DAL MONDO
   
 

CROTONE - ITALIA

Una nuova presenza



Siamo giunte a Crotone nel mese di dicembre del 2010. Siamo in piena periferia. Di bello il panorama non sembra offrire nulla, almeno apparentemente. Il cielo è terso e il sole splende, ma illumina un'interminabile spianata di cemento, smascherando un agglomerato di casermoni con qualche condominio pulito e ordinato, a schiera.

Il quartiere è molto popolato; lo si intuisce subito dal movimento delle auto e dalle voci che rimbalzano da un condominio all'altro.

Ogni quartiere nella città di Crotone ha un proprio nome ma, quando si vuole indicare qualcosa di problematico è sufficiente dire "Fondo Gesù". Ci troviamo nei quartieri popolari di rialloggio costruiti nei primi anni '80 per ospitare le migliaia di persone che venivano da tutta la Calabria per trovare lavoro nelle fabbriche della "Montedison" e dell'"Eni". "Fondo Gesù" è infatti un quartiere che ha conosciuto tutte le fasi del successo e del fallimento del grande popolo industriale della "Montedison" a partire dagli anni '70.

  Oggi, di tanti investimenti e profitti, restano gli scheletri arruginiti delle fabbriche sul lungomare, enormi residui di amianto, ma soprattutto un infrangersi dei sogni di un'occupazione lavorativa, con il conseguente vuoto e smarrimento di tante famiglie. La 'ndrangheta fa il resto.

Il nostro Istituto, nella persona della superiora provinciale suor Lidia Vicard, ha riconosciuto come provvidenziale l'invito del vescovo di Lamezia Terme, mons. Luigi Cantoforo, a trasferirci in questo quartiere accanto al parroco don Girolamo Ronzoni, di fresca nomina.

Con coraggio e con un po' di trepidazione ci siamo arrivate e a distanza di alcuni mesi ci sentiamo al posto giusto, contente di aver risposto e di essere "là dove più grande è il biosgno". Non sappiamo che cosa succederà. Sappiamo che ciò che conta non è la quantità di cose che facciamo ma l'amore che mettiamo in ogni cosa e a nostra volta abbiamo ricevuto. Questi sono stati il segreto e la consegna delle nostre Sante.

Le inferriate alla porta di ingresso e sulle finestre delle abitazioni della zona (non escluse la chiesa e la nostra casa) sono un chiaro segno della microcriminalità che minaccia la quotidianità del quartiere.

Qui l'educazione viene dalla strada, e la compagnia di amici con i suoi leaders sostuisce molto spesso la realtà di famiglie divise e di genitori 'assenti'. Adolescenti e giovani cominciano molto presto a conoscere e spesso speriemntare lo spaccio e il giro della droga e a immergersi in un clima di diffusa violenza e di regolamenti di conti. All'inizio la gente che incontravamo per strada ci ignorava, ma a distanza di qualche mese noi ne sentiamo la fiducia e il saluto cordiale, segni forse di una prossimità con qualcuno che vive con loro e che desidera prendersi a cuore la loro situazione. A metà giugno, dopo un mese di assenza di una suora, per motivi di salute, il suo ritorno è stato salutato dai ragazzi con cartelli di "bentornata" e con palloncini colorati.
 

 



Il telefono e il cancello dell'ingresso raccolgono la voce di uomini e di donne: c'è chi chiede qualcosa da mangiare, chi cerca vestiti, chi desidera parlare per confidare le proprie ansie o per avere un consiglio.

Al nostro arrivo a Crotone ci siamo orientate soprattutto a camminare per i vicoli numerosi del quartiere, a conoscere i ragazzi e i bambini che perennemente sostano sui marciapiedi dei condomini o nei piccoli spazi che la parrocchia ancora mantiene a ridosso del fiume Esaro, vera fogna a cielo aperto. Abbiamo così ascoltato i racconti di anni difficili e di come le persone stiano ancora vivendo e ricondando conflitti e rivalità, divisioni e dolore. Nonostante tutto, ci lasciava emotivamente coinvolte la frequenza costante di gruppi di ragazzi che sostavano negli spazi del prefabbricato della chiesa e degli ambienti annessi.

La nostra abitazione è nel prefabbricato accanto. Tutto qui è costruito nello spazio del demanio statale che costeggia il fiume Esaro, quindi abusivo o destinato alla sopressione. Ma è anche l'unico spazio che comprende un campetto da gioco, due piccoli cortili e alcuni ambienti usati come aule di catechismo, scuola di musica, stanza da gioco per gli anziani o per gli incontri delle comunità neocatecumenali, labaratorio artistico e altro.

Il pensiero di organizzare un'attività estiva con i ragazzi e le ragazze del quartie "Fondo Gesù" è stato una costante nei nostri desideri e nelle nostre convinzioni. Con il parroco don Girolamo, terminata la scuola nel mese di giugno, abbiamo divulgato l'invito alle famiglie, affinché i ragazzi potessero trovare uno spazio e un tempo tutto per loro negli ambienti della parrocchia. E la risposta è stata al di sopra di ogni nostra previsione.

Questo ci apre alla speranza.
Sappiamo che la sfida più importante per la Chiesa, per noi e per questa città si gioca sugli adulti e sui giovani, sulla loro e nostra responsabilità nella formazionme di un comunità ecclesiale che si fermi a leggere il territorio per capire che cosa significa concretamente vivere da cristiani in questa terra.


suor Raffaella Martelozzo

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