SUSSIDI E PREGHIERE

 

 



GIUSEPPE, L'UOMO TACITURNO, PONE DOMANDE ALLA NOSTRA COSCIENZA

19 marzo, solennità di S. Giuseppe, sposo della B.V. Maria

Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati" ... Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa ...

[I Magi] erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo". Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio ...

Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e và nel paese d'Israele; perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino". Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d'Israele
(cfr Mt 1,19-24.2,13-29).

Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria ...

Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta ...
(cfr Lc 1,16.2,4.16).


Mentre Matteo colloca entro del suo racconto sull'infanzia di Gesù, Luca dedica a questo personaggio soltanto una frase, in cui si dice che egli, appartenente alla casa di Davide, stava andando a Betlemme con Maria, sua sposa, che era incinta. Tramite la scelta delle parole, e la posizione che queste parole hanno nella frase, Luca ci ricorda ancora una volta che il bambino che la donna attende non è figlio di Giuseppe ma è di origine divina. Basta quindi una frase a far risaltare il dramma della vita di Giuseppe, e quest'uomo taciturno pone delle domande alla nostra coscienza. Dio non ha tenuto conto del progetto di vita che Giuseppe si era costruito, lo ha destinato ad altre cose, ha voluto che facesse altre cose. Giuseppe era un uomo che "prestava ascolto" alla voce di Dio, che era profondamente sensibile al suo segreto volere, che sapeva ascoltare i messaggi che gli giungevano dal profondo del cuore e dall'alto, che badava non soltanto alle apparenze - come purtroppo tante volte accade - ma anche alle cose e alle persone diverse da lui. Era un uomo capace di dire di sì al compito inatteso che Dio gli affidava. Non si è ostinato a perseguire quel suo progetto di vita che non gli veniva concesso di realizzare, non ha permesso che il rancore gli avvelenasse l'animo, ma si è mostrato pronto a mettersi a disposizione della novità che gli veniva presentata. E in questo modo ha fatto di sé un uomo libero, maturo e grande. Accettando sé stesso e accettando di essere come Dio vuole che gli sia, Giuseppe ottiene la propria realizzazione. Al di là dei progetti che può aver accarezzato, la sua vita acquista il significato autentico al quale è destinata. Questa sua libertà di rinunciare a ciò che è suo, di voler decidere della propria esistenza, e questa sua disponibilità interiore, che accetta la volontà misteriosa di Dio e in essa giunge a maturazione, ci interpellano, ci aiutano e ci chiamano.



Considerando la figura di Giuseppe si nota anche un'altra cosa
: grazie a lui tutta la storia del mondo giunge al suo compimento nel momento della nascita di Gesù Cristo.
Giuseppe, che appartiene alla stirpe di Davide, deve recarsi nella sua città, la città dei re di Israele. Betlemme è il luogo in cui è presente la storia del regno di Davide, in cui sono presenti le sue speranze, le sue cadute e le sue umiliazioni; a Betlemme è presente l'attesa che è legata al nome di Davide. Ma che in quel momento a Betlemme la storia dei re, con le sue luci e le sue ombre, giunga al suo culmine con la nascita di Gesù dipende dal fatto che Roma, la potenza rivale che ha preso su di sé l'eredità di Babilonia, interviene con tutto il proprio peso in quella città. E' singolare notare come Roma in realtà adempia delle promesse proprio mentre sta per così dire calpestando Israele e imponendo a quel popolo il proprio volere. Mentre crede di trionfare, Roma serve a Dio per realizzare la sua volontà e diventa il suo strumento. Roma non ne è consapevole, ma il censimento serve a porre il mondo intero al servizio della politica economica della potenza dominante che essa rappresenta e a realizzare i suoi progetti. Questi progetti mirano ad attuare quello che in base agli intendimenti di Roma è il "Vangelo", la promessa della pace universale e di un mondo migliore. Poco prima che Gesù nascesse, Augusto aveva fatto costruire a Roma l'Ara Pacis, della quale ancora oggi possiamo vedere resti importanti nei pressi del Tevere. Augusto aveva dato al suo potere il motto seguente: "Pace agli uomini sulla terra".
Con la sua politica di potenza egli intendeva dare inizio all'era di Saturno, al paradiso in terra. Ma le nazioni che popolavano l'impero percepivano il dominio di Roma non come l'inizio del paradiso in terra, bensì come la negazione dei loro diritti. E proprio in Israele la politica tributaria avviata da Augusto e il censimento da lui voluto hanno scatenato l'opposizione a Roma. Proprio questa teologia politica voluta dall'imperatore con il suo "Vangelo" politico ha provocato la rivolta degli oppressi e la nascita della teologia politica contrapposta a Roma, la teologia degli zeloti di Israele.
Al tempo in cui visse Giuseppe nessuno poteva prevedere gli sconvolgimenti che avrebbero avuto inizio a causa di quel censimento e che la storia di Israele avrebbe rappresentato un periodo di disordini al termine del quale ci sarebbe stata la distruzione di Gerusalemme e la dispersione del popolo ebraico.

Giuseppe non si oppone al volere dell'imperatore. Egli vive, in anticipo delle parole che Gesù porrà come un nuovo spartiacque nella storia dell'umanità: "Date a Cesare quello che è di Cesare e date a Dio quello che è di Dio!". Egli vive con quel sano realismo che sa confrontarsi con obiettività con lo stato, senza divinizzarlo ma senza neppure demonizzarlo; non dà allo stato ciò che è di Dio, ma non rifiuta di dargli ciò che è suo. Vive con quel realismo perché è profondamente radicato nelle fede e sa quindi vedere nella giusta luce anche le cose del mondo. Così, nella semplicità, nell'obiettività e nella fede di questo uomo, avvertiamo lo spazio in cui Gesù ha potuto crescere, preparandosi alla sua vocazione e all'annuncio del suo messaggio.


da: Joseph Ratzinger Papa BenedettoXVI, Sul Natale

Edizione Lindau 2005, pag 33-37


   



O san Giuseppe, patrono della Chiesa,
tu che accanto al Verbo incarnato
lavorasti ogni giorno per guadagnare il pane,
traendo da lui la forza di vivere e di faticare;
tu che hai provato l'ansia del domani,
l'amarezza della povertà, la precarietà del lavoro;
tu che irradi oggi l'esempio della tua figura,
umile davanti agli uomini, ma grandissima davanti a Dio,
guarda alla immensa famiglia che ti è affidata.
Benedici la Chiesa, sospingendola sempre più
sulla via della fedeltà evangelica;
proteggi i lavoratori nella loro dura esistenza quotidiana,
difendendoli dallo scoraggiamento, dalla rivolta negatrice,
come dalle tentazioni dell'edonismo;
prega per i poveri
che continuano in terra la povertà di Cristo,
suscitando per essi le continue provvidenze
dei loro fratelli più dotati,
e custodisci la pace nel mondo,
quella pace che sola può garantire lo sviluppo dei popoli
e il pieno compimento delle umane speranze,
per il bene dell'umanità, per la missione della Chiesa,
per la gloria della Trinità santissima. Amen.


Preghiera scritta da Papa Paolo VI, dedicata a San Giuseppe, patrono della Chiesa.

   



O Beato Giuseppe,
che hai conosciuto il peso della stanchezza e della fatica
per assicurare il mantenimento di Gesù e Maria,
proteggi il nostro lavoro,
allontana ogni pericolo;
fa' che non ci manchi mai il mezzo
di provvedere con dignità alle nostre famiglie.
Solleva l'angoscia dei disoccupati,
e l'affanno degli immigrati,
fa' che nel rispetto dei diritti

e della dignità del lavoro
possiamo sul tuo esempio
realizzare nella vita nostra,
i disegni celati che Dio ha su di noi. Amen


Preghiera scritta da Papa Giovanni XXIII, dedicata a San Giuseppe, patrono dei lavoratori.





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