SUSSIDI E PREGHIERE
 
 

 

La via Crucis del nostro Signore e Salvatore
Romano Guardini


All'inizio

Signore, tu hai detto: "Chi vuol essere mio discepolo,
prenda ogni giorno la sua croce su di sé e mi segua".

Io voglio ora calcare le tue orme
e nello spirito seguirti
sulla strada della passione.
Lascia che riviva nell'intimo
ciò che tu hai sofferto per me.
Aprimi gli occhi, tocca il mio cuore
perché io veda e profondamente m'accorga
quanto grande è il tuo amore per me;
fa che mi rivolga tutto a te mio Salvatore
e mi stacchi dal peccato
che fu causa di questi amari dolori.
Del mio peccato, Signore,
mi pento di tutto cuore.
Voglio ricominciare da c apo;

voglio aprirmi seriamente e seguirti.
Aiutami in questo.
Aiutami a portare
la mia croce insieme a te.
La strada della tua sofferenza
è scuola d'ogni dolore,
d'ogni pazienza e di abnegazione.
Fammi conoscere il bisogno
che io ho di tutto questo.
Insegnami a capire quanto essa ha da dirmi,
ciò che proprio io devo fare e proprio ora.
E poi fa che quanto riesco a comprendere
si rafforzi e porti frutti,
affinché agisca di conseguenza. Amen.


 
I
II
III
IV
V
VI
VII
             
VIII
IX
X
XI
XII
XIII
XIV
 

 

Conclusione

Signore,
ora sospendo la riflessione sulla tua passione.
Tu mi congedi.
Torno di nuovo alla mia vita d'ogni giorno.
Tu mi hai insegnato
che la nostra sofferenza non è una tetra servitù
contro cui ci ribelliamo
o per la quale scoraggiarci e disperare.
E' amara, ma viene da Dio
e contribuisce certo alla nostra salvezza.
Tu mi hai insegnato
come io debba portare la mia croce:
confidando in Dio e nell'amore per lui.
Tu mi ha anche insegnato
come posso vincerla:
offrendola con amore per gli altri.
Scrivimi dunque questa santa verità
nel più profondo del cuore affinché mai la dimentichi.
E rendila in me viva
particolarmente nell'ora della prova.
In quel momento voglio pensare
a ciò che tu oggi mi hai detto
e secondo questo anche agire. Amen.


da: Romano Guardini, Via Crucis, Edizioni Queriniana 1981, pg. 14.16-56
da: www.lagenesi.com, icona su porcellana, via crucis

 


PRIMA STAZIONE
Gesù viene condannato a morte


GESU' STA DAVANTI AL TRIBUNALE. Coloro che lo accusano sono dei bugiardi. Il giudice è un uomo senza nerbo. Il processo calpesta ogni diritto. Da questo tribunale il Signore viene riconosciuto colpevole di un pesante delitto. La pena è altrettanto infame e terribile.
E Gesù sa di aver sempre agito lealmente. Quanto ha amato il popolo e si è consumato per la sua salvezza! Perciò la tremenda ingiustia e leggerezza di questo giudizio deve sconvolgere il cuore del Signore fin nell'intimo. Come si ribellerebbe il mio senso di giustizia, se qualcuno mi volesse infliggere una pena ingiusta! Come mi ribello a una sventura, quando penso di non averla meritata!
E io so di quante colpe mi sono già reso responsabile! Quanto allora la meschina commedia del tribunale deve colpire il Signore fin nel profondo! Egli tuttavia tace. Accetta il giudizio, liberamente, poiché la divina volontà del Padre è che ciò avvenga a nostra salvezza. Ma tutto ciò che ora segue è totalmente immerso
nella dura amarezza d'essere cosa ingiusta e immeritata.


Signore,
tu mi hai preceduto e mi hai aperto la strada.
Adesso insegnami a seguirti,
quando verrà la mia ora.
Se dovessi ricevere degli ordini
o un biasimo in tono duro,
mostrami ciò che è giusto e insegnami
a dimenticare quanto vi è d'ingiusto.
Se un dovere mi sembrerà insopportabile,
voglio allora riconoscere in esso
la volontà del Padre e ubbidire.
Capiteranno sofferenze
e penserò che non siano meritate:
insegna tu al mio cuore
a conformarsi alla volontà del Padre mio,
come hai fatto tu.
E quando mi colpisse un'aperta ingiustizia,
allora la tua grazia deve aiutarmi
anche a tacere del tutto
e ad affidare al Padre la mia giustificazione.







SECONDA STAZIONE
Gesù prende la croce sulle sue spalle

IL VERDETTO E' PRONUNCIATO
. Gesù lo ha accolto in silenzio. Ora gli presentano la croce. Il condannato stesso la deve portare fino al luogo d'esecuzione. Il Signore prende su di sé il legno della sofferenza. Non se lo lascia caricare passivamente, ma l'afferra con decisione. Non si tratta di torbida esaltazione. Ma quanto sta per accadere, l'animo di Gesù lo ha crudelmente davanti in tutto il suo orrore. Egli non s'illude affatto. Ciò che lo spinge non è neppure il coraggio della disperazione. il Signore è totalmente libero, senza alcuna paura. Nella croce vede il compito affidatogli dal Padre, la nostra salvezza. Questo egli vuole con tutta la forza del suo cuore. Perciò la sua anima è limpida e calma. Egli va incontro alla croce e l'afferra deciso.

Signore,
una cosa è dire: "sono disposto a tutto ciò
che Dio vuole" quando tutto va bene
e altra cosa è essere veramente pronti
quando la croce arriva.
In quei momenti il cuore
è spesso fiacco e pieno di paure
e scordiamo ogni buona intenzione.
Perciò aiutami a rimanere saldo,
quando sarà l'ora.

Forse la croce è già qui, oppure molto vicina.
Può arrivare da un momento all'altro:
voglio essere pronto.
Rendimi forte e generoso,
perché non mi lamenti e non recalcitri
davanti a ciò che deve essere.
Voglio fissarla negli occhi valorosamente
e riconoscervi l'appello del Padre.
Dammi la ferma fiducia
che anche questa sofferenza è per il mio bene
e rendimi forte perché l'accetti deciso.
Se ciò mi riesce,
molto della sua amarezza è già superato.





TERZA STAZIONE
Gesù cade per la prima volta sotto la croce

EGLI NON HA DORMITO per tutta la notte e fin da ieri sera non ha mangiato nulla. Lo hanno trascinato da un'autorità all'altra. I dolori e la perdita di sangue lo hanno indebolito. Tutta la volgarità degli uomini lo ha angosciato. Il Signore è terribilmente stanco. La croce è troppo pesante per lui; il carico è superiore alle sue forze. La porta per un tratto con le ginocchia che gli tremano, poi inciampa in un sasso, oppure qualcuno nella calca lo urta, ed egli cade. Quanto brutali sono gli uomini in questi momenti! Risate, insulti, percosse piovono come grandine su di lui che giace per terra. Appena può Gesù raccoglie le sue forze, rimette con fatica la croce sulle spalle piene di piaghe e va oltre.


Signore,
la croce è troppo pesante per te
e tuttavia tu la porti
perché il Padre lo vuole, per noi.
Il suo carico è superiore alle tue forze
e tuttavia non lo rifiuti.
Cadi, ti rialzi e prosegui ancora.
Insegnami a capire che ogni sofferenza
presto o tardi, in un modo o nell'altro
risulterà alla fine troppo pesante
per le nostre spalle,
perché non siamo creati per il dolore,
ma per la felicità.
Ogni croce sembrerà superiore alle forze.
Sempre si udirà il grido stanco
e pieno di paura: "Non ne posso più!"
Signore, aiutami in quell'ora
con la forza della tua pazienza e amore
affinché non mi perda d'animo.
Tu sai quanto grande può essere
il peso di una croce.
Non ci imputare il diventar deboli,
ma aiutaci a rialzarci.
Rinnovami nella pazienza, infondimi
la tua forza nell'anima.
Allora mi rialzerò di nuovo,
accetterò il peso e andrò oltre.





QUARTA STAZIONE
Gesù incontra sua madre

AVRA' ATTESO AD UN CROCICCHIO e ora s'incontra col corteo. Essi non dicono una parola, la madre e suo figlio. E cosa dovrebbero dire? Sono l'un con l'altra totalmente soli, soli nel mondo, nonostante la ressa caotica tutt'intorno, occhi negli occhi, cuore a cuore. Ciò che passa attraverso le loro anime d'amore e di sofferenza, ciò che passa da occhi ad occhi, lo sa solo Dio. Vuoi pensare per un attimo al loro animo? Tutta fortezza, tutta delicatezza e profondità, amore genuino. E se potesse darsi che nella ottusità e superficialità del cuore umano le madri avessero un riparo contro il crepacuore, ella, la prescelta fra tutte, la vicina a Dio, non lo ha avuto. Il dolore le penetrò fin nel più profondo. Fu questo un momento lungo e al tempo stesso breve. Poi lo sguardo del Signore parla: "Madre, deve accadare. Il Padre lo vuole". "Sì, figlio, il Padre lo vuole e anche tu. Perciò dev accadere.


Signore,
amato Signore, io sono colpevole
di questa amarezza!
Per me tu ti sei staccato dalla madre!
Signore, per me questo sacrificio
non deve essere invano.
Ravvivalo dentro di me quando Dio mi chiama
e il cuore si sente legato dagli uomini.
Insegnami a superare il rispetto umano,
quando mi vuole impedire di testimoniarti.
Insegnami a fare a meno
della stima degli uomini
quand'essa mi vuole distogliere dal dovere.
Insegnami a superare perfino l'amore
per gli uomini, foss'anche grande e puro,
non appena fossi in pericolo
di diventarti infedele a causa sua.
Però, Signore, insegnami a fare questo
come tu l'hai fatto: nell'amore.
Non duro, non indiscreto, ma delicatamente
e con tenerezza.
E sono certo: quand'io dovessi
far forza all'amore per amore tuo,
esso si rafforzerà in te.
E ciò che deve perdere per te,
lo guadagnerà mille volte in te.




QUINTA STAZIONE
Simone di Cirene è costretto ad aiutare Gesù

PER UN BREVE ISTANTE la casa ha circodato il Signore: l'amore della madre. Ora deve di nuovo uscire. Doppiamente amara sente tutta la brutalità intorno a sé; doppiamente pesante grava la croce. Egli è solo. Quelli che gli vogliono bene sono impotenti; coloro che potrebbero aiutarlo, non lo vogliono. Quando i soldati che l'accompagnano vedono che le sue forze non reggono più, prendono un contadino che torna a casa dal campo. Si chiama Simone; egli deve aiutarlo a portare la croce. Ma lui non lo vuole. E' stanco, ha fame, vuol andare a casa, mangiare riposarsi. Perché deve tribolare per un ribelle? Egli si rifiutra, lo devono costringere. La prende adirato, sdegnato. Che razza di aiuto sarà il suo? Gesù è completamente solo; tutto solo nel suo spaventoso bisogno. Soltanto il Padre gli è accanto.

Signore,
tu hai aiutato tanta gente ed ora
ti hanno tutti abbandonato.
E tu resisti, per me, per essermi via e forza.
Voglio ricordarmi di Simone di Cirene,
se anch'io mi trovassi
un giorno solo nella sofferenza.
Quante volte un oppresso si vede abbandonato.
Solo nel dolore e nessuno che lo aiuti.
Solo nella sofferenza interiore
e gli altri non lo capiscono.
Ed egli viene a loro con le sue difficoltà,
ma il loro volto esprime
quanto egli sia scomodo.
Con l'aspetto e con le parole ti dicono:
"che ce ne importa?"
Signore, in simili momenti stammi tu vicino.
Aiutami ad affrontare la solitudine
senza scoraggiarmi.
Sì, è evidente che non posso
correre subito dagli altri,
devo imparare a resistere volontariamente
solo con te insieme.
E se un giorno chiaramente m'accorgessi
che in fondo ognuno è solo con la sua croce
e deve cavarsela da sé,
che in fin dei conti
nessun uomo può aiutare l'altro,
allora fammi sentire che tu sei accanto a me.
Fa che io sappia che tu sei fedele
e che non mi abbandoni.





SESTA STAZIONE
Veronica porge a Gesù il suo sudario

IL SIGNORE E' ABBANDONATO da tutti.
Attorno a lui solo nemici, crudeltà, ottusità di cuore. E' sfinito dalla sete e dal dolore; stanco da crollare corpo e anima. La croce grava terribilmente. Prova una sensazione come se dovesse soffocare e spesso tutto oscilla davanti ai suoi occhi. Un altro morirebbe del tutto disperato, non capirebbe più nulla e come Veronica s'avvicina e gli porge il suo fazzoletto non la vedrebbe neppure, passerebbe oltre barcollando cieco e instupidito.
Gesù invece avanza ansimando sotto il carico e tuttavia il suo cuore è desto e delicato da poter percepire il povero servizio della donna, da poterlo apprezzare e divinamente ringraziarla. Egli asciuga il suo volto e quando le restituisce il fazzoletto, questo porta impressi i suoi santi lineamenti.

Signore,
quanto è forte e delicato il tuo cuore!
Tu animo regale,
nobile al di sopra d'ogni nobiltà,
libero di fronte a tutti.
Tu solo libero tra noi servi
della vita e del dolore!
Quando giaccio nella sofferenza
e vorrei diventare cieco e indifferente
verso gli uomini che mi sono attorno,
allora mantieni tu il mio occhio limpido
e il mio cuore libero dall'egoismo
che assale con tanta facilità proprio chi soffre.
Aiutami a non pensare sempre a me stesso.
Non devo diventare pieno di pretese,
non devo diventare di peso agli altri,
non devo corrompere la loro gioia,
perché ciò difficilmente mi dà coraggio.
Insegnami a vedere
ogni piccolo servizio dell'amore;
insegnami ad apprezzarlo
e ad essere riconoscente.
Sì, devo imparare
ad esseree io stesso utile agli altri,
poiché uno supera con estrema facilità
il suo dolore
quando esce da se stesso
per essere d'aiuto agli altri.
Insegna tu a pensare ad essi e a capirli.
Mostrami cone io possa dir loro una buona parola,
consolarli, sollevarli e aiutarli.





SETTIMA STAZIONE
Gesù cade per la seconda volta sotto la croce

CATTIVO FU L'AIUTO di Simone di Cirene e infine se ne sarà certo completamente liberato. Gesù é di nuovo solo in mezzo a un popolo senza pietà. Da sua madre ha dovuto staccarsi; i suoi dicscepoli sono scappati; quel paio rimasti fedeli sono impotenti tra la grande moltitudine.
Nessuno lo aiuta. La croce grava così pesantemnte, ma ancor più intensamente pesa sulla sua anima tutta l'ingratitudine d'attorno. Con l'amore più genuino egli ha annunciato loro il regno di Dio. Qualcuno di quelli che un giorno ha reso sani o che ha saziato nel deserto è forse lì.
E ora essi strepitano contro di lui come se fosse il loro più crudele nemico. Questo è ciò che lo butta a terra per la seconda volta. Ma una grande luce splende nel suo intimo: proprio attraverso quanto essi gli fanno egli vuol salvarli! E' così che per la seconda volta di nuovo faticosamente si rialza e prosegue.

Signore,
potessi capire quanto è grande soffrire
per gli altri!
Tutti i tuoi dolori hanno una dolcezza nascosta
perché tu sai che da essi proviene
benedizione e salvezza per noi.
Non posso io essere altrettanto disponibile?
Non posso portare per gli altri
quanto mi opprime?
Offrire le mie preoccupazioni,
le mie fatiche, i miei dolori
in sacrificio al Padre celeste
insieme alla tua sofferenza redentrice?
Per tutti coloro che mi sono cari,
il coniuge, i figli, i genitori, i fratelli ...
Per le necessità che ci sono nel mondo ...
Per tutto ciò che è grande, puro, santo
e che è in pericolo ...
Per i molti che smarriscono la via,
sono nel peccato e si sono perduti ...
Potessi capire profondamente
che la mia sofferenza
diventa benedizione per altri!

Che essa partecipa della forza
della sofferenza redentrice!
Essa attira la grazia divina sugli altri
e aiuta là dove altrimenti
nulla può essere d'aiuto.
Sì, allora il dolore sarebbe veramente vinto!
Allora esso sarebbe superato
nella sua radice più profonda.
E invece di essere malcontento,
avrei, pur nel bisogno, la gioia in cuore
di essere aiuto di Dio nell'opera d'amore
e di redenzione.
Signore, ti prego con tutta l'anima,
insegnami a comprendere ciò!
Rendi la mia anima aperta e generosa
perché capisca questa verità
indicibilmente grande
e infondile amore
perché si ponga anche all'opera.





OTTAVA STAZIONE
Gesù parla alle donne che piangono

ANCHE QUESTO RIVELA un prodigio della libertà del cuore di Gesù. Quando penso in che stato d'animo egli si trova ... Il capo torturato da spine, il corpo straziato da profonde ferite, tormentato da acre sudore ... Come quasi soffoca sotto il peso ... Attorno a lui solo odio e scherno e davanti la spaventosa fine ... Se fossi io in tale situazione e qualcuno accorresse, facesse grandi lamenti, mi compiangesse con molte parole e lagrime, non diverrei forse brutalmente impaziente?
L'animo di Gesù invece rimane libero e calmo. E quantunque tutto in lui frema dal dolore, egli parla tranquillo con le donne e continua la sua missione insegnando e ammonendole.

Signore,
per tutti giungono momenti
di opprimenti sofferenze
e tutto freme sotto il loro peso.
I nervi non vogliono più obbedire
e uno fa fatica a domarli,
perché non scoppino.
Doppia fatica, se i vicini lo tormentano
con un comportamento privo di sensibilità
e irragionevole.
Se un giorno questo capitasse a me,
aiutami Signore a rimanere tranquillo.
Nella forza della tua pazienza
io voglio controllarmi,
voglio andare incontro agli altri di buon animo,
anche agli irragionevoli,
agli insensibili, alla gente rude.
Voglio continuare a compiere
il mio lavoro con calma,
continuare a esercitare la mia professsione,
anche se mi trovassi
in un pessimo stato d'animo.





NONA STAZIONE
Gesù cade per la terza volta sotto la croce.

POCO DOPO LA SECONDA CADUTA Gesù crolla una terza volta. Cosa deve dire uno davanti a un così intenso travaglio? Ogni parola diventa inutile. Tenta di percepire ciò che egli prova. E' stanco da morire e cosa significa cadere sotto un tale carico, con quelli che ha vicino, per la terza volta? La sua resistenza è agli estremi. Ciononostante si rialza ancora una volta e porta la croce fino alla meta. Lassù però non lo aspetta la liberazione, bensì una terribile morte.

Gesù,
tu il forte, tu sei in me e io in te.
Con te io devo poter perservare nel dolore,
anche quando credo di non farcela più.
Con te io devo poter compiere il mio dovere,
anche quando mi diventa tanto pesante.
Aiutami tu perché nelle croci non mi scoraggi,
perché non diserti il mio dovere.
E se cado, se la forza mi viene a mancare,
aiutami a rialzarmi di nuovo.
Tre volte tu sei crollato a terra,
tre volte ti sei rialzato.
Insegnami a capire, Signore,
che tu non ci chiedi di non diventare mai deboli,
ma piuttosto che abbiamo a rialzarci
sempre di nuovo.
Insegnami a riconoscere che tutta
la nostra vita sulla terra
è un continuo rialzarci,

un continuo iniziare da capo.





DECIMA STAZIONE
Gesù viene spogliato delle sue vesti

TUTTO GLI HANNO TOLTO: la sua libertà, i suoi amici, il suo vigore. Adesso gli tolgono anche il decoro del suo corpo. Nudo e spoglio viene esposto al ludibrio. Ogni insolente lo può guardare e deridere. Tutti coloro che un giorno lo avevano stimato un grande profeta, che lo avevano esaltato come messia, amici, estranei, tutto il popolo lo vedono nella sua umiliazione. L'animo di Gesù è forte, profondo, indicibilmente nobile e fine; tutto delicato e vivo il suo senso dell'onore. Come fiamme di fuoco lo copre la vergogna. Ma egli resta fermo nella volontà di Dio e resiste.

Signore,
fa che quest'ora amara mi sia presente,
se un giorno il mio onore fosse in causa.
Quando qualcuno non riconoscesse
la mia intenzione
e mi attribuisse ingiusti moventi.
Quando mi calunniassero e ledessero
il mio buon nome.
Perfino se coloro che mi rinnegano
fossero quelli che mi sono vicini
e dovrebbero sapere come la penso.
Tu hai patito una vergogna
così indicibile per me. Per questo sacrificio
rendimi forte in tali momenti.
Dio conosce la verità; voglio pormi in essa.
Voglio pensare che il mio onore è nelle sue mani
e che egli mi giustificherà nel tempo giusto.
Non lasciare che divenga impaziente,
non permettere che ripaghi con ugual moneta,
critichi, giudichi, perfino sospetti colui
che ha leso il mio onore.
Aiutami a restare giusto e tranquillo
e ad aver fiducia in te.





UNDICESIMA STAZIONE
Gesù viene inchiodato alla croce

CIO' CHE ORA ACCADE è così spaventoso da desiderare di fuggire per non doverlo osservare. Ecco, lo inchiodano e drizzano la croce ... Mio Signore e Salvatore! Ma io non ho diritto alcuno di correr via, io devo restare qui. Egli soffre per me. Lungo la strada Gesù ha almeno potuto camminare, muoversi, sforzarsi! Ora tutto cessa. Ora egli non può più nulla se non procedere in silenzio e sopportare. I dolori negli arti inchiodati, al capo e in tutte le profonde ferite diventano sempre più struggenti; sempre più tormentosa la sete, sempre più forte la paura e l'angoscia del cuore. Ed egli non può aiutarsi, muoversi, non può nulla se non soffrire e sentire la morte che s'avvicina. E gli uomini che gli stanno attorno! L'odio e il disprezzo diabolico dei suoi nemici! La brutalità delle plebe!

Signore,
perdona a me peccatore!
Io sono colpevole del tuo stato.
E fa che la tua sofferenza non sia per me invano.
Fa vivere in me la tua forza e pazienza divina.
Per tutti arriva l'ora
in cui uno non può più nulla,
non può difendere il proprio onore,
lenire i suoi dolori,
non può trovare alcuna via d'uscita
alla propria sventura.
Sarà soprattutto così nell'ultima malattia,
quando uno avverte che si avvicina la fine,
quando il medico non può più fare nulla.
In quel momento ognuno è inchiodato
e non può aiutarsi.
può solo una cosa:
raccogliere cuore e volontà in Dio.
Tenersi attaccato,
strettamente ancorato alla volontà del Padre
e perseverare in silenzio.
E lasciare completamente a lui l'andare
verso una fine buona o amara.
Signore, quando giungerà quest'ora
tu sarai accanto a me, lo so.
La forza della tua croce sarà allora in me
e mi renderà forte.





DODICESIMA STAZIONE
Gesù muore sulla croce

PER TRE ORE Gesù soffre. Accanto alla croce stanno sua madre e il suo amico più caro. "Ecco, qui tuo figlio", dice alla madre. E a Giovanni, "questa è tua madre". E' come se staccasse da sé l'amore di queste due persone che lo circonda. Gesù vuol essere solo. Egli ha preso su di sé la nostra colpa; da solo vuol portarla di fronte all'eterna Giustizia. Nessuno deve essergli accanto. Del tutto solo egli regola la terribile faccenda con Dio. Nessun uomo sa cosa abbia provato Gesù in questi momenti. Perciò grida: "Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?" Nessuno svela questo segreto: come il figlio di Dio possa essere da Lui abbandonato. Noi possiamo dirci solo questo: finora il suo cuore ha sentito la vicinanza di Dio come consolazione e sostegno. Ora anche questo lo abbandona. E' completamente nudo e solo. Da tutti abbandonato. Solo con la nostra colpa di fronte alla Giustizia divina. Nessuno può immaginarsi cosa ciò significhi! Una cosa sola lo sostiene: la sua incrollabile fedeltà verso la missione del Padre; il suo inconcepibile amore per noi. E in questo amore egli si consuma, fino a che tutto sia compiuto. "Tutto è portato a compimento".

Adoro
l'infinita Giustizia di Dio
davanti alla quale io sto come peccatore.
E te, mio Redentore, che per me ti sei reso garante.
Signore, tu mi hai redento;
per questo ti ringrazio dal profondo del cuore.
Tu mi hai anche mostrato come io possa
portare la sofferenza
e come posso superarla:
solo attraverso l'amore.
Posso portarla soltanto accettandola
dalle mani del Padre, come tu.
Confidando nel Padre
e tenendomi attaccato a lui.
Allora io resterò forte,
anche se per il resto tutto mi verrà meno.
Posso vincerla solo se ne faccio
una benedizione per altri,
proprio come tu hai fatto
.
Portandola e offrendola al Padre per i miei cari,
per tutti quelli che intendo aiutare.
Allora essa partecipa dell'onnipotenza
della tua sofferenza
attira la grazia del Padre
e aiuta anche là
dove altrimenti nulla può essere d'aiuto.
E poi è d'aiuto anche per me
poiché so che ciò che soffro non è invano,
ma porta benedizione per altri.
E se un giorno avverrà
che io non possa più nulla
e mi senta inutile al mondo,
proprio allora posso veramente ancora
fare la cosa più grande:
offrire insieme a te nel silenzio e con gioia
la mia sofferenza, la mia impotenza,
perfino il mio morire per gli altri.

Signore, solamente così si realizza
ciò che nessuna saggezza umana,
nessuna potenza
e nessun bene del mondo può compiere:
solo così sofferenza e morte
vengono veramente vinte.





TREDICESIMA STAZIONE
Gesù viene deposto dalla croce

IL SIGNORE HA CESSATO di soffrire. Ora egli è morto. L'opera meravigliosa di Dio, questa vita nel fiore degli anni, tutta piena di vigore e d'ogni ricchezza, tutta forte e tenera, è finita. Umanamente parlando, egli aveva ancora tutta la vita dinanzi a sé. Quante cose Gesù avrebbe ancora fatto, insegnato, realizzato e quanto aiuto avrebbe dato, quale divina pienezza di vita avrebbe ancora potuto svilupparsi da lui se avesse trascorso un'intera esistenza umana! Ora tutto è stroncato. Ma questa è la "stoletezza della croce". "Il chicco di grano doveva morire" affinché da lui nasca una vita grandiosa e quelli che lo buttarono nella terra sono diventati, senza volerlo, i seminatori di salvezza.

Signore,
questa è la risposta all'amara domanda:
perchè soffrire?
Perché dover soffrire
quando tutto invoca felicità e attività?
Perché morire?
Perché doversene andare quando la vita
non è ancora stata vissuta?
Perché dover dare quello che è così caro?
Qui tutta la saggezza umana crolla.
la risposta sta soltanto nella croce:
"il chicco di grano resta senza frutto
fino a che non muore nella terra".
Tutto il nostro soffrire,
il nostro sacrificarsi e morire
è semente divina.
Diventando una cosa sola con la volontà di Dio
diamo origine a vita su vita
per noi e per gli altri.
Così voglio credere.
Voglio confidare e tenermi accanto a Dio
affinché anche la mia vita
e il mio soffrire e la mia morte
portino frutto eterno.





QUATTORDICESIMA STAZIONE
Gesù viene posto nel sepolcro

AVVOLGONO IL CORPO DEL SIGNORE in panni di lino e lo pongono nel sepolcro di Giuseppe di Arimatea. Poi accostano la pesante lastra all'apertura e se ne vanno, tristi, a casa. Ora tutto è silenzioso. Tiriamo un respiro di sollievo perché la terribile vicenda finalmente è finita. Una pace profonda regna attorno alla tomba solitaria. E' la pace del compimento. Colui che dorme là dentro ha portato a termine con divina fedeltà tutto ciò che il Padre gli aveva affidato. Ora egli si riposa della sua opera. E per noi è come se attorno a quel posto ora tranquillo già risplendesse la vicina gloria pasquale. I discepoli sono certamente in tutt'altro stato d'animo. Per essi ogni speranza è finita. Per essi la sofferenza e la morte del Venerdì Santo sono la fine. Ma anche a loro egli appare presto raggiante di forza e di luce ed essi riconoscono "come il messia doveva patire tutto questo per entrare nella sua gloria" e che la sua morte fu il prezzo della nostra vita.

Signore,
questo è il lieto annuncio
che tu hai portato a tutti,
che dopo ogni Venerdì Santo viene
un mattino pasquale.
Che ogni sofferenza è una fonte di benedizione
e la morte stessa
è il seme di nuova vita per tutti quelli
che si tengono aggrappati a te.
Questo insegnami a comprendere.
Rendi viva in me la convinzione
quando giungeranno ore buie.
Allora sperimenterò non solo
di poter sopportare la sofferenza,
ma anche di poterla vincere.
In te voglio sentirmi superiore a lei,
voglio accorgermi come da ogni ora
di sofferenza valorosomente affrontata
l'anima esce più forte,
da ogni tenebra superata
risplende un raggio di luce pasquale.
E che, chi con te vive e soffre
anche nell'amarezza partecipa alla tua pace.




web site official: www.suoredimariabambina.org