DAL MONDO
 

LOVERE - ITALIA

Apertura del noviziato europeo
Una porta che si riapre



UNA DATA SIGNIFICATIVA.
L'evento che il giorno 5 ottobre 2012 ha raccolto la comunità del «Conventino» di Lovere ci riporta alle origini, al tempo in cui la Gerosa apriva questo stesso portone per accogliere le prime aspiranti. Erano rimaste, sole e smarrite, lei e la sua aiutante Maddalena Giudici, dopo la morte di Bartolomea, ma, superato quel momento, si erano riconsegnate al suo progetto riconoscendo che «Dio voleva essere l'autore dell'opera». «Tiriamo avanti con fiducia e lasciamo fare a lui», aveva deciso la Gerosa (VC II, 189).

  Dopo pochi mesi, il 21 novembre 1833, una giovane di Lovere bussava a quella porta: era Chiara Colombo. La Gerosa accoglieva le postulanti indicando loro il Crocifisso e invitandole a studiarlo per apprendere da lì la vera sapienza (cf VG, 92). A quel 'Libro' Vincenza conformava tutta la sua vita. E Maddalena «aveva ereditato da lei la carità e l'amore alla vita nascosta e fu madre per le orfane affidate alle sue cure»; Chiara «aveva attinto l'amore alla povertà e lo spirito di sacrificio, consacrandosi con indefettibile ardore a sollievo dei sofferenti» (dalle note biografiche). Tante altre varcarono poi quella soglia.

Il giorno 5 ottobre 2012, fra le stesse pareti di allora si è riaperto il noviziato con l'arrivo di Ana Maria e di suor Carla Zaghen, maestra di noviziato, accompagnate dalla superiora generale suor Annamaria Viganò.
Lovere -«Conventino»
La comunità ha accolto con gioia le nuove arrivate e le ha accompagnate nel reparto del noviziato, che era stato preparato nei giorni precedenti con l'aiuto dell'assistente suor Giulia Mauri. In seguito ci siamo ritrovate in Santuario per una breve preghiera in cui abbiamo contemplato il mistero della vocazione come iniziativa di Dio nella nostra vita.

Maddalena e Chiara, con la professione religiosa, il 14 settembre 1841, divennero suor Fedele e suor Costanza, di nome... e anche di fatto per l'amore perseverante alla loro vocazione.

Ad Ana Maria anche noi auguriamo fedeltà alla voce che l'ha chiamata, costanza nel cammino che sta per intraprendere perché la sua vita sia trasformata in carità.
Bartolomea e Vincenza, con la mediazione della maestra di noviziato e della comunità, la prendano per mano, l'accompagnino nel nuovo tratto di strada e guidino i suoi passi verso la pienezza del dono. Con gioia.
Facciamo nostre le parole che Vincenza diceva a chi si presentava alla porta del «Conventino» come aspirante: «Dio ti benedica nella nostra Casa». È l'augurio che anche noi, comunità del «Conventino», ripetiamo con il cuore in festa ad Ana Maria.

la comunità


TEMPO DI GRAZIA.
Emozione, gioia, fiducia, entusiasmo... con questi sentimenti ho vissuto il mio ingresso in noviziato il giorno 29 settembre nella comunità di Bucarest, alla presenza di madre Annamaria e di tutte le suore presenti in Romania.
Mi sono sentita in dovere di ringraziare tantissimo il Signore per questo grande favore e ho raccolto la provocazione della madre che mi ha invitata a considerare come l'amore di Dio mi ha guidata in questo Istituto, che mi accoglie come dono ricco di speranza.
Mi hanno particolarmente colpita anche le parole che la madre ha rivolto alle suore presenti, invitandole alla comunione e alla responsabilità nell'accompagnare il mio cammino, attraverso la fedeltà alla vocazione. È stato un momento di grazia per me e credo anche per le suore, poiché abbiamo avuto l'opportunità di rimetterci alla presenza del Signore per dire un'altra volta il nostro «sì».

L'arrivo a Lovere il 5 ottobre, insieme a madre Annamaria e alla maestra di noviziato, suor Carla Zaghen, mi ha offerto l'occasione di pormi sotto lo sguardo delle Sante e di affidare a loro il cammino appena iniziato. Siamo state accolte dalle suore della comunità del «Conventino» che hanno preparato un momento di preghiera nella quale mi hanno colpita le parole che Vincenza Gerosa rivolgeva alla giovane che chiedeva di entrare in Istituto: «Vieni pure, che Dio ti benedirà nella nostra casa», e che sono diventate un augurio per me.
Ora riconosco ancora di più che l'amore di Dio per me si manifesta anche nel donarmi l'opportunità di fare il noviziato proprio qui, nel paese delle origini, con Bartolomea e Vincenza così vicine. Questo mi sembra un richiamo a chiedere con umiltà la loro intercessione per le vocazioni nell'Istituto.
Riconoscente al Signore, mi sono affidata alle sue mani dicendo insieme al salmista: «Il Signore è il mio Pastore, non manco di nulla».

Ana Maria Pricop
 





 

Caterina, vivendo interamente abbandonata nelle mani del Signore, non andava in traccia o si mostrava sollecita di accrescere il numero delle compagne: si accontentava di accogliere quelle che Iddio le mandava, qualora le avesse conosciute adorne di quelle doti che le rendevano adatte al genere di vita dell'Istituto... Pareva dotata di un certo lume scrutatore dell'interno e previdente intorno alle vocazioni, e non sbagliava quando diceva ad una: «Tu vieni pure, spero che Dio ti benedirà nella nostra casa».

VG, 91-92





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