DALL'ITALIA - DELEGAZIONE DEL CENTRO-SUD



NAPOLI: LA CROCE DI LAMPEDUSA

Ai piedi della collina di Capodimonte si estende il 'rione Sanità', un noto quartiere popolare di Napoli.
Qui hanno abitato popoli provenienti dal Sud e dall’Est del mondo, africani e cinesi di cui sono una testimonianza le catacombe paleocristiane di San Gaudioso (V sec. d.C.). Dopo 1600 anni, il tratto di Mediterraneo che separa il Nord dell’Africa dall’Italia assiste a un moltiplicarsi di tragedie che coinvolgono un intero continente, trasformandosi in un cimitero senza croci. Qualcuno, toccato da emozioni che si imprimono nel cuore ed evocano immagini, tempi e vicende drammatiche di tutti i tempi, costruisce croci come sacramento di tanti crocifissi, che mai si devono dimenticare.

Il 9 aprile, dopo essere stata benedetta da papa Francesco, la croce di Lampedusa, costruita con i legni dei barconi naufragati davanti all’isola-porta d’Europa, inizia il suo viaggio: da Roma scende nelle catacombe del rione Sanità a Napoli. Durante la settimana santa, la Croce, intrisa di dolore e di amore, ha vegliato sulla città e sul rione: tutto è eloquente e si fa memoria. Viva è la ‘memoria’ di Cristo crocifisso, ancora quotidianamente sanguinante il dramma dei profughi che si accalcano sull’isola di Lampedusa, incrocio di mari e di popoli, terra di accoglienza e di lacrime, testimone di gente stremata dalla fame, dalle guerre, dalle violenze, dalle torture: testimone di umanità perdute nelle acque del Mediterraneo.


 

 

La croce, graffiata, crivellata, con tre chiodi in rilievo, non ha perso completamente l’azzurroverde del cielo e del mare né il marrone-rosso della terra e del sangue, da cui prorompono la storia del mondo, il racconto dei naufraghi e la loro forza di osare, il brivido di prendere il largo, il fre-mito di speranze nuove... la morte. Nulla è occultato della sofferenza di Cristo e dell’umanità. È l’epifania della violenza di cui gli uomini sono capaci. Penetra in noi la consapevolezza di appartenere ‘alla carne umana’, sentimento che presto diventa intercessione e adorazione umile e silenziosa. In processione, uno dopo l’altro, ci accostiamo alla croce con le espressioni più belle dell’amore: c’è chi l’accarezza, la bacia, l’abbraccia, appoggia la fronte sul legno, s’inginocchia...

Segue la Via crucis: il percorso si snoda tra la basilica di San Severo, di Santa Maria della Sanità, di San Gennaro; sostenuti dalla fede, camminiamo sulle nostre strade con passi lenti e silenziosi. La grazia ispira. C’è profumo di popolo.

La notte di Pasqua, nel pieno dell’oscurità appare la luce di Cristo, poi la basilica di Santa Maria della Sanità s’illumina a giorno: contempliamo la vita con gli occhi freschi, guardiamo i volti dei fratelli e ci lasciamo guardare, restituiti nella bellezza di umanità che viene dal Risorto. Attraversiamo le domande che si elevano dalla nostra terra, i dolori, le violenze, i rifiuti e le ingiustizie con il desiderio mistico di toccare la realtà. La Croce, costruita con il legno dei barconi di Lampedusa, memoria viva e drammatica di tanti crocifissi, ‘ora’ è innalzata come albero di vita, rifugio dei cristiani, ponte di salvezza, tra le piante fiorite con i colori dell’alba e del tramonto, i colori della vita e della bellezza, a indicare il giardino testimone della risurrezione del Signore. Saranno ripiantati questi fiori nei luoghi della quotidianità, dove si istituisce fraterna prossimità e dignità, dove si pratica la responsabilità e la cura nel debito di un amore vicendevole e verso tutti.

Lo stupore della risurrezione è nella nostra fede, dentro la nostra vita. Il Risorto sceglie la strada della Galilea come luogo di incontro: è la nostra terra, che impariamo a scegliere ogni giorno, ad amare con le sue fragilità e contraddizioni con una coscienza sempre più matura e la consapevolezza di dover assumere insieme delle responsabilità concrete.

Fuori della Chiesa, a pochi metri di distanza, una sparatoria e due pattuglie di carabinieri.




 

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