DAL MONDO
   
 

ROMA - ITALIA

Echi dal Sinodo



Tutte sappiamo che dal 7 al 28 ottobre 2012 si è tenuta la XIII assemblea ordinaria del Sinodo dei vescovi per riflettere su: «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana».
Per la circostanza erano ospiti presso l'«Istituto Maria SS. Bambina» quarantasei tra padri sinodali, membri delle Chiese orientali cattoliche, esperti, auditori e auditrici, collaboratori della segreteria.
Abbiamo toccato con mano che cosa significhi 'universalità' in quanto i partecipanti provenivano da diversi paesi dell'Africa, dell'America del Nord, dell'America Latina, del continente Europeo, dell'Oriente e persino dell'Estremo Oriente.

Sinodo significa comunione e in queste tre settimane abbiamo avuto la grazia e la gioia di vivere questa realtà nell'Eucaristia di ogni giorno concelebrata da più di una ventina tra vescovi e sacerdoti.
La liturgia della Parola di sabato 27 ottobre proponeva questo testo di san Paolo agli Efesini: «...finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all'uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo» (Ef 4,13), una Parola che abbiamo vista realizzarsi ogni mattina perché si univano alla concelebrazione sua beatitudine Ignace Youssif III Younan, patriarca di Antiochia dei Siri, capo del Sinodo della Chiesa siro-cattolica, e sua eccellenza mons. Dionisio Lachovicz, OSBM, visitatore apostolico per i fedeli ucraini di rito bizantino residenti in Italia e in Spagna.


  Pur se con rito, lingua e vesti liturgiche propri queste Chiese sono in comunione con il vescovo di Roma e la loro partecipazione ci faceva sperimentare la dimensione dell'ecumenismo. La recita del Padre nostro contemporaneamente nella lingua del proprio Paese, nella celebrazione dell'ultimo giorno, ci ha aiutate a comprendere la dimensione della 'cattolicità'. Come pure il dono reciproco della benedizione finale da parte dei concelebranti è il segno della profonda comunione tra le diocesi di tutto il mondo che sono parte dell'unica Chiesa.

Nell'anno della fede abbiamo così potuto costatare la veridicità di quanto proclamiamo nel Credo: «credo la Chiesa una, santa, cattolica, apostolica».
Le brevi riflessioni sulla Parola, proposte dai diversi vescovi che presiedevano alla celebrazione, ci hanno fatto fare esperienza di una Chiesa viva, gioiosa, universale; una Chiesa che è per tutto l'uomo e per ogni uomo.

 
 

A conclusione dei lavori del Sinodo, papa Benedetto XVI ha definito la Chiesa «famiglia di Dio». E davvero i nostri ospiti sembravano membri di un'unica famiglia per l'atmosfera di fraternità che si avvertiva prima e dopo la celebrazione, durante i pasti o la sera, dopo cena, quando si ritrovavano sulla terrazza per un momento di relax. Non era infrequente sentire le loro sonore risate.
Anche nei nostri incontri casuali con i padri sinodali si respirava aria di famiglia, come se ci si conoscesse da lungo tempo per cui ci si può permettere di comunicare con battute scherzose.
Il vescovo del Togo, piccolo di statura, per indicare l'estensione del suo Paese diceva: «Chi vede me, vede il Togo!». E il vescovo del Gabon: «II mio Paese è un Paese buono, perché 'bon' in francese significa 'buono'!».

Dopo questa esperienza 'unica' e intensa di ecclesialità accogliamo con ancor maggior entusiasmo le parole rivolte a noi, chiamate alla vita consacrata: «l'esortazione alla speranza in situazioni non facili anche in questi tempi di cambiamento, l'invito a confermarsi come testimoni e promotori di nuova evangelizzazione nei vari ambiti di vita in cui il carisma colloca gli istituti
(Messaggio al popolo di Dio della XIII assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, n 7).





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