DAL MONDO
 

 

 

MONZA - Italia



ALLA PERIFERIA DEL MONDO

Spesso dimentichiamo, con una recidiva facilità, quanto grande sia il mondo. Alzandoci la mattina e uscendo di casa, vediamo solo il nostro quartiere, la nostra scuola o il posto di lavoro, la nostra famiglia, gli amici, i problemi che a volte sembrano troppo schiaccianti per il nostro microcosmo. Venire a sapere che là fuori, nel mondo, che sgattaiola nelle nostre fortezze tramite immagini sfocate e stereotipate, c’è qualcuno che ha tanto coraggio da distruggere queste mura che lo circondano, è straordinario.

I missionari, e ogni persona che dedica la vita ad aiutare gli altri, posseggono un coraggio eccezionale: immagazzinano la propria vita in ordinati compartimenti e la archiviano per fare spazio a ricordi, dolori, disgrazie di altri che portano con loro il timore di sentirsi schiacciare, di cedere sotto il peso di un mondo che non vorrebbero così. Eppure le loro spalle sottili ma forti riescono a sostenere questo fardello, non senza difficoltà. Aiutando gli altri, aiutano allo stesso tempo se stessi, aprendo un portale sul mondo che, nonostante i tratti di lancinante disperazione, custodisce in sé meraviglie inimmaginabili. L’aiuto che le suore sono capaci di dare a tanta gente in tutto il mondo non può che suscitare ammirazione in giovani come noi, che conoscono molto poco dell’acuta miseria in cui alcune persone si trovano immerse.

Mi ha scossa profondamente - sono Sabrina e frequento la terza liceo - la testimonianza delle suore di Maria Bambina che hanno lavorato in India per molti anni, abbracciando una realtà concreta del Paese, quasi del tutto sconosciuta da noi. Spero, davvero, che abbiano creato una falla nella muraglia che uso, alquanto spesso, come scusa per evitare di cadere in un mondo verso cui provo un costante terrore, ma anche una fiera ammirazione.


 

SCUOLA, TERRA DI FRUTTI

Per molti ragazzi, e per molti genitori, l’inizio dell’anno coincide proprio con la riapertura della scuola. Incomincia un cammino che conduce alla maturità, all’apprendimento, alla crescita del proprio corpo e della propria anima. Paradossalmente, potrebbe essere paragonato alla primavera, a quella stagione in cui tutti gli ingranaggi della natura si rimettono in moto, destandosi dal torpore dell’inverno. È il momento in cui la scuola inizia, in cui si esce di casa la mattina alle sette quando il respiro si trasforma in condensa. Eserciti di studenti e di professori si dirigono verso quel luogo ‘benedetto e maledetto’, il cui valore e la cui importanza si capiscono, probabilmente, solo dopo che lo si lascia: la scuola.

Per alcuni questo è il primo anno; per altri è l’ultimo. Ciononostante, quello che accomuna tutti gli studenti, siano essi di prima o di quinta superiore o delle elementari, è il fatto di essere terra tra le mani dei professori. Non è scontata questa metafora. Tutti i ragazzi sono la terra che, sotto le cure e il lavoro dei professori, può generare splendidi frutti. Tutti gli studenti sono potenziali creatori di nuove idee, nuove poesie, nuove invenzioni. Il dovere di un professore è quello di avere cura di tutti i frutti che questi terreni, ancora da coltivare, hanno da offrire.

La terra ha in sé una forte volontà e una grande potenzialità, un’energia incredibile e ineffabile in grado di generare: la terra è emblema di crescita, di vita, di speranza. E l’acqua che concede alla terra l’energia di generare è la cultura. L’apprendimento, l’insegnamento, i professori, i compagni e la scuola stessa sono l’energia di cui ogni lembo di terra ha bisogno per dare i migliori frutti. E ogni lembo di terra ha in sé questa capacità.

 






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