DAL MONDO
   
 

MILANO - ITALIA

Ricettario per chi desidera prendersi cura di chi ha piedi stanchi e scarpe rotte per il lungo cammino della vita


ASCOLTO.
Uno dei bisogni fondamentali dell'uomo è parlare e parlare di sé. E' molto triste avere qualcosa da dire e non trovare chi ci ascolta; è come sentirsi imprigionati senz'aria e senza luce. Conseguenza: angoscia, paura, buio, senso di inutilità, di abbandono, di fallimento, voglia di farla finita con se stessi e con la vita. Siamo una folla di storie solitarie incomunicate e incomunicabili. Regalare ascolto: un gesto d'amore raffinato così prezioso da diventare dono.

BENEVOLENZA
Volere bene senza critica, senza giudizio e senza curiosità, accogliendo persone, situazioni, ambienti, storie personali, così, con tanta semplicità e naturalezza, senza mostrare mai meraviglia o disagio, tanto meno senso di superiorità o chiaroveggenza!

 

COMPASSIONE
Patire-con, soffrie-con, amare con passione chi ci mostra un volto rugoso, una lacrima da asciugare, due mani tremanti come foglie d'autunno ingiallite dalla malattia e dal lavoro o con l'ombra di un trucco sbiadito.

DIVERSO
Chi ha percorso un lungo cammino ha esperienze e ricordi che non immaginiamo. Le sue radici sono diverse, così la cultura, l'attività svolta, le condizioni familiari ecc. Saper accettare le esperienze diverse nel significato etimologico di lasciarsi docère, lasciarsi insegnare ... semplicemente non dimenticare la loro relatività né le loro certezze. Penso che la disponibilità ad ascoltare il 'diverso' di qualsiasi genere, sia uno dei traguardi più alti del processo di crescita umano e sociale. Il 'diverso' disturba, spesso costringe a un confronto, rappresenta una sfida alle nostre sicurezze, ai nostri schemi mentali, mette in crisi il nostro senso di sufficienza, di dignità, di bellezza pure ... Spesso il diverso è novità e può divenire per noi proposta per migliorare il nostro cammino umano, familiare e sociale. l'incontro col diverso è sempre un invito ad uscire 'da casa nostra', a guardare al di là, ad ascoltare voci e suoni diversi; è un incontro che ci arricchisce mettendoci in crisi!

  EMPATIA
Sentimento che è il contrario dell'indifferenza, il peggiore degli atteggiamenti umani. Empatia è comprensione, attenzione, coinvolgimento, interessamento (em-patio soffro dentro, mi metto dentro l'altro ...). "Sono qui con te. Mi interesso di te. Niente e nessuno deve interferire nel nostro incontro. Nessuno ci deve disturbare. Il mio tempo è tutto per te ...". Ciò che la persona mi dice mi coinvolge, mi fa soffrire o mi affascina, mi fa scoprire cose nuove, sempre, anche se sono più volte ripetute.

FIDUCIA
Atteggiamento che poco alla volta annienta un senso di diffidenza, perché no?, di stupore nei rapporti iniziali fra due persone che non si sono mai viste. La fiducia annienta il disagio iniziale, quasi un pudore dei propri sentimenti. La paura dell'altro ci porta alla paura primaria, proveniente dalla protezione della propria integrità personale. Quasi una gelosia di sé. Paura istintiva, illogica, che esclude l'altro. Egli è un'incognita. Le persone sono come le vediamo noi, ma siamo noi a decidere come vederle! A volte sono diversissime da come le abbiamo 'classificate' una prima volta. Dare fiducia è un modo di essere buoni, a volte basta dire "ti credo". Allora la persona dà sfogo alla sua creatività che è espressione libera di se stessa. Nasce un sentimento di meraviglia da ambo le parti e l'amicizia sboccia poco per volta, quasi timidamente irrorata dalla rugiada di una confidenza libera e sincera.

GUARDARE

E' fermare gli occhi su qualcosa, su qualcuno. Guardare non è vedere; esige il fermarsi, l'ascoltare, il fissare, il catturare i particolari che, in un anziano che sa esprimere poco, sono molto importanti. Il guardare con l'ascolto indica un contatto in profondità.
 
 


H: L'IMPRONUNCIABILE - SILENZIO
Imporsi il silenzio non è per niente facile. Siamo alla presenza di chi sta aprendoci la porta di casa ... In punta di piedi avviciniamoci al mondo interiore e fisico di chi ha il coraggio di darci il benvenuto. Partecipiamo in silenzio alle sue confidenze. E' molto importante: al racconto dei suoi malanni non diciamo mai "Anch'io! Anche a me succede la stessa cosa"; questo non è fare silenzio, ma dare sfogo a noi stessi tralasciando l'ascolto dell'altro! Fare silenzio è il lavoro più impegnativo del nostro ricettario. Ci viene in aiuto l'autore francese Saint-Exupéry che nel dialogo fra la volpe e il piccolo principe fa dire all'animale: "Non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi. Ecco il mio segreto: è molto semplice. Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Tu non dimenticarlo mai".

INTERIORITA'
Il vero ascolto, questa volontà di contatto, al di là della superficiale banalità di un incontro, esige interiorità. L'ascolto è fatto di risonanze, è un atto spirituale, perché intriso della competenza interiore, la parte migliore di noi stessi. Come scoprirla? Rivolgiamoci alla fede. preghiamo prima dei nostri incontri. Chiediamo aiuto allo Spirito di Dio, al Maestro Medico, a Mamma Maria, ai nostri Angeli custodi.

JOLLY
È il linguaggio del corpo. Si comunica con tutta la persona, tanto più se ci troviamo di fronte al bimbo cresciuto e diventato anziano che ha dimenticato come si fa a giocare e a divertirsi. Corpo e gesti sono espressione di un linguaggio, specie quando cerchiamo di sdrammatizzare situazioni che sembrano assolutamente insormontabili. L'uomo ha un corpo. L'uomo è il suo corpo nelle sue dimensioni di corpo, psiche e intelligenza. Con gesti buffi non temiamo di sembrare ridicoli, una dose di humor con qualche goccia di gioia fa bene a noi e agli altri. Cerchiamo di far sorridere chi ha dimenticato come si ride e come è liberante una buona risata... Portiamo un fiore; sta bene nel bicchierino di carta, ma ancor meglio sul risvolto del colletto o del taschino del pigiama! Il nostro nonno/a sorriderà lusingato/a.

K: K.O.
Sconfitta. Accettiamo con dolcezza le incomprensioni, le umiliazioni, il vedersi chiudere la porta in faccia, le giornate nere, quelle che a noi sembrano perse e forse sono le più preziose per il nostro carattere. Ricordiamo il passo di Luca 17,10: «Così, anche voi, quando avete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite "siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare"».

LINGUAGGIO
(del corpo e del silenzio abbiamo già parlato) della parola: essa informa, esprime un pensiero, una notizia. Nel parlare e col parlare si compie un atto che cambia qualcosa dentro di noi e attorno a noi. Le parole non lasciano mai le cose come prima. Linguaggio, dialogo, sensazioni di piacere o di disagio...Veniamo al nostro ricettario: usiamo un linguaggio semplice, alla portata di chi ci ascolta, sempre al suo livello, un linguaggio delicato e gentile che comprende spazi di silenzio, di condivisione inespressa che dischiude a confidenza, fa fiorire un rapporto d'amicizia...

MANI
La mano di chi ci attende è tesa all'incontro, crede e spera nella nostra amicizia (c'è un'adorabile vecchietta che mi attende tutte le settimane... avverto le sue dita che scostano le tendine della finestra anche se magari mi dice: «È già qui? Non l'a-spettavo così presto!»). Nell'episodio della guarigione della suocera di Pietro, Marco 1,31: «Gesù la fece alzare prendendola per mano»; in Matteo 8,14: «Gesù le toccò la mano e la febbre la lasciò». Notiamo: Gesù non dice una parola; entra, vede, guarda, tocca la mano, la solleva. Ecco una traccia sicura per il nostro ricettario. Mani piccole e grandi, grosse, consumate dal lavoro... mani tremanti, callose, incerte, titubanti... mani che hanno conosciuto la penna o la macchina da scrivere o la vanga, i mattoni, il filo a piombo o hanno impastato la farina per giorni e per anni e sono pronte a parlarci delle loro fatiche ecc. Per noi sono tutte mani sante che Dio ci fa incontrare per stringerle e baciarle.

NONNI
Ricordo i miei nonni e mi commuovo. In particolare 'la mia nonna', una creatura bella, trasparente, intelligente e colta che mi ha insegnato tantissime cose che non si trovano nei libri, ma che facilitano la vita. Non tutti i nonni sono così, ma negli anziani che incontriamo cerchiamo di cogliere quel lato di purezza, di innocenza primitiva e incancellabile che rende bello anche il volto più sciupato e rugoso. Lasciamoci afferrare dal mistero del loro passato e bussiamo dolcemente alla parete del loro cuore anche se si mostra rugosa e dura come quella di una vecchia pianta. Nonni indispensabili per badare a molti nipotini e poi lasciati soli quando non servono più... Ci pensate alla grande, infinita tristezza di queste querce che hanno ancora frutti, ma nessuno più li coglie, perché non sa vederli?

ONERE-ONORE
Uniamo le due parole, specie quando la fatica del lavoro sembra renderci miopi ai bisogni dei nostri nonni. E sentiamoci susurrare dentro, nel profondo di noi: «Benedetto perché mi capisci anche se non so esprimermi, benedetto perché non mi sgridi se ho sporcato il tovagliolo, se ho versato il vino sul lenzuolo e non mi hai sgridato quando sei scivolato sull'acino d'uva che avevo lasciato cadere dal vassoio. Benedetto perché mi sopporti anche se sono così pesante, e taci quando mi esce una parolaccia, o lascio cadere il libro o il telecomando... benedetto quando aumenti il volume della TV, perché sai che non sento; benedetto, benedetto... benedetto infermiere, benedetta volontaria...». E così, tornando a casa la sera e facendo il bilancio della mia giornata, mi passerà qualche chilo di stanchezza!

PRESENZA
Non la presenza, ma il modo di essere presenti. Un atteggiamento corretto mi mette sulla lunghezza d'onda per entrare in sintonia col 'tu'. Questa sintonia è il ponte che permette di scavalcare lo spazio, anche profondo, tra le nostre personalità piene di vita, anche esteticamente, e la persona che può trovarsi in casa propria o in un ricovero o in ospedale. Benedetti i camici che permettono un approccio semplice, dignitoso e pulito!

QUOTIDIANO
La ferialità è il campo d'azione della nostra vita. L'uomo è soggetto di relazione. Pensiamo quante persone abbiamo incontrato in una giornata. La nostra vita non è colma di episodi eclatanti o straordinari, per questo la nostra ferialità deve indossare ogni giorno un abito nuovo, ricamato di meraviglia per tante piccolissime perle di incontri, di sguardi, di scoperte migliori di quelle del giorno prima, in modo da poter sempre comunicare uno stupore nuovo e la gioia della vita ai nostri assistiti.

RELAZIONE
Sappiamo che l'uomo è relazione, che l'uomo non vive da solo, per cui relazione e quotidiano sono parole molto vicine nell'attuazione. Infatti è proprio in ogni nostra giornata 'qualunque' che dobbiamo trasformare gli incontri in relazioni speciali, ogni volta nuove, perché arricchite da un giorno in più di esperienza e di cammino verso chi attende che bussiamo alla sua porta.

SORRISO
che avvolge tutte le parole scritte finora, sottolineate da speranza e serenità e che potremmo riassumere come il sorriso di Dio, la sua compiacenza nel leggere sul nostro volto la sua stessa paternità e maternità. È vero, non è facile sorridere con problemi e difficoltà personali, fardello della nostra quotidianità, ma di fronte a chi soffre è indispensabile dimenticare i propri guai, per dedicare all'altro tutto il nostro tempo con uno sguardo attento, intelligente, con un cuore che tenta di leggere al di là delle parole o dei gesti o del balbettio. Se chi ci guarda crede in Dio o no, non ha importanza; da parte nostra dobbiamo essere 'cristofori', portatori del sorriso di Dio, specie ai soli, agli abbandonati, agli emarginati, di qualsiasi pelle e colore. Essi sono tutti nostri fratelli in croce. Ricordiamo: l'anzianità è già una malattia. Noi non possediamo l'elisir della giovinezza, ma tutti siamo in grado di offrire gratuitamente e con gioia l'elisir del sorriso.

TEMPERAMENTO
Nessuno di noi è un soggetto standard. Non è detto che tutti nasciamo belli, buoni, carini, simpatici, alti, bassi, biondi, bruni... e via dicendo. Facciamo un serio esame su noi stessi prima di giudicare un comportamento, criticare atteggiamenti o maniere dei pazienti infermi e anziani. Cosa avremmo detto e fatto noi al loro posto? A volte l'anziano sembra incontentabile, dice sempre le stesse cose, fa rumori sgradevoli... Tutto vero; è forse una novità per noi che viviamo accanto a loro da tempo? Può darsi che qualche volta ci capiti di sentirci susurrare: «Benedetti coloro che sapranno farmi rivivere le gioie della mia gioventù; benedetti coloro che mi ascoltano con pazienza e benevolenza quando ripeto sempre le stesse cose; benedetti coloro che mi stanno accanto e mi ricordano che sono sempre vivo e interessante, anche se non lo sono per niente; benedetto colui che è educato e rispettoso e mi ricorda la bontà di Dio; benedetto chi scosta le spine sul mio cammino verso l'eternità...».

UMILTÀ
«Ecco, sono la serva del Signore, si compia in me la sua volontà». Lei, la Madre di Dio, si è considerata una 'tapina', una povera. Solo nella povertà di spirito riusciamo a vincere difficoltà e ripugnanze, solo nella povertà del nostro spirito lasciamo spazio allo Spirito di Dio, perché ci dia i suoi stessi sentimenti e il coraggio della maternità e paternità di chi un giorno ci potrebbe dire: «Quando avrò varcato le soglie dell'eternità, parlerò di te al buon Dio».

VITA
Una delle parole più belle del ricettario! La vita è un dono, un dono di verità, perché Dio è verità e la vita esce dalle sue mani; è, quindi, dono puro di Dio. Per questo è preziosa, per questo non ha età, per questo dobbiamo morire vivi. La morte non esiste, è solo un passaggio, un tragitto, l'attraversare un ponte per giungere alla fine al giardino più bello e profumato che esiste... per arrivare all'abbraccio con la Trinità che ci ha creati e che ci attende. Se lui, il Signore della vita, è risorto, non risusciteremo anche noi alla nuova vera vita? Perché dubitarne? Come sarebbe bello poter dire a chi è sulla soglia della vita vera: «Non temere, vai verso la Bellezza, verso la Gioia, la Pace; non aver paura: i tuoi santi, i tuoi cari ti sono vicini». Tenere la mano a una persona viva in viaggio verso l'Eterno è un dono. Purtroppo, a volte, i parenti, coloro che dovrebbero essere i più vicini alla Verità, sono i più lontani, e questo è un grande dolore per l'operatore sanitario cristiano.

ZOCCOLI
Quelli con la gomma bianca sotto, per non fare rumore... quelli che ci mettono le ali ai piedi quando c'è un'urgenza, e ci fanno correre a un prolungato suono di campanello... quelli che ci impediscono di scivolare sul pavimento umido e ci danno stabilità se ci curviamo per cercare qualcosa di caduto sotto il letto. Zoccoli benedetti che cronometrano ogni nostro passo verso Cristo in croce... Cristo che soffre nell'anziano, Cristo che ci parla quando il 'povero cristo' non ha più voce per urlare la sua angoscia. Zoccoli che nella loro semplicità, umiltà, povertà sembrano voler riassumere tutto il nostro ricettario a cui vorrei aggiungere un'altra zeta, quella di ZOLFANELLO. Quello di legno che si usava in cucina. Ebbene, nelle giornate più buie, nelle stanze più tetre, nei cuori più chiusi, nostri e dei nostri, cerchiamo uno zolfanello, accendiamolo; la sua piccola luce, tra il giallo e l'azzurro, illuminerà il nostro cammino!



suor Margaret Brambilla
(Prossimamente la seconda parte)

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