieli, sulla terra e sotto terra», «ogni lingua proclami»: vv. 9-11). Alla dimensione discendente si contrappone quella ascendente, e alla contrazione estrema della croce l'estensione massima della gloria.

«Per questo» (v. 9) – È la congiunzione logica che lega le due linee e mostra l'ordine delle cose secondo il piano di Dio, come spiega Gesù stesso dopo la risurrezione: «Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?» (Lc 24,26).



VANGELO Mt 26,14–27,66 [forma breve: 27,11-54]
La passione del Signore.

Leggere la Parola
Alcuni elementi esclusivi della passione secondo Matteo sono: le parole di Gesù su Giuda: «guai» (26,24), a Giuda: «amico» (26,50) e la notizia della sua tragica fine (27,3-10), i motivi per cui non si deve ricorrere alla spada (26,52-54), l'intervento della moglie di Pilato (27,19), la protesta d'innocenza del procuratore che si lava le mani (27,24), l'acclamazione del popolo che si assume la responsabilità della morte di Gesù (27,25) e la richiesta dell'autorità giudaica di mettere le guardie al sepolcro (27,62-66).

[In quel tempo,] 14uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti 15e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d'argento. 16Da quel momento cercava l'occasione propizia per consegnare Gesù.
17Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». 18Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: "Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli"». 19I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
20Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. 21Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». 22Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». 23Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. 24Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito! Meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!». 25Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto».
26Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo». 27Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, 28perché questo è il mio sangue dell'alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. 29Io vi dico che d'ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio». 30Dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
31Allora Gesù disse loro: «Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti: "Percuoterò il pastore e saranno disperse le pecore del gregge". Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea».
33Pietro gli disse: «Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai». 34Gli disse Gesù: «In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». 35Pietro gli rispose: «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dissero tutti i discepoli.
36Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». 37E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. 38E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». 39Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».
40Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? 41Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». 42Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». 43Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. 44Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. 45Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l'ora è vicina e il Figlio dell'uomo viene consegnato in mano ai peccatori. 46Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».
47Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. 48Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». 49Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. 50E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. 51Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. 52Allora Gesù gli disse: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. 53O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?». 55In quello stesso momento Gesù disse alla folla: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. 56Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.
57Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. 58Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire.
59I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; 60ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. 61Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: "Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni"». 62Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». 63Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio». 64«Tu l'hai detto – gli rispose Gesù –; anzi io vi dico: d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire sulle nubi del cielo».
65Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; 66che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!». 67Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, 68dicendo: «Fa' il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?».
69Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: «Anche tu eri con Gesù, il Galileo!». 70Ma egli negò davanti a tutti dicendo: «Non capisco che cosa dici». 71Mentre usciva verso l'atrio, lo vide un'altra serva e disse ai presenti: «Costui era con Gesù, il Nazareno». 72Ma egli negò di nuovo, giurando: «Non conosco quell'uomo!». 73Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!». 74Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell'uomo!». E subito un gallo cantò. 75E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.



Comprendere la Parola
Retta comprensione – «Nel tempo della passione del Signore tutti gli avvenimenti passati in rassegna dalle sacre letture siano rettamente ascoltati e compresi», raccomanda san Leone Magno nei Sermoni sulla Passione, e ciò avviene se crediamo che «il Figlio di Dio è uno solo, uomo e Verbo». Più avanti, alla luce di Fil 2,6-11 afferma che la passione è ammirabile soprattutto per «il mistero dell'umiltà»: «In Dio ci appare più mirabile l'umiltà che la potenza, e si comprende più difficilmente l'annientamento della divina grandezza che l'innalzamento della forma di servo nella gloria».

Indizi della natura divina – Dalle letture possiamo intuire la coscienza che Gesù ha della sua identità divina. Traspare soprattutto dalla risposta che egli dà al sommo sacerdote (Mt 26,64; Mc 14,62; Lc 22,69-70). Al momento dell'arresto, se volesse, potrebbe ottenere dal Padre un immenso potere difensivo, ma preferisce che si compia il piano di Dio (Mt 26,52-54). Preannuncia il tradimento di Giuda e il rinnegamento di Pietro (Mt 26,20-25.33-35; Mc 14,18-21.29-31; Lc 22,21-23.31-34). Promette il paradiso al malfattore pentito (Lc 23,43). Gli elementi della creazione sono sconvolti (specialmente Mt 27,45.51-53). Proprio nel momento culminante dell'umiliazione di Gesù sulla croce il centurione ne riconosce la dignità straordinaria: «Davvero quest'uomo era Figlio di Dio!» (Mc 15,39; cf. Mt 27,54; Lc 23,47).

Parole – Oltre ai «novissima verba» in croce, sono preziose anche le altre parole pronunciate dal Signore durante la passione. Soprattutto sono da notare quelle dell'istituzione eucaristica (Mt 26,26-29; Mc 14,22-25; Lc 22,15-20), dove per amore Gesù fa dono di se stesso. Lc 22,19-20 si distingue nel ripetere due volte un'espressione analoga: «dato per voi» - «versato per voi», e aggiunge: «Fate questo in memoria di me» (come in 1Cor 11,24-25). Inoltre, Lc 22,14-38 conserva un piccolo discorso di addio (quello grande di Gv 13–17 non si legge nella liturgia della settimana santa) dove emerge il detto, attuato da Gesù, sul grande che si fa servo. Le parole dure su Giuda dicono la gravità del tradimento («Guai […] Meglio per quell'uomo se non fosse mai nato»: Mt 26,24; cf. Mc 14,21; Lc 22,21), e quella affettuosa rivolta a lui è come un ultimo richiamo a ravvedersi («Amico»: Mt 26,50; il contrasto risalta soprattutto in Matteo). Le parole alle donne e al malfattore pentito mostrano Gesù attento agli altri anche nei momenti più dolorosi (Lc 23,27-31.39-43).

Silenzi – Della Parola fatta carne (Gv 1,14) anche i silenzi sono eloquenti. Il suo tacere davanti al sommo sacerdote (Mt 26,63; Mc 14,61), a Pilato (Mt 27,14; Mc 15,5) e a Erode (Lc 23,9), durante le accuse dei falsi testimoni, mostra che non ha senso il dialogo con chi non cerca con sincerità. Lo sguardo rivolto a Pietro (Lc 22,61) è un gesto silenzioso, ma denso di verità e di amore, come se il Signore gli dicesse: «Volgiti a me, confida in me [...]. Io ho tremato per la tua paura, tu rimani sicuro in me» (san Leone Magno).

Paradossi – Importante per la comprensione dei racconti della passione è osservare i paradossi, legati al mistero delle due nature di Gesù. A tavola è «il più grande», eppure è in mezzo ai discepoli «come colui che serve» (Lc 22,24-27). Prevede il suo arresto, eppure non organizza la difesa, compie invece quel dono di sé, che dà il senso dell'imminente passione, e lo anticipa nell'istituzione dell'eucaristia: «Il mio corpo, che è dato per voi» - «Il mio sangue, che è versato per voi» (Lc 22,19-20). Sa di potersi servire di «legioni di angeli» (Mt 26,53), eppure si fa arrestare «come un ladro» (Mt 26,55), lasciandosi schernire, flagellare e crocifiggere tra due malfattori. Per la stessa logica dello «svuotamento» per cui rinuncia alla sua potenza divina (Fil 2,7-8), non accetta di farsi difendere da un discepolo (Mt 26,51-53), anzi guarisce il nemico (Lc 22,51; cf. Rm 12,20). San Leone Magno aggiunge: «La giustizia non oppone resistenza agli ingiusti e la verità si sottomette a falsi testimoni per realizzare totalmente la forma di servo pur rimanendo nella forma di Dio».

Contraddizioni – Riguardano vari protagonisti. I capi religiosi per condannare Gesù e ricattare Pilato dichiarano: «Non abbiamo altro re che Cesare» (Gv 19,15), eppure è nota la loro opposizione all'occupazione romana, che culminerà nella distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C. Le folle, istigate dalle autorità religiose, chiedono che sia graziato un omicida e che sia ucciso chi «ha fatto bene ogni cosa» (Mc 7,37), inoltre vogliono che sia crocifisso Gesù che pochi giorni prima avevano osannato «per tutti i prodigi che avevano veduto» (Lc 19,37). Pilato condanna uno che più volte ha dichiarato innocente: lavandosi le mani non purifica la sua colpevole arrendevolezza (Mt 27,24). Le donne piangono su Gesù, ma dovrebbero piangere piuttosto su loro stesse e sui loro figli (Lc 23,28): è il legno secco, il peccatore, che deve temere il fuoco del giudizio di Dio, non il legno verde.


Attualizzare la Parola
Lo «spettacolo» del Golgota – La prima lettura e il salmo responsoriale sono profezie dell'Antico Testamento, ma noi non siamo in attesa del loro compimento: la narrazione evangelica della passione ci dice che tutto è già avvenuto. Leggere oggi quei testi ce li rende attuali: l'ascolto diventa visione di eventi già compiuti, che l'immaginazione aiuta a rivivere. Davanti agli occhi scorre una sequenza di scene culminanti nel Crocifisso. Vale anche per noi quanto scrive san Paolo ai Galati: «Voi, agli occhi dei quali fu rappresentato al vivo Gesù Cristo crocifisso» (Gal 3,1). Le folle che si battono il petto di fronte a «questo spettacolo» (Lc 23,48) ci invitano a un coinvolgimento personale. La nostra partecipazione è sollecitata anche dall'esempio della creazione, che non rimase indifferente a quanto stava accadendo, ma ne rimase sconvolta: il sole si oscurò, la terra si scosse, le rocce si spezzarono e si aprirono i sepolcri (Mt 27,45.51-52): «Non avvenga che davanti alla croce di Cristo le pietre e i sepolcri siano più sensibili dei vostri cuori» (san Leone Magno).

Responsabili della croce di Cristo – Facendo memoria della shoà e pensando alle manifestazioni di antisemitismo che anche oggi si ripetono, occorre distinguere tra responsabilità storica e teologica. Sui due aspetti è opportuno ricordare quanto insegna il Concilio Vaticano II (NA 4). Sul primo: «Anche se le autorità giudaiche con i propri seguaci si sono adoperate per la morte di Cristo, tuttavia quanto è stato commesso durante la passione, non può essere imputato né indistintamente a tutti i Giudei allora viventi, né ai Giudei del nostro tempo». Riguardo al secondo aspetto: «In realtà, come la Chiesa ha sempre sostenuto e sostiene, Cristo in virtù del suo grande amore si è volontariamente sottomesso alla sua passione e morte a causa dei peccati di tutti gli uomini e affinché tutti gli uomini conseguano la salvezza». Responsabili della croce di Cristo sono quindi tutti gli uomini, i quali, in quanto peccatori, «crocifiggono di nuovo il Figlio di Dio» (Eb 6,6). Ascoltando il racconto della passione non scarichiamo dunque tutta la colpa sugli attori di allora, ma riflettiamo anche sulla nostra parte di responsabilità.

Credere – La seconda lettura ci svela l'identità profonda del protagonista della passione, invitandoci a rinnovare l'atto di fede in Gesù, vero Dio e vero uomo. In questa luce comprendiamo che le sue azioni non sono qualcosa di individuale e limitato, come quelle di una qualsiasi persona umana, ma sono di valore assoluto e universale. Fatte «una volta per sempre» (Eb 7,27; 9,12; 10,10), esse restano valide anche per noi oggi, sia in quanto causa della nostra salvezza, sia perché ci offrono un esempio: «Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme» (1Pt 2,21). Dono e modello, da contemplare e imitare.

Contemplare – Al racconto della passione i primi uditori «si sentirono trafiggere il cuore» (At 2,37). Anche oggi i fedeli coltivano la devozione alla croce (via crucis), al sangue prezioso di Cristo, alle sue piaghe, specialmente a quella del costato, al «sacro cuore». «È necessario che spesso, anzi sempre, vediamo con gli occhi del cuore Cristo morente sulla croce» (san Bonaventura). Di questa tradizione si fa interprete il papa Leone Magno: «Tutto ciò che toccò l'animo degli apostoli muove anche i nostri affetti. Che cosa attrae e supera la contemplazione della nostra mente come la passione del Salvatore? Lasciamo lavorare il nostro sentire interiore, diamo l'adesione della nostra intelligenza. Aderiamo al nostro Redentore con tutti i sentimenti del cuore». Invochiamo lo Spirito Santo perché ci aiuti a fissare l'occhio e il cuore nel Crocifisso per comprendere le dimensioni del suo amore (Ef 3,16-19).

Imitare – Gesù è maestro di umiltà, pazienza e amore: l'ultimo è radice e condizione delle prime. Non siamo stati salvati dal semplice dolore patito con rassegnazione – anche gli altri due crocifissi hanno sofferto atrocemente – ma dall'amore con cui il Figlio di Dio ha accettato liberamente la croce per noi. Ci insegna a sopportare il dolore con paziente amore. Inoltre è maestro di preghiera nelle sue varie forme: nel Getsemani sottomette la sua volontà a quella del Padre; sulla croce condivide l'esperienza umana di quanti nella tribolazione si sentono abbandonati (Mt 27,46; Mc 15,34: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»), è esempio di affidamento al Padre e di amore verso i nemici, per i quali non chiede vendetta, ma perdono (Lc 23,34).

Altri esempi – Simone di Cirene accetta di aiutare Gesù (Mt 27,32; Mc 15,21; Lc 23,26), incoraggiandoci a portare «ogni giorno la propria croce» (Lc 9,23) e «i pesi gli uni degli altri» (Gal 6,2). Le donne esprimono la loro compassione (Lc 23,27) e alcune seguono il Maestro fino alla croce (Mt 27,55-56; Mc 15,41; Lc 23,49). Il buon ladrone riconosce la vera identità di Gesù e lo invoca con fiducia (Lc 23,40-43). Il centurione professa la sua fede nel Figlio di Dio (Mc 15,39). In seguito l'esempio ci viene da milioni di martiri, che hanno testimoniato il Crocifisso con il sacrificio della propria vita, dagli inizi della chiesa fino al «secolo del martirio», come è stato definito quello appena passato (A. Riccardi).

Il segno della croce – Ogni giorno i mezzi di comunicazione annunciano la morte, per attentati terroristici e per mille altre cause; a volte per catastrofi naturali, come lo tsunami del ventisei dicembre 2004 nel sud-est asiatico. «Di fronte alla morte l'enigma della condizione umana è sommo»; noi cristiani crediamo che «Cristo ha liberato l'uomo dalla morte con la sua morte» (GS 18). Nella processione delle palme cantiamo: «Osanna al vincitore della morte». Paradossalmente la croce di Cristo è segno e strumento di vita. Il suo valore salvifico universale fa «ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti – non solamente ai cristiani, ma anche agli altri uomini di buona volontà – la possibilità di venire a contatto, nel modo che Dio conosce, con il mistero pasquale» (GS 22). La croce di Cristo illumina in particolare gli innumerevoli casi di sofferenza innocente, che viene come «trasfigurata» in unione con quella di Gesù: «Per mezzo suo ai credenti viene data la forza nella debolezza, la gloria nell'umiliazione, la vita nella morte» (san Leone Magno).

 


  Preghiera
(Dal prefazio del giorno)

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo,
Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo nostro Signore.
Egli, che era senza peccato,
accettò la passione per noi peccatori
e, consegnandosi a un'ingiusta condanna,
portò il peso dei nostri peccati.
Con la sua morte lavò le nostre colpe
e con la sua risurrezione ci acquistò la salvezza.
 

da: Giorgio Giurisato, Morto e risorto. Commento alle letture bibliche della settimana santa
Edizioni Messaggero Padova, 2008, pg. 24-53
 
web site official: www.suoredimariabambina.org