DAL MONDO
 
 


CUNCOLIM - INDIA
Fino al martirio

 
 

Con una celebrazione eucaristica in una piccola cappella di villaggio, a Cuncolim, è stato commemorato il sacrificio dei primi martiri gesuiti.
Questa esperienza ha lasciato un senso di gratitudine nel cuore di noi suore che ci siamo unite alla gente del villaggio per questa circostanza.


 


Si racconta che il beato Rudolfo Acquaviva di Napoli (Italia), che si trovava in India, venne mandato alla corte di Akbar per istruire il grande imperatore Mogul nella dottrina cristiana. Dovette poi abbandonare questo impegno, essendo stato richiamato per una nuova missione a Goa, con grande dispiacere dell’imperatore.
Rudolfo vi arrivò con quattro compagni, pieno di vero zelo per il Signore, incurante dei rischi. Il 15 luglio del 1583 partirono per Cuncolim, dopo aver celebrato la Messa nella chiesa di Orlim, dove era la loro sede. Volevano evangelizzare la gente del posto e per questo desideravano erigere una croce. Ma, appena gli hindu del luogo vennero a conoscenza del loro progetto, diventarono furiosi e, con il loro sacerdote, si riunirono per decretare la morte dei missionari.



I cinque gesuiti e qualche laico furono così brutalmente martirizzati sul posto. Si dice che Rudolfo pregasse a voce alta perdonando i suoi nemici ed esprimendo il suo desiderio di morire per il Signore. Anche i suoi compagni dimostrarono un uguale coraggio e pregavano san Francesco Saverio, riconoscenti per la grazia di poter dare la vita per Cristo.

Il loro sangue, che ha bagnato il suolo di quel villaggio pagano, ha fatto spuntare e crescere la fede, come oggi si può costatare. Il sacerdote gesuita, che presiedeva alla celebrazione, ha ricordato ai fedeli quanto sia necessario fare esperienza dell’amore di Dio in profondità, dentro di noi, per testimoniare la fede appassionatamente e con coraggio.
La presenza dei gesuiti a questa festa, anno dopo anno, è un incoraggiamento a rinnovare la fede che i loro compagni ci hanno portato.








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