DAL MONDO
 

 

 

Dhaka - Bangladesh

Un miracolo nella tragedia


Il 24 aprile, a Savar, nell'edificio a nove piani che ospitava cinque fabbriche di abbigliamento e altri esercizi commerciali, la vita fremeva. Macchine da cucire rumoreggiavano e ferri da stiro emanavano vapore.

Nessuno aveva dato importanza alle crepe che si erano allargate nelle pareti il giorno precedente. Improvvisamente un rumore rimbombante e in pochi minuti «Rana Plaza» si è mutata in una montagna caotica di detriti.



 

La vita di 1137 persone si è spenta per sempre.

Dopo il crollo, l'esercito, i vigili del fuoco, la Croce Rossa, volontari e gente locale si sono messi all'opera per liberare le persone che si trovavano sotto le macerie.
Era commovente vedere i soccorritori che mettevano la loro vita a rischio per estrarle, che donavano sangue, distribuivano cibo, consolavano chi aveva perso i propri cari, curavano i sopravvissuti feriti.

Tutto il mondo ha espresso solidarietà e condivisione inviando messaggi, compreso papa Francesco.
Anche la Chiesa del Bangladesh si è fatta presente. L'arcivescovo mons. Patrick D'Rozario e mons. Massimo, segretario del Nunzio, hanno offerto un supporto finanziario.
Alcuni infermieri, religiosi e laici hanno prestato il loro servizio di carità. Preghiere continue venivano organizzate nelle moschee, nei templi e nelle chiese.

In mezzo a questo scenario drammatico succedeva un miracolo.
Dopo diciassette giorni di ricerche, Reshma Akter, una ragazza di diciannove anni, è stata estratta viva dalle macerie.
I media del mondo hanno parlato di 'figlia miracolata'. Reshma si è espressa così: «È stato Dio che mi ha tenuta in vita; ho pianto, ho pregato, infine ho rinunciato al pensiero della vita. Negli zaini dei miei colleghi morti c'erano degli alimenti secchi che ho mangiato per quindici giorni. Negli ultimi due giorni non avevo altro che acqua e ne bevevo poca per risparmiarla.
Il diciassettesimo giorno ho visto la luce del mondo. Sono riconoscente a Dio e a tutte le persone che hanno deciso di continuare a scavare tra le macerie». Questa tragedia ci ha insegnato ad avere una grande fede in Dio, anche in mezzo alle disgrazie.-

 




 





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