DAL MONDO
     
BRASILE

ARRIVEDERCI, PAPA FRANCESCO!



«Questa è la gioventù del Papa»; «Papa Francesco, amico di Cristo!»; «Papa Francesco, amici in Cristo!»: sono gli slogan più ripetuti, in lingua spagnola e portoghese, per salutare il Papa durante la sua presenza tra i giovani a Rio de Janeiro - Brasile. Papa Francesco ha incantato e conquistato il cuore di tutti con la sua simpatia, la sua semplicità e vicinanza umile. Ci riempiono di gioia le notizie riportate da giornali e riviste, come pure fa piacere ascoltare i commenti alla televisione, alla radio, nei gruppi o da singole persone: sono tutti positivi, carichi di ammirazione, di stima, di grande entusiasmo.
 
    Copryright Servizio Fotografico de l'Osservatore Romano
 


Egli ha portato nuova vitalità non solo ai cattolici, ma a tutto il popolo brasiliano: «È il nostro Papa meraviglioso... l’Argentino ha conquistato il cuore del popolo brasiliano... Dio ha preso questo Papa dalla sua tasca e ce lo ha consegnato».
«Ho imparato che, per avere accesso al popolo brasiliano, è necessario entrare attraverso il ‘portale’ del suo immenso cuore» - ha detto nel suo primo discorso papa Francesco. Infatti è entrato nel cuore di ogni brasiliano e anche nel cuore di tutti i pellegrini della G.M.G.

È possibile documentare l’accoglienza calorosa riservata al Papa attraverso l’apprezzamento espresso in vari modi nei titoli dei giornali e delle riviste: «È il Papa dei poveri. Dove c’è il dubbio, che io porti la fede. Voglio che la Chiesa esca nelle strade. II Papa in Brasile: il messaggio della fede, la testimonianza dell’umiltà e la missione evangelizzatrice».

I bambini si sono contesi l’attenzione del Pontefice che ne ha baciati almeno diciotto nella favela di Rio; il canale televisivo «Globo» ha sospeso la telenovela per trasmettere la Via crucis dei giovani senza pubblicità. Un pubblico di tre milioni di persone, secondo la stima della prefettura, era presente a Copacabana per vedere e ascoltare papa Francesco.

L’esempio del Papa a Rio ha tanto da insegnare ai potenti e all’uomo comune; egli vuole la Chiesa più vicina ai fedeli.
Il Papa si è congedato dalla moltitudine a Copacabana-RJ dicendo «Arrivederci!» e «Sento nostalgia del sorriso sincero che ho visto sul volto di tante persone...». Anche il Brasile e i giovani provano tanta nostalgia di papa Francesco: abbiamo un caro ricordo del suo sorriso accattivante e le sue parole risuonano come eco in tanti cuori. C’è un nuovo entusiasmo e uno slancio convinto nella sequela di Gesù e nell’approfondimento della fede cristiana.

Ringraziamo Dio per averci dato papa Francesco. E, come egli sempre chiede, gli assicuriamo la nostra preghiera sincera e fiduciosa.

Arrivederci, papa Francesco! Ci vediamo nel 2017, a Dio piacendo!


 

C'ERO ANCH'IO

Ho avuto la grande grazia di partecipare alla «Giornata mondiale della gioventù» (GMG) svoltasi a Rio de Janeiro-Brasile nel luglio scorso. Ho vissuto intensamente questa esperienza di Chiesa, spazio privilegiato di crescita, che mi ha permesso di rinnovare la mia adesione a Gesù, l’amico di tutte le ore, colui che ci dà speranza e che ci permette di sognare cose grandi. Essere insieme a tanti giovani provenienti da centosettantotto nazioni mi ha fatto molto bene al cuore, soprattutto perché ho potuto cogliere in tutti una grande fede, un forte desiderio di conoscere e di seguire il Signore che ci ha invitati a questo raduno universale con la ‘gioventù di papa Francesco’.

Ho sentito la gioia di vedere da vicino la vivacità della nostra Chiesa, della Chiesa di Gesù Cristo: la Chiesa è viva perché fatta di giovani che cercano il Signore e vogliono rispondere alla sua chiamata per costruire una società più equa, giusta e fraterna. Nonostante la pluralità delle culture, ho vissuto fortemente l’esperienza della comunione, dell’unità in un unico e vero Dio.

I giovani si sono dimostrati aperti, desiderosi di proclamare la fede, di annunciare la Buona Notizia. Di fronte alle parole di papa Francesco: «La gioventù è la finestra dalla quale il futuro entra nel mondo», sono stata fortemente provocata a dare una testimonianza gioiosa della mia vocazione e sento la responsabilità di aiutare tanti giovani a incontrare il Signore.

Di papa Francesco mi ha colpito la grande umiltà, la semplicità, la vicinanza agli ultimi, la disponibilità ad accogliere ogni uomo, ogni donna nella sua individualità, con i suoi bisogni più profondi, con i suoi valori... Papa Francesco mi ha detto, con la sua vita, con gesti ordinari, che vale la pena abbracciare la croce del Signore e seguire decisamente le sue orme.

Grande e sorprendente è stata la capacità dei giovani di fare silenzio, di ascoltare i messaggi che il Papa ha trasmesso in tanti momenti. Nella Messa di ‘invio’ ci ha detto: «Giovani, andate, senza paura, per servire. Seguendo queste indicazioni sperimenterete che chi evangelizza è evangelizzato, chi trasmette la gioia della fede riceve più gioia».

Con questo invito anch’io, suor Cleoci, sono stata confermata nella mia vocazione di essere ovunque discepola, sicura che egli è il Maestro fedele.





«ECCOMI, SIGNORE!»

 



 
Da quando papa Benedetto XVI ha annunciato a Madrid che la Giornata mondiale della gioventù sarebbe stata a Rio de Janeiro, il mio cuore si è rallegrato e io ho avuto la sensazione che quell’esperienza avrebbe cambiato la mia vita.

Con il «Bote Fé» ho ricevuto nella parrocchia di Belo Horizonte i simboli della GMG: la croce pellegrina e l’icona della Madonna e in quel momento ho deciso: «Voglio un amore più grande», perché è dalla Croce che nasce la vita e la vocazione.

Una settimana prima ho vissuto con trasporto, insieme ai giovani della parrocchia, la settimana missionaria che prevedeva momenti di lode, di preghiera, di riflessione e di condivisione. La Messa per i giovani della diocesi che sarebbero andati a Rio è stata entusiasmante e ha aumentato in noi il desiderio di vivere questa esperienza. Non c’è nulla che si possa paragonare alla gioia e all’emozione provate in quei giorni per quanto Dio aveva riservato per me e per ognuno.

Siamo partiti in settantadue della diocesi di Guarabira, stato di Paraiba, con lo spirito di veri pellegrini; sapendo che avremmo vissuto una giornata piena di difficoltà, di stanchezza, di sfide, ma anche ricca dell’esperienza di Cristo, non ci siamo persi d’animo per nulla. Noi giovani avevamo sete di Dio: siamo andati a cercarlo e l’abbiamo incontrato; siamo andati per udire la risposta della Chiesa, nostra madre, ai diversi interrogativi che la società ci impone; siamo andati per sentire la chiamata e l’invito di Gesù di andare nel mondo a fare discepoli fra tutte le nazioni.

Avevo deciso di vivere il momento presente per discernere quello che Dio mi voleva rivelare in quei giorni di grazia. Ho vissuto l’esperienza di Dio negli incontri di catechesi tenuti dai vescovi, durante la preghiera e la Messa, ascoltando la Parola e ricevendo Gesù nell’Eucaristia. Per le strade, sulla spiaggia, visitando le chiese e vedendo i volti di migliaia di giovani venuti da ogni parte del mondo, ho provato la gioia di essere di Cristo, di essere Chiesa e, con «i giovani del Papa», la speranza del domani. Vedere papa Francesco da vicino è stata un’esperienza forte; le sue parole, anche se ci provocavano e ci inquietavano, ci hanno incoraggiati e ci hanno donato fiducia in noi stessi.

Io, Karinne, aspirante alla vita religiosa nell’Istituto della suore di carità, nel mio cuore sentivo paura, insicurezza e la preoccupazione di non poter essere discepola-missionaria di Cristo. Nella Messa d’invio papa Francesco, con sapienza, umiltà e allegria, è stato chiaro nel dirci: «Andate a servire senza paura!». In quel momento in me sono scomparsi i dubbi e la paura e l’esortazione del Papa mi ha aiutata ad aprire il cuore e a dire con convinzione: «Eccomi, Signore, inviami!».

Lodo e ringrazio Dio per l’opportunità avuta. Ora so quello che devo dire a me stessa: «Guai a me, se non annuncio il Vangelo».




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