DALL'ITALIA - DELEGAZIONE DEL CENTRO-SUD


BARI: LA SOLIDARIETÀ DEI PICCOLI GESTI

Troppo spesso sentiamo parlare di cooperazione, solidarietà e lavoro di squadra ma, in molti casi, pochi sanno davvero essere attivi nell’ambito della cooperazione e della solidarietà.
Si pensa, solitamente, che la solidarietà si possa attuare solo attraverso grandi gesti e che solamente le fasce più adulte e mature possono avere a cuore questo ideale. Invece la solidarietà nasce dalle piccole azioni che, fatte in modo coscienzioso, diventano mattoncini con cui costruire un vero lavoro di squadra.

In questa ottica il comitato di Bari del «Movimento studenti cattolici FIDAE» (che ha sede nell’istituto «Margherita» ed è formato prevalentemente dai suoi liceali) ha deciso di organizzare una vendita di dolciumi, il cui ricavato è interamente destinato ad attività di beneficenza, in particolar modo per il fondo di solidarietà del nostro Istituto. I ragazzi non solo si attivano nella vendita della merenda solidale, ma realizzano cartelloni, locandine e girano per le classi spiegando l’attività.
Inoltre hanno deciso di aprire questa iniziativa sia ai compagni del liceo sia ai ragazzi delle scuole medie e ai piccoli delle elementari: la solidarietà è bella e vera solo se fatta con l’aiuto di tutti.

La nostra scuola è una vera famiglia nella quale tutti, alunni, genitori, professori e maestre, si aiutano per realizzare progetti di bene comune. La solidarietà si fa davvero con piccoli gesti, con una squadra e una famiglia che organizzano qualcosa di grande e di bello per gli altri. In un mondo in cui spesso prevalgono negatività, odio e voglia di arricchirsi anche contro gli altri, esistono luoghi come l’istituto «Margherita», in cui un comitato intende costruire qualcosa che sia simbolo di amore e di solidarietà anche con un pizzico di zucchero: la dolcezza dei dolciumi.


   

REGGIO CALABRIA: POTREMMO RACCONTARCI

Ho letto l’annuncio dell’iter per la proclamazione della santità di Igino Giordani, di Chiara Lubich e di altre figure del «Movimento dei focolari».

Igino Giordani era il giornalista di Radio Vaticana della mia infanzia-giovinezza e, fin qui, niente di nuovo.
Il bello sta nel fatto che questo ‘santo’ lo troviamo nelle pagine della nostra storia: «L’Istituto delle sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa» (II, 28-31), dunque un convertito grazie alla testimonianza silenziosa delle nostre sorelle.
L’invito alla santità nella sequela radicale di Gesù, oggi, si fa pressante da parte di papa Francesco e delle nostre superiore, che continuano a sollecitarci, attraverso la Nota alla programmazione, a «diventare sempre più sue vere seguaci».

Io, tu, come Igino Giordani, vediamo la santità nella testimonianza silenziosa in casa nostra? Mi capita di osservare le sorelle che operano tra i malati di HIV: silenziose, si alternano con gli operatori; i compiti più difficili sono riservati a loro e non solo per seguire gli ospiti quando il ‘richiamo della giungla’ li porta verso scelte poco corrette o decisamente sbagliate. Il vero problema si pone quando la malattia si affaccia in tutta la sua potenza distruttrice. Lentamente il male blocca la vista, poi toglie la parola; gli arti pian piano non rispondono più, la coscienza di sé è com-promessa. Non è tutto: i muscoli interni non permettono la deglutizione, l’equilibrio interiore del fisico è alterato.

Lì, le nostre sorelle sono chiamate a operare gesti impensati per una profana come me: atti di eroismo che nessuno conosce, tranne gli operatori che guardano attoniti queste azioni quotidiane, rese con la sollecitudine della Gerosa verso i colerosi. Quale ricompensa? Il lieve sorriso del malato o qualche suono vocale per dire grazie, mentre l’abbraccio caloroso delle suore si aggiunge al gesto impegnativo.

Grazie sorelle! Se questo servirà a noi, impariamo a raccontarci la vita come ha fatto Maria dopo l’esperienza del sepolcro.



BARI: I DUBBI MISTIFICATI DI SOGNI

Siamo tra donne e ci apprestiamo a parlare di noi stesse: le donne, appunto, quelle vere con i problemi di ogni giorno, quelle che al mattino si svegliano e, guardandosi allo specchio, vorrebbero un’altra sé, anche quelle che si scorgono dall’interno e hanno la paura più grande, quella di non essere amate abbastanza. Sì, uomo, potrai amarci in ogni modo, al massimo delle tue capacità, come sempre, ma noi donne abbiamo bisogno di più amore, come un pozzo che raccoglie molta acqua ma, se non è sigillato, la disperde.

Sì, uomo, il nostro utero e la nostra mente sono come pozzi profondi che hanno sete e più bevono più si riempiono, più si riempiono e più abbeverano. Questa è la catena dell’amore e dev’essere l’unica catena: libere di sapere e di scegliere!

Suor Agnese esterna il sorriso che ha nel cuore e noi ragazze, assorte nell’ascolto, facciamo tesoro delle sue parole, come quando una madre rassicura.
È un incontro un po’ insolito, invero, poiché incontriamo anche chi non c’è, come Etty Hillesum, e raccontiamo un incontro, quello tra Gesù e la Samaritana (Gv 6,1-41). Etty Hillesum, ebrea vittima della follia nazista, tende la mano alla Samaritana ed entrambe, nel racconto del loro vissuto, guardano noi, riunite nella biblioteca del «collegio Margherita»: nessuna differenza, siamo state, siamo e saremo le donne criticate o pettegole, bisognose di aiuto o salvatrici.
Eppure avremo il riscatto di un incontro, quello che ci svela il cuore. Non scivolano via i racconti, ma permangono come exempla di vita: Etty incontra se stessa e si autodenuncia, affaticata dalla consapevolezza di un vissuto non dignitoso, pieno di troppi uomini e troppo vuoto di felicità; la Samaritana incontra Gesù e, alla sua richiesta d’acqua, fa scaturire l’insicurezza da uno scudo di malizia, mette a nudo il cuore dinanzi a lui che le sta chiedendo aiuto. Lei capisce e ora è libera dai pregiudizi, può tornare ad attingere acqua, a bere e ad abbeverare.

«Ho sete», aveva detto Gesù, ma non specifica di che cosa, perché è implicito nella reazione della donna: ha sete dell’amore per gli altri, ha sete di dare e di liberare.




 

sito web ufficiale: www.suoredimariabambina.org