DAL MONDO
     

Venezia - Italia

Tana liberi tutti




TANA LIBERI TUTTI

È il titolo di un progetto socio-culturale (1) avviato presso
la Mensa della Caritas di San Martino o Casa San Giuseppe,
in Campiello della Tana a Venezia,
dove continuano a prestare servizio
sr Daniela Armanelli e sr Liliana Toniolo, dopo il trasferimento della comunità in altra sede.

 
     
 

All'origine di questo progetto c'è il gesto semplice di un giovane architetto veneto - Andrea Montesi - che, avendo avanzato un po' di sale dall'allestimento del Padiglione del Cile presso l'Arsenale (principale sede della Biennale di Venezia), ha pensato di donarlo alla mensa. Ecco il racconto che ne fa: "Scoprii che la Biennale, così vicina, veniva vissuta dai frequentatori della mensa come una meteora, con distacco, quasi con fastidio. C'era un forte contrasto fra l'atmosfera dimessa di qui e l'aura creativa della rassegna, e allora ho pensato: perché non far dialogare i due mondi? Ho portato le suore che gestiscono i servizi a visitare la biennale, e ho trovato entusiasmo in tutti...". E così, gradualmente, si è sviluppato il progetto 'Tana Liberi Tutti', nome che unisce l'ubicazione della mensa e il tradizionale gioco del nascondino e che bene esprime il senso e la finalità: "Il nome stesso contiene la chiave di lettura del progetto, ovvero l'idea di poter liberare le persone, che abitano questo spazio, dai pregiudizi e soprattutto dalla distanza nei confronti delle persone che vengono a visitare la Biennale e che approfittano della gioia che questo evento dà alla città. Il progetto vuole liberare gli ospiti della 'Tana' da questa differenza sociale, in modo che possano presentarsi in maniera positiva di fronte al mondo; vuole cercare di mettere in luce le possibilità, le capacità delle persone che sono residenti in questo spazio e quindi valorizzarle".

 

L'obiettivo è pertanto quello di promuovere gli ospiti abituali della mensa e del dormitorio, perché si riapproprino degli spazi e della vita ordinaria, come protagonisti e non come fruitori passivi; perché "qualcuno possa, liberandosi dall'inerzia che spesso caratterizza le persone di questo tipo, riuscire a trovare una nuova autostima, un nuovo coraggio di essere, di esistere".

Gli ospiti che hanno aderito al progetto sono stati coinvolti in diverse iniziative. Affiancati da professionisti e da volontari, hanno ristrutturato gli interni del refettorio, la cappella e il giardino con interventi di imbiancatura, restauro e allestimento decorativo. Così spazi abituali e anonimi sono stati ridisegnati e hanno ricevuto nuova vita e calore, grazie all'armonia e alla vivacità dei colori e alla originalità delle forme.

Entrando in cappella ci si sente avvolti dall'indaco e dall'oro che proiettano nell'abbraccio dell'Amore accogliente e pacificante. La ristrutturazione della cappella è stata proposta da Andrea per farne anche uno spazio di raccoglimento (di preghiera per i credenti) da offrire in futuro alla Biennale:
"Ritengo che per alimentare l'energia, la spiritualità che c'è in ognuno di noi sia doveroso raccogliersi, pensare, meditare. Mi piacerebbe che la gente che viene alla Biennale trovasse il tempo di guardarsi dentro. Quello che succede qua è solo un guardare fuori, molto spesso vano, superficiale, quasi sempre autoreferenziale, chiuso, per addetti ai lavori, collezionisti; un mondo che difficilmente riesce a mischiarsi con tutte le fasce sociali in una maniera libera. Una piccola riflessione è sempre un aiuto in più per capire l'arte".

Uscendo nello stretto cortile, si rimane colpiti dalla creatività con cui gli ospiti hanno trasformato questo ambiente, facendone un giardino con mensole che sostengono vasi di fiori e piante, con sedie e panchine per accogliere i visitatori, realizzate con materiale di scarto recuperato dal mare, dalla biennale o da discariche. In un angolo fa bella mostra la grande scarpiera rinnovata e riempita con scarpe da collezione donate da una celebre Ditta e messe in vendita a un costo speciale a sostegno del progetto. L'iniziativa è affidata a 'Lupo', uno degli ospiti abituali, e alla sua simpatica e logorroica inventiva.

 
Sede della 'Tana'

Gruppo 'Tana' in visita alla Biennale
 

La settimana inaugurativa del programma si svolge dal 29 maggio al 2 giugno 2013 in concomitanza con la Vernice della 55a Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia ed è ricca di incontri (2): sul
social design, sulla scrittura creativa, sull'educazione al buon cibo e sul tema dello spreco, sulla fotografia con l'esposizione di foto scattate dagli utenti della mensa e si conclude con una visita guidata degli ospiti alla Biennale d'Arte.
Le attività creative proposte e il cibo "buono, pulito e giusto" sono gli anelli di congiunzione tra gli utenti della mensa, gli abitanti del quartiere, il pubblico della Mostra d'Arte.

E così una "periferia esistenziale" diventa un nuovo e originale 'padiglione' della Biennale, oggetto di curiosità, di meraviglia, ma anche di crescente interesse e apprezzamento da parte dei visitatori che entrano negli ambienti della mensa, accolti dagli 'ospiti' e dai diversi operatori che illustrano il progetto. Una visita inattesa, anche se sperata, è stata quella dell'on. Massimo Bray, ministro dei Beni culturali, che prima di lasciare la mensa Caritas si è così espresso: "Ho accettato con estremo piacere l'invito a visitare 'La Tana' durante questi giorni di Vernice della Biennale Arte, mi complimento per quello che è stato realizzato e sono stato particolarmente colpito dalla serenità dei volti che mi hanno accolto".

Un 'padiglione' che si può considerare anche idealmente collegato con quello della Santa Sede, sia perché la Messa per l'inaugurazione della cappella è celebrata da mons. Pasquale Iacobone, membro del Pontificio Consiglio della Cultura, presente a Venezia per l'allestimento della mostra, sia per una sintonia tematica: la vita - oggetto della bontà creatrice di Dio - anche se sperimenta crolli, cadute, situazioni di fallimento, ha sempre una possibilità di ripresa e di nuova nascita (3).

Ho trascorso alla 'Tana' solo due giorni; non ho quindi seguito l'intero svolgersi dell'iniziativa. Tuttavia quello che ho visto e sperimentato mi ha permesso di cogliere la missione liberatrice del progetto. Ne esprimo qualche aspetto, consapevole che le parole non sono sufficienti per comunicarne tutta la ricchezza.
  Tana Liberi Tutti:

–    Libera la
materia dall'inerzia e dal disfacimento, dalla sua solo apparente inutilità. Ciò che è scartato viene recuperato e trasformato, prende nuova forma e vitalità, è condotto - quasi costretto - a esprimere la valenza simbolica che racchiude in sé: una parte di 'briccola' ritrovata sulla spiaggia sostiene ora la lampada che arde davanti al Tabernacolo e così il suo significato originario - quello di indicare la rotta alle imbarcazioni e di offrire loro un ancoraggio sicuro - si invera: indica la Via e la Roccia su cui fondare e da cui partire per buttarsi nell'avventura, sempre un po' folle, della solidarietà; due tronchi anch'essi recuperati fanno ora da base alla Parola e all'Altare, riappropriandosi della loro linfa vitale; radici secche di edera attorcigliate prendono la forma di una croce, e parlano della tenacia dell'amore di Dio che ha voluto intrecciare la Sua vita con la carne umana.
E così le cose materiali: sassi, catini ammaccati, palanche, vecchi infissi, ante di armadio, scatole... - toccate dal genio artistico - diventano trasparenza di verità e di bellezza, rimando a un di più e quindi simbolo, unico linguaggio che può esprimere l'Infinito.
Per questo, niente può essere sprecato. Lo spreco è una forma di bestemmia, perché umilia la creatività di Dio.


–    Libera la
persona dalla sfiducia, dalla passività, dall'anonimato per diventare protagonista della propria esistenza. E così Alfio, Pietro M., Pietro P., Francesco, 'Bion', Mirko, Davide, Soheil, Armando, Claudio il Lupo, Valentina, e altri, accogliendo il progetto - ciascuno con la propria originalità - hanno espresso capacità, rivelato doti e attitudini, per lo più sconosciute a chi abitualmente li avvicina. Il loro tempo, sottratto all'ozio, all'isolamento, all'apatia, al rischio della violenza e alla ricerca di altre effimere e dannose soddisfazioni, è stato animato da nuova energia e vissuto con nuova dignità.


–    Liberi i rapporti interpersonali dalla diffidenza, dalla chiusura, dal timore di esporsi, per aprirsi a gesti di simpatia, di cordialità, di stima, di accoglienza, ad abbracci e a pacche di incoraggiamento. "La cosa più importante è stare insieme e stare bene": il prendersi cura delle relazioni è infatti base fondante il progetto, ne costituisce il cuore pulsante ed è oggetto di verifica quotidiana da parte dei membri dell'équipe formativa. "Motivo anche di sofferenza - confida Andrea con un pizzico di emozione - quando questa esperienza giungerà al termine".
Una capacità di relazione liberata e liberante che permette l'incontro con tutti, anche con la persona che sembra non dare nessun appiglio di comunicazione: 'Bion' non parla e preferisce starsene da solo, seduto su una panchina all'esterno della casa. Ma anche con lui è possibile un rapporto: Andrea gli si siede accanto e da lui impara a riposare nel silenzio, ad ascoltare i suoni impercettibili della vita che fluisce; gli offre una sigaretta e il dono di uno sguardo amico. Andrea è capace di percepire il cuore buono delle persone e - quando occorre - fa di tutto per liberarlo. Questa capacità di relazione liberata si esprime nei volti e negli sguardi che perdono a poco a poco i tratti dell'apatia e della malinconia, per aprirsi al sorriso e ad espressioni di attenzione, di ascolto, di condivisione e di allegria. Gli ambienti e i pasti risuonano di grida e di risate, provocate dalle battute spiritose degli ospiti che sono anche un centro di attrazione.
 
Il Ministro Bray alla 'Tana'

Lavori di ristrutturazione

Cappella allestita alla 'Tana'
 


–    Liberi
mente, volontà e cuore da desideri e da aspirazioni anche legittime di riconoscimento, di successo, di nuove esperienze lavorative gratificanti e altamente rimunerative, a favore del coraggio della solidarietà che dona appagamento e ricchezza attraverso il servizio ai fratelli perché ritrovino dignità e stima in se stessi. In Andrea e nei suoi amici ho visto attuarsi quell''uscire' da sé per fare dono agli altri della propria vita, a cui Papa Francesco ripetutamente sollecita ogni cristiano e la Chiesa intera.


–    Libere sr Daniela, sr Liliana e le altre suore da quei sottili sentimenti di sfiducia, di pessimismo e di timore che il ridimensionamento ha potuto generare: una nuova e creativa ventata dello Spirito - che soffia quando, come e su chi vuole - ha aperto altre prospettive all'Arte della Carità e sospinge a una nuova fiducia: "Il futuro appartiene a coloro che credono alla bellezza dei propri sogni"(4) e sanno affidarsi alle promesse sorprendenti del Signore.


sr Elena Pacini



(1) cf www.tanaliberitutti.tumblr.com

(2) Organizzati da Drome Magazine, Studio Public, Slow Food Venezia e in collaborazione con la Caritas diocesana

(3) La Santa Sede ha partecipato con un proprio Padiglione alla 55a Esposizione Internazione della Biennale d'Arte con il tema In principio, ispiratosi ai primi undici capitoli della Genesi e sviluppato in tre nuclei tematici, sui quali gli artisti coinvolti hanno accettato di misurarsi: la Creazione, la De-creazione, la Ri-creazione o Nuova Umanità.

(4) È una scritta stampata su un grembiule, segno del quotidiano servire di sr Daniela e di sr Liliana.


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