DAL MONDO
   
 

TOYAMA - GIAPPONE

Tutto è grazia


Vorrei condividere quanto è accaduto a me e ad alcune sorelle della comunità di Toyama (Giappone) all'inizio del mese di settembre 2010, perché possiamo ringraziare insieme la Madonna che, proprio in prossimità della sua festa, ci ha protette in modo tutto particolare.

Era la domenica 5 settembre. Tornavamo, verso le 6.00 di sera, dalla Messa che il nostro parroco, padre Fulgenzio Bufalini, missionario italiano di 93 anni, celebrava ogni domenica per la comunità brasiliana della chiesa di Oyabe, città che si trova a circa 40 Km da Toyama. La superiora suor Flosie Andrade, suor Juliana Aranha ed io eravamo in macchina con lui perché dopo la Messa, come al solito, c'era stata la catechesi per i bambini e l'incontro con gli adulti. Sull'autostrada abbiamo avuto un serio incidente automobilistico. La nostra macchina, per evitare di scontrarsi con un grosso camion che la stava sorpassando, è andata a sbattere frontalmente contro il guardrail, provocando a tutti e quattro ferite più o meno gravi.

  Due medici, passati per caso, o più esattamente, inviati dalla Provvidenza, ci hanno prestato i primi soccorsi, chiamando immediatamente le autoambulanze che ci hanno portati in due ospedali di due città vicine al luogo dell'incidente.

Suor Flosie e suor Juliana hanno potuto lasciare l'ospedale dopo alcuni giorni mentre per il padre e per me la degenza si è prospettata molto lunga. Io sono stata subito trasferita in un ospedale di un'altra città per essere sottomessa a un intervento chirurgico. Solo dopo qualche giorno ho ripreso conoscenza e mi sono resa conto del pericolo che avevamo corso e di come le suore delle nostre due comunità si erano date da fare per venirci in aiuto e sostenerci con la loro presenza. Soprattutto ho avuto la certezza che in tutto questo c'era un piano di Dio da accogliere con piena fiducia e abbandono.

Essendo a letto e non potendo muovermi, ho avuto la grazia di poter pregare interiormente, aiutata anche da un ampio squarcio di cielo che potevo vedere dalla finestra dell'ospedale. Quel mese e mezzo è stato per me come un lungo ritiro. Non avevo la capacità di recitare molte preghiere, ma cercavo di affidarmi alla grazia di Dio, e la Madonna mi ha fatto ricordare le litanie che la Chiesa canta. Mi veniva così da soffermarmi su qualcuna di esse, come "Maria, Madre di Dio" e questo mi ricordava la sua grandezza unica e insieme l'amore di Dio che ha voluto avere una madre terrena per essere vicino a noi. E poi "Maria, sede della Sapienza" e mi veniva di chiedere questo dono, come la grazia più grande per me e per tutti. Riflettendo poi sulla situazione della Chiesa in Giappone e in tutto il mondo mi veniva da invocare Maria come "Madre della Chiesa".
 
 
Nel mio reparto c'erano tante infermiere giovani sempre pronte a servire gli ammalati in tutte le loro necessità. Questa loro disponibilità mi ha fatto ricordare la parola di Gesù: "Ciò che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli l'avete fatto a me". Ho cercato di comunicare questo messaggio a qualcuna di loro e sono rimasta colpita nel vedere che, pur non essendo cristiane, comprendevano questa parola di Gesù.

Dopo circa un mese e mezzo di vita 'contemplativa' a letto sono passata a un ospedale specializzato per la riabilitazione, dove ho imparato di nuovo a camminare insieme a molte persone colpite da invalidità negli arti o il altre parti del corpo. Dapprima i malati mi guardavano con un po' di sospetto: ero straniera, non sapevano chi fossi e da dove venissi, ma, a poco a poco, siamo diventati amici.

Le infermiere, con mia grande meraviglia, prima che venissi dimessa, mi hanno pure chiesto di fare un incontro con i malati del mio reparto, durante il quale ho parlato brevemente del valore della vita e della sofferenza. Anche questo ha contribuito ad approfondire la nostra reciproca conoscenza, come pure è servita la visita delle suore della mia comunità che ogni giorno venivano a portarmi l'Eucaristia. Così, un po' alla volta, tutti hanno cominciato a capire chi ero e a poco a poco hanno imparato a chiamarmi 'suora'.

Ringrazio Maria, nostra Madre, per esserci stata vicina e per averci protetto in questo momento difficile e ringrazio anche tutte le sorelle che hanno pregato per noi e ci hanno sostenute con il loro affetto.


suor Nerina Anselmi
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