DALL'ITALIA - DELEGAZIONE DI LOMBARDIA


MILANO: MINISTERO DI CONSOLAZIONE E DI ACCOMPAGNAMENTO

Ogni servizio apostolico offre la possibilità di esprimere la carità di Gesù e di essere testimoni del suo Vangelo. Lavorando come assistente religiosa al «Mangiagalli», ho potuto avvicinare tanti ammalati, i loro parenti, il personale medico e paramedico. Incontrandoli ogni giorno con discrezione, si è creato nella struttura un clima familiare che ha facilitato la confidenza, la condivisione di esperienze, la solidarietà nella preghiera e nell’accompagnamento.

Un mattino, Paolo, che con il primario e un gruppo di medici stava facendo il giro nelle camere delle ammalate, delle partorienti, delle mamme in attesa, dopo il saluto abituale ha chiesto di parlarmi con una certa urgenza. Nel colloquio mi ha detto che, dopo aver superato varie difficoltà e resistenze, era deciso a dire il suo ‘sì’ alla chiamata del Signore che lo voleva sacerdote. Aveva intenzione di andare a Santiago del Cile, tra i più poveri, perciò avrebbe iniziato a breve la preparazione alla missione.
Mi ha confidato che desiderava far nascere i bambini non solo una volta in qualità di ginecologo, ma anche una seconda volta, come sacerdote, mediante il Battesimo. Mi chiedeva di accompagnarlo ogni giorno con la preghiera a Gesù, presente nell’Eucaristia, e a sua Madre Maria.

Michela, già laureata, era venuta a Milano per specializzarsi in pediatria. Cordiale, simpatica e ferma nei suoi ideali, sapeva esprimere i suoi giudizi con vivacità. Di ritorno da un congresso, in un incontro mi ha confidato che per essere contenta non le bastava la specializzazione e nemmeno un nuovo posto di lavoro. Era colpita dalla folla che sbarcava quotidianamente dai barconi a Lampedusa. Si sentiva interpellata e spinta a prendere una decisione concreta. Ora sta aspettando, con speranza, la possibilità di aiutare quelle persone.

Giovanni, un giovane robusto e forte, non è riuscito a entrare al Politecnico per la facoltà di ingegneria, ma è diventato agronomo. Un giorno ha incontrato Lucia, una giovane dottoressa sua amica d’infanzia. Appassionati entrambi della missione ad extra, sono partiti per un breve periodo in Angola. La povertà, la semplicità, la serenità della vita nei villaggi hanno contagiato entrambi del ‘mal d’Africa’. Dopo il matrimonio sono nati Sara e Carlo. I due sposi sono riusciti a coinvolgere altre famiglie amiche con le quali sono partiti per l’Africa, lasciandomi il compito di essere per loro come ‘Mosè’ in preghiera continua.
Così la carità si espande e, attraverso la preghiera silenziosa e perseverante, raggiunge i confini del mondo.


   


MONZA: L’URLO DELLA LIBERTÀ

La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà, quindi, anche una fine» (Giovanni Falcone).
«Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene» (Paolo Borsellino).


Il 14 marzo, le classi quarte e quinte del liceo «collegio Bianconi» incontrano Rita Borsellino, la sorella del magistrato ucciso dalla mafia il 19 luglio del 1992. Da subito le parole dell’europarlamentare sferzano l’aria. Il silenzio regna nel «Teatro degli Arcimboldi» di Milano.

L’attenzione dei giovani, spesso così difficile da conquistare e mantenere, è da lei monopolizzata. Ciò che più colpisce è l’umiltà e la sincerità con cui questa donna forte e coraggiosa si presenta allo stuolo di studenti. Nonostante l’età, nonostante il nome importante, nonostante la sua storia, sembra una di noi. Le parole che più ripete: verità, giustizia e libertà, non sono vani abbellimenti, ma realtà di pensiero e di azione. Rita non si nasconde, non lascia niente di sé nell’ombra; confessa di aver preferito, in un primo momento, reprimere l’astio e il dissenso verso la società dentro di sé, di non aver espresso ciò che la sua interiorità urlava: basta iniquità, basta mafia, basta a questo sistema!
Non ha cercato di scappare quando, giunta con i due figli in via d’Amelio dopo la strage, ciò che abitava i suoi pensieri era il desiderio di fuggire più lontano possibile, di dimenticare, di non pensare, di allontanarsi da quell’orrore, da quel dolore.
Ammette persino di aver provato una sorta di rabbia verso coloro che ai funerali gridavano piangendo: «Paolo! Paolo!». Il fatto che suo fratello le fosse di nuovo tolto, strappato via dal cuore era qualcosa che non poteva sopportare. «È mio!», avrebbe voluto urlare a chi fuori della chiesa, senza conoscerlo, piangeva la sua scomparsa. Ma qualcosa nella sua vita, dopo quel maledetto giorno, è cambiato. Lo dice lei stessa spiegando di essere diventata una persona totalmente diversa, con desideri, volontà e aspirazioni differenti. Ha fatto suoi la testimonianza del fratello, il suo coraggio (che, a detta di Rita, consisteva nella sua forte coerenza e determinazione) e l’immenso amore che li univa, e così ha dato vita alla donna nuova, alla grande donna che oggi abbiamo avuto l’onore di ascoltare.

Rita parla di azione, di come sono cambiate le coscienze con il passare degli anni, di come sia mutato il concetto di mafia e, soprattutto, come la emozioni e la appassioni la memoria sempre intensa di suo fratello. Rita Borsellino è una donna di lotta, ma donna con la D maiuscola. Nei suoi occhi, mentre parla, si legge quanto creda nei giovani, come affidi loro questa pagina sanguinosa della storia e della cultura italiana. Li incoraggia a essere pronti, a essere vivi, a non aspettare di essere colpiti personalmente, a prendersi a cuore queste cause, a portare avanti quest’opera di sensibilizzazione, di amore e di unione. Ringrazia la Scuola perché essa è un grande strumento che fa sì che a tutti sia dato lo stesso messaggio senza esclusioni o variazioni.

È la Scuola che riesce a unire e a mantenere viva e vera la memoria di coloro che hanno dato un futuro alla nostra Nazione. Conclude invitando ancora i giovani a essere protagonisti, forti, e a non piegarsi mai.


TREVIGLIO: «IO PER GLI ALTRI»


L’obiettivo formativo di questo anno scolastico è «Io per gli altri». Le maestre hanno invitato i bambini e i genitori a essere seminatori di gioia e di pace, aprendo ogni giorno il cuore agli altri. A scuola è giusto imparare lezioni nuove, ma bisogna crescere anche nelle relazioni. Insieme abbiamo pregato e abbiamo decorato un cartellone riguardante il nostro sfondo integratore che richiama la storia di Pollyanna. È bello ritrovarsi insieme: alunni, genitori e maestre!

La superiora ci ha presentato il nuovo preside, prof. Claudio Ghilardi, simpatico, bravo e anche severo. Abbiamo accolto la notizia con entusiasmo, ma pure con dispiacere perché la direttrice suor Maria ha dovuto lasciarci per intraprendere un nuovo lavoro a Roma. Resterà sempre nei nostri cuori. Ora non ci resta che lavorare bene, studiare e imparare a vivere serenamente con le persone che ci stanno accanto. Crescere insieme è utile e interessante! «Il più felice dei felici è chi rende altri felici». Ciò che di più prezioso possediamo non si mette in un cofanetto, ma si deve mostrare: è il nostro modo di amare. La gioia è una merce strana: mentre tutte le altre cose, se si dividono, diventano più piccole, la gioia, più la dividi, più aumenta.


TREVIGLIO: INSIEME PER I «GIOCHI»

È ormai una tradizione, tempo meteorologico permettendo, per le scuole pri marie del «collegio degli Angeli» e dei Salesiani, ritrovarsi per rendere l’avventura scolastica più divertente. I bambini di terza, quarta e quinta con le loro insegnanti si sono dati appuntamento ai campi sportivi di via Bergamo, per svolgere i giochi preparati dai loro insegnanti di educazione fisica, Sara e Cristian. Ogni anno i giochi mutano; ciò che non cambia è l’entusiasmo dei bambini nel vivere una giornata scolastica all’insegna dell’imparare a stare insieme in modo divertente, pur nella fatica, a volte, di perdere. Quest’anno i giochi erano: «diamante», «staffetta», «palla al re», «quattro fuochi», «riempi il cesto» e «tiro alla fune». Inutile dire che i giochi sono stati molto graditi dai piccoli atleti, ma il più amato è stato il «tiro alla fune». Durante il pomeriggio è stato il turno dei piccoli di prima e seconda che hanno gareggiato nei campi da gioco del collegio. Anche per i cuccioli il divertimento è stato assicurato da giochi consoni alla loro età. Evviva la scuola dove si impara anche giocando!
 

sito web ufficiale: www.suoredimariabambina.org