SOLIDARIETA'CALENDARIO 2013
 
  CALENDARIO 2013
 
  SE LA VITA E' UN DONO
 
  Accanto a Bartolomea, indomita nel perseguire l' ideale da cui si sentiva ispirata, a dare inizio
a un Istituto "tutto fondato sulla carità",
Vincenza quasi nasconde se stessa, riluttante ad uscire da quel nascondimento entro il quale già operava, spostando sui "crocifissi" della sua terra lo sguardo che non mancava di posare sul Crocifisso, il grande Amore della sua vita.

Si racconta di lei, concretamente:
"… si infilava, lesta e furtiva, nelle vie e nei viottoli, scomparendo dietro le porte e le case, dove si nascondevano i bisogni; con garbo e discrezione ne prendeva nota e poi... arrivavano le fasce per il neonato, il vino buono per l'infermo, il frumentone per la fame dei figli, il letto per il ragazzo che cresceva, il condono di un debito, l'ordinazione di un lavoro per far guadagnare l'artigiano, l'aiuto ad aprire un negozio di cui poi si faceva cliente, il necessario per mettere su famiglia e anche – e anzitutto – qualche lezione di vita a chi percorreva una cattiva strada".

Lo poteva fare, perché la sua famiglia di commercianti in pelli era fra le più benestanti del paese, anche se "dietro le sue elargizioni c'erano segrete storie di personali rinunce e sacrifici. Che però sapevano soltanto lei e il Crocifisso, perché lei tutto faceva abilmente scomparire sotto un bel fare, garbato e discreto, da vera signora della carità".

Sarà lei, "la signora della carità", obbediente all'esigenza di uscire dal suo nascondimento, a continuare e consolidare nel tempo l'opera di cui Bartolomea aveva potuto soltanto vedere la nascita, chiamata poi da Dio, nel pieno fiorire dei suoi 26 anni, a guardarla e a proteggerla dal Cielo.

   
gennaio - ZAMBIA
"Gruppo giovani di Lissone" I parte
Abbiamo vissuto la nostra esperienza a Chirundu dove le suore di carità gestiscono un orfanotrofio che ospita ottanta ragazze e un ospedale (sono il "Village of Life" e lo "Mtendere Mission Hospital), oltre a svolgere attività pastorale in parrocchia e nei villaggi. Di questi villaggi abbiamo visto una realtà angosciante: lontanissimi, senz'acqua né luce, sperdute capanne con il nulla intorno, gente in cammino per chilometri a piedi, mercatini lungo le strade principali. La vita quotidiana sul filo xella sopravvivenza e tutta giocata sul presente, perché del futuro non c'è neppure la certezza. Abbiamo poi visto l'Africa che, con l'aiuto di molti, ha potuto e sapito realizzare dei sogni. Al "Villaggio della Vita" la gioia viene incontro, ritorna la speranza perché si intravede un futuro possibile. Con le orfane abbiamo giocato, cantato, danzato, sentendoci coinvolte e partecipi della loro vita, diventando per loro un luogo dove trovare un abbraccio, una confidenza. Le garazze vivono in piccoli gruppi, in casette linde e accoglienti. A tutte è assicurata una vita dignitosa, la frequenza alla scuola, la cura per la loro crescita.
 
   
febbraio - PERU'
Ambra e Piero
… Avendo deciso di chiedere alle Suore di Maria Bambina la possibilità di fare un periodo di servizio all'estero, è stata grande gioia sentire che era stata scelta per noi la comunità di San Marcos, un villaggio sulle Ande peruviane, che già conoscevamo da lontano per la presenza di un missionario nostro amico. Accolti dalle suore con molta cordialità, all'inizio ci siamo sentiti un po' come turisti. Poi ci siamo ambientati, le abbiamo conosciute meglio e ci siamo inseriti nella realtà locale, prendendo coscienza che ci era chiesto soprattutto di "esserci", di vivere pienamente in quella stessa realtà. Abbiamo seguito sr.Edith nella catechesi e nella visita alle scuole delle comunità intorno al paese; siamo stati tanto con i bambini, abbiamo giocato con loro, accorgendoci che era proprio quello di cui avevano bisogno. Abbiamo imparato che non è tanto importante quello che si fa ma come lo si fa; abbiamo imparato che è vero che chi possiede meno è chi sa donare di più.
 
   
marzo - ITALIA
dal mensile della Diocesi di Milano, circa la comunità "La Grangia"
E' situata in località Monluè, dentro una vecchia cascina ristrutturata e adibita a casa di prima accoglienza per stranieri, oggi aperta a rifugiati e richiedenti asilo politico. La gestiscono le Suore di Maria Bambina, coadiuvate da operatori e volontari. Ed è una volontaria, Paola, ora operatrice fissa, che racconta: "La Grangia, in questa zona di Milano, è una finestra sul mondo e una ricchezza anche per i volontari passati lungo gli anni. L'aspetto bello è il contatto con gli ospiti, la loro conoscenza personale. All'inizio lo straniero può farti paura, ma poi ti renfi conto di essere tu stesso straniero nei loro confronti. Stando insieme per una giornata – come può avvenire durante una gita organizzata in un giorno di festa – molti ragazzi si aprono e ti raccontano cose incredibili. Sembra impossibile che a tutt'oggi possano esistere casi di tortura e di persecuzione come quelli descritti. Di fatto, ogni ospite ha la sua storia, con i suoi traumi e le sue sofferenze".
 
   
aprile - BRASILE
Chiara e Filippo
Arriviamo alla missione nel Bairro Taquaril a Belo Horizonte, sconcertati ma subito confortati dalla cordiale accoglienza delle suore fra le quali, dopo qualche giorni, ci sentiamo proprio come in famiglia… L'esperienza più coinvolgente, per numero di giorni, si è attuata dentro il "Projeto Providencia", arrivato oggi a sostenere circa 4.500 tra bambini e ragazzi bisognosi, dando lavoro a 1.800 persone, anch'esse bisognose. Come obiettivo principale si propone di tenere i bambini lontano dalla strada quando non sono a scuola, dando la possibilità di impiegare il loro tempo in modo educativo per il loro futuro, e dando quel pasto che per molti è l'unico certo della giornata.
 
   
 
   
giugno - ZAMBIA
Gruppo Giovani di Lissone (II parte)
Abbiamo inoltre sistemato la stradina principale del villaggio, spalando terra e sassi, "assaggiando" così la terra africana rossa e polverosa, e provando la fatica della mancanza di strumenti adatti. Siamo stati pure all'ospedale, unico per un immenso territorio, bello come un'oasi e ben attrezzato. Abbiamo visto la lunga fila di mamme che portavano i bambini per la vaccinazione, e i malati nelle corsie che accoglievano sorridenti la nostra presenza. Abbiamo visitato altre comunità e ovunque ci è venuto incontro il sorriso di suore che, con tenacia e amore incondizionato, vivono la carità verso tutti e nonostante tutto. A tutti i giovani vorremmo dire di rischiare nella vita esperienze forti da sentire sulla propria pelle. Lasciare il noto per l'ignoto è una carta da giocare perché apre orizzonti e dà la possibilità di incontrare veramente se stessi, di capire a che punto si è nella vita e quali passi fare per andare oltre.
 
   
luglio - BANGLADESH
Alunni e docenti del Collegio degli Angeli - Treviglio
Quest'anno è stato proposto a noi studenti un particolare cammino di Avvento: aiutare la missione di suor Tecla a Khulna, in Balgladesh. Si trattava dell'acquisto di caprette che suor Tecla avrebbe distribuito alle famiglie perché potessero avere ogni giorno un po' di latte. Molti di noi ragazzi si sono messi in gioco per realizzare un progetto che aveva immediatamente toccato la nostra sensibilità. Con l'aiuto di qualche docente, abbiamo organizzato la vendita di torte al cui ricavato abbiamo potuto aggiungere offerte spontanee da parte dei singoli alunni e degli insegnanti. Il fondo raccolto ci ha dato la possibilità di realizzare un ovile di centocinquanta caprette. All'interno della scuola abbiamo poi creato, accanto al tradizionale presepio, un recinto pieno di caprette disegnate e colorate da noi. Ogni mattina esse ci ricordano le persone che abbiamo aiutato e ci sentiamo ripetere da Gesù, "...avevo fame e mi avete dato da mangiare ..."
 
   
agosto - CALICUT - India
St.Vincent's Home – centro di riabilitazione
La nascita del complesso risale all'anno 1923, qualificato all'inizio come orfanotrofio. L'attività delle suore si estese subito, tuttavia, all'assistenza degli ammalati nei villaggi circostanti che le stesse andavano a visitare di capanna in capanna portando medicine e conforto. Attualmente la comunità è costituita a diciotto suore, il cui servizio è risposta ai più disparati bisogni di ragazze, vedove, orfani, famiglie in difficoltà. Si vuole evidenziare qui la "foundling home", casa dove vengono accolti e assistiti bambini abbandonati, bisognosi di cure anche fisiche.
 
   
settembre - MUNDGOD - India
Centro si assistenza sanitaria "Joty"
La fondazione del centro risale all'anno 1980 con lo scopo di portare la presenza di Cristo, attraverso donne dedicate alla preghiera e al servizio dei poveri e dei sofferenti, in una zona abitata principalmente da induisti e mussulmani. Si trattava del cosiddetto "apostolate of healing" (apostolato di guarigione) a cui fa capo oggi un centro di assistenza sanitaria che, insieme ad altri servizi offerti nel vasto complesso, occupa una comunità di nove suore, tra cui una con la qualifica di medico.
 
   
novembre - INDIA
Antonio, Costanza, Loretta, Dora
Siamo quattro dipendenti della "Fondazione Istituto Neurologico Carlo Besta" appena tornati da un'esperienza di servizio volontario presso la missione 'Infant Mary Convent' di Mangalore, gestita dalle Suore di Maria Bambina. Investiti di personale responsabilità, e cercando di capire quale forma dare al nostro aiuto, abbiamo avvertito come le carenze affettive fossero le più dolorose. Siamo allora ricorsi al gioco, come mezzo con il quale riuscire a meglio comunicare e trasmettere emozioni. Una palla, un mazzo di carte, le bolle di sapone, i colori sono bastati a creare e a far crescere un rapporto sempre più intenso, dentro cui sviluppare fiducia reciproca e reciproco affetto. Il rapporto di amicizia che si è così venuto a creare ci ha permesso di conoscere le storie personali di molti, spesso drammatiche e toccanti, cariche di solitudine, abbandoni, povertà, ingiustizie sociali. Il lavoro pratico ha finito così per passare in secondo piano, mentre prevaleva sempre più l'attenzione al rapporto interpresonale rivolto al singolo. Questa esperienza ci ha arricchiti non solo a livello tecnico, ma soprattutto a livello umano: ognuno di noi ha ricevuto ben più di quanto ha dato.
 
   
dicembre - ETHIOPIA
La comunità delle suore di Maria Bambina
E' trascorso un anno da quando la terza comunità in Etiopia ha iniziato il suo servizio nella zona di Borama, a Dadhim, dove ci sono tre gruppi di etnici, costituiti da pastori nomadi. Noi abbiamo iniziato la nostra missione per sostenere la gente con l'istruzione, il servizio pastorale, l'assistenza sanitaria, terapeutica e preventiva, e operiamo anche in quindici stazioni circostanti entro i 100 Km di distanza, con iniziative rivolte alle mamme e ai bambini. Il sostentamento della gente e del bestiamo dipende dalla pioggia. Quest'anno la siccità ha colpito parte dell'Etiopia tra cui questa regione del Borama. Ovunque si vede povertà, malnutrizione, malattie contagiose dovute alla mancanza di acqua potabile e di fognature, con l'aggiunta della putrefazione di carogne di animali. Attualmente la "Caritas Austria" e altre organizzazioni intervengono per aiutare la gente in questa drammatica situazione. Il Vescovo di Awasa ha chiesto alla nostra missione di Dadhim di dare un contributo al programma di alimentazione supplementare. Le suore visitano i centri periferici per rifornire di vivere i più bisognosi.
 
Mese per mese, vedremo allora come questa carità eserciti il suo fascino
su molti e chiami molti
a dedicarvi in esclusiva qualche periodo della propria vita.

"Se la vita è un dono…"
 
 

 
 
 
maggio - THAILANDIA
Daniela Volontaria presso il "Camillian Social Centre di Bandu (prov. di Chiang Rai),
dove le Suore di Maria Bambina collaborano con i Padri Camilliani, Daniela scrive una lunga lettera a Mika, che qui è riassunta. "Cara Mika, non ti ho conosciuta, ma ho conosciuto la tua storia, di quando sei arrivata al Centro con una zia, dopo che ambedue i tuoi genitori erano morti di AIDS. Lo stesso male che avrebbe portato via anche te, un anno dopo, a soli sette anni. Dopo di te e come per te, cara Mika, i padri e le suore hanno continuato a tenere aperte le porte a bambini abbandonati e soli:padri, madri, sorelle in prigione per problemi di droga assunta e spacciata, genitori che ne muoiono lasciando i figli orfani. Con loro i tanti bambini che arrivano da villaggi dove non potrebbero frequentare la scuola e che qui trovano assicurati vitto, alloggio, vestiario e l'insegnamento del "tai", la lingua ufficiale a loro sconosciuta. La tua storia rimarrà custodita nel mio cuore, come il ricordo dei tuoi coetanei a cui vorrei poter ancora dedicare un po'm del mio tempo…"
 
 

 
ottobre - ROMANIA
Eliabetta
... terminato il giro in "carruzza", arrivavamo dai bambini. I pomeriggi li passavamo interamente con loro. Iniziavamo con i bans e con balli (che lasciavano noi con il fiatone e loro freschi come rose) e poi giochi, attività manuali, riflessione guidata e preghiera. Per noi il gioco ha facilmente la forma in duna partita di calcio o di pallavolo, ma l' campi spotivi non ce n'erano. Avevamo solo un prato e poco materiale anche per altri giochi: fogli di carta, colori, gesso, piattini di plastica ... ma la difficoltà acuisce l'ingegno e così potevamo scoprire giochi bellissimi a noi completamente sconosciuti,e vedere fogli di carta caolorata in mano a bambini concentratissimi, trasformarsi in eleganti cigli o in deliziosi mazzi di fiori. Conoscevamo poco della lingua, ma ci siamo accorte che i bambini ti capiscono lo stesso, capiscono se ti interessi veramente di loro. E così ci siamo affezionate, noi a loro e loro a noi che sempre più spesso ci venivano a cercare per un abbraccio ...
 









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