ITALIA - VALLE DELLE GIUDICARIE



«AMORE IN AZIONE»



Noi, gruppo giovani della Valle delle Giudicarie (Trentino), provocati dalle parole di papa Francesco:
«Cari giovani, voi accumulate tante informazioni, ma talvolta non sapete amare [...] solo l’amore rende feconde le informazioni», ci siamo interrogati su come rispondere. Abbiamo così progettato e realizzato un’esperienza di servizio alle mense dei poveri della Caritas di Venezia «S. Giuseppe» e «Betania», «Papa Francesco» di Marghera e quella dei padri Cappuccini di Mestre.

Nel nostro immaginario pensavamo d’incontrare il barbone senza fissa dimora, con i capelli scarmigliati, l’abito sporco intriso di odore di tabacco e l’alito dall’odore aspro del vino. Invece abbiamo incontrato volti segnati da storie e da ferite fisiche, morali e spirituali custodite con dignità: Jan, ceco, privato sin da bambino degli affetti familiari e dei diritti di cittadino a motivo del totalitarismo, ora risponde all’odio con piccoli gesti d’amore; Giovanni, ragioniere, riceverà la pensione tra due anni, intanto deve pagare l’affitto e il riscaldamento, acquistare il cibo; una giovane donna, provata dalla vita, viene alla mensa da tre anni, non si sa nulla di lei neanche il nome, eppure gli operatori l’accolgono con discrezione e rispetto;

Maria di Marghera è stata quattordici anni in orfanotrofio e ora vive con un rumeno che ne ha venti meno di lei; Said, ghanese, scherza mentre chiede il cibo, per nascondere il disagio e la vergogna. Tante fragilità, tante storie che non conosciamo, ma scritte in quegli sguardi più eloquenti delle parole, hanno spiazzato i nostri pregiudizi e i nostri stereotipi e ci hanno fatto sentire poveri con i poveri.

 

 

Sono risuonate in noi le parole di papa Francesco e le abbiamo sentite vere: «Gli emarginati, gli scartati, i disprezzati si vedono e si comprendono solo con gli occhi resi lucidi dalle lacrime, dal saper piangere e mendicare con loro». Le ferite intraviste ci rimandano alle nostre, ci costringono a fare i conti con la nostra fragilità che nascondiamo per timore del giudizio altrui. I gesti profondamente umani, visti prima ancora che alle mense dei poveri, nelle suore della comunità «La Veronica» che ci ha ospitati, ci hanno confermato che non c’è estraneità tra l’umano e il Vangelo.

Esse ogni giorno asciugano il volto del povero e Gesù restituisce loro il suo volto celato nella ventiduenne condannata all’ergastolo, nell’universitaria ribelle, nella donna ucraina in permesso d’uscita dalla prigione, nella sorella che prepara il cibo... Le suore, poi, continuano la contemplazione di questo volto nella preghiera da cui attingono coraggio per asciugarlo ogni giorno in casa e nella bella, lussuosa e vanitosa Venezia.

È stata un’esperienza ricca di stimoli forti per la nostra vita: li vogliamo raccogliere e custodire, o meglio metterli in azione, renderli fecondi. La comunità «La Veronica» ci avverte che «l’amore in azione» comincia nel quotidiano con i genitori, fratelli e sorelle, con i compagni di scuola, nella parrocchia, e si impara mettendosi alla scuola dell’umanità di Gesù. I poveri incontrati ci hanno aperto gli occhi sui molteplici volti della povertà, talvolta sommersa, senza voce che si comprende origliando le parole non dette, accostandosi in punta di piedi e «con gli occhi resi lucidi dalle lacrime», senza giudicare, senza la pretesa orgogliosa e autosufficiente di dare risposte, ma come loro mendicando, attendendo, sperando. Concludiamo con le parole di un canto che ci ha accompagnati nei momenti di preghiera: «Signore, fa’ che il nostro cuore sia goccia di rugiada, sia voce di speranza: [...] è donando che si ama la vita, è servendo che si vive con gioia».
gruppo giovani della Valle delle Giudicarie
 

 

 

 

 

 

 

 

 

sito web ufficiale: www.suoredimariabambina.org