ITALIA - DELEGAZIONE DEL CENTRO-SUD ITALIA - BARI


EXPO SOLIDALE

Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno». Chissà se, con riferimento a queste parole di madre Teresa di Calcutta, è stata messa una goccia sulla locandina che pubblicizza la seconda edizione dell’Expo solidale, iniziativa promossa dalla parrocchia «Santa Maria delle Vittorie» in Bari e da Confartigianato, con il patrocinio del comune di Bari e per la quale anche la comunità dell’«istituto Margherita» ha reso disponibili alcuni ambienti.

I singoli e le microimprese in difficoltà o di nuova costituzione, che si sono presentati domenica 1 febbraio per promuovere il proprio lavoro o i propri manufatti, sono gocce che si sono esposte e proposte, accomunate dal bisogno e dal desiderio di trovare o ritrovare il proprio posto nell’oceano agitato del mondo del lavoro.
Con la propria originalità e professionalità hanno offerto uno spaccato della nostra società vista dalla prospettiva del piccolo, di chi, in questo tempo di crisi, fatica a stare sul mercato, ad arrivare a fine mese, e tuttavia ha energia, creatività, passione e coraggio.
Questa esposizione a misura di incontro ‘a tu per tu’ ha permesso di scoprire dietro ogni biglietto da visita un mondo fatto di esperienze, sogni, relazioni, preoccupazioni, abilità, professionalità.

In questa realtà, anche l’iniziativa dell’
Expo solidale è una goccia, che certo non risolve i problemi, ma che, oltre a essere un’occasione di farsi conoscere per i lavoratori, è un segno della speranza che viene dalla solidarietà tra Chiesa, istituzioni civili, mondo del lavoro e scuola, a servizio dell’uomo e della sua vocazione ad abitare la terra come collaboratore di Dio.

 

 


LE VITTIME DELL’OLOCAUSTO

Signore, non ricordarti soltanto degli uomini di buona volontà, ma anche di quelli cattivi; […] ricordati delle cose buone che quelle sofferenze hanno fatto nascere in noi, […] e quando quegli uomini verranno al giudizio finale, lascia che i buoni frutti che da noi sono nati siano il loro perdono».
Sono le parole più intense che scuotono le pareti di un luogo di incontro, di condivisione, illuminato solo dalle tenui fiamme delle candele, disposte in cerchio l’una accanto all’altra.
È il modo in cui le universitarie del «Margherita» fanno memoria della shoa del popolo ebraico, dello sterminio dei prigionieri militari e politici, degli zingari, degli omosessuali, dei diversamente abili: tutti vittime del folle progetto dell’ideologia nazista. Esse si ritrovano in uno spazio denso di quotidianità, perché tali erano i luoghi dai quali si rastrellavano gli ebrei, luoghi di vita ordinaria dove irrompeva l’orrore.

La riflessione, guidata da suor Teresa Marziale, si snoda sulla lettura di alcuni testi:
l’articolo 1 della legge del 2000, con il quale il Parlamento italiano ha istituito la Memoria del 27 gennaio;
un componimento poetico anonimo di condanna dell’indifferenza verso il dolore, quando tocca gli altri:
Prima vennero per gli ebrei;
infine un passo del Vangelo di Matteo: «...non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno il potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna» (10,28a). Stupisce ancora la Parola per la sua attualità!

L’anima di ognuno delle vittime: uomini, donne, giovani, bambini, anziani sopravvive nella condivisione della memoria; è questa la nostra responsabilità. A settant’anni dall’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, nella dolorosa cronaca ordinaria che così spesso racconta ancora dell’odio che grava sulla Vita, l’invito a guardare ad essa, alla Vita, con rispetto e sacralità, è necessario e doveroso
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sito web ufficiale: www.suoredimariabambina.org