DAL MONDO
 
 


KARNATAKA
Dopo l'alluvione


A BASAVANA BAGEVADI.
Anche quest’anno abbiamo avuto pochissima pioggia così che, persa la speranza, molti sono emigrati in altri Stati in cerca di lavoro. Poi, all’improvviso, l’ultima settimana di settembre il cielo si è fatto allarmante, con dense nuvole e venti forti. Nessuno poteva uscire di casa; abbiamo avuto notizia di persone ferite o morte sotto le case crollate, e perfino trascinate via dall’acqua. La pioggia è continuata per sei giorni. Rimaste senza energia elettrica, ci si moveva per casa con le candele. Il sacerdote, che era venuto a celebrare la Messa, non ha potuto fare ritorno, perché le strade erano bloccate o addirittura spazzate via dalla pioggia torrenziale. Finché le linee telefoniche hanno funzionato, i nostri cari sono rimasti al corrente della nostra situazione; poi potevano seguire alla televisione la cronaca del disastro, ma noi per dieci giorni non siamo riuscite a sapere nulla di quanto succedeva. Tutti gli edifici governativi sono rimasti aperti ai senza-tetto e anche noi abbiamo messo la scuola a disposizione di chi ne aveva bisogno.

Nel nostro villaggio sono cadute circa cento case e il raccolto è stato spazzato via; nelle case rimaste intatte, la gente si accalcava, ma restava sveglia tutta la notte per timore che il tetto cedesse. Eppure nessuno ha perso la calma e tutti si aiutavano a vicenda. Aspettavano l’intervento del governo, e in realtà gli incaricati hanno fatto visita ai villaggi, hanno fotografato la situazione, hanno fatto la stima delle perdite, hanno promesso aiuto e se ne sono andati. A fare i primi passi per aiutarci sono state invece le autorità ecclesiastiche. A noi hanno chiesto di fare un sopralluogo ai villaggi e a sottoporre i risultati al capo del nostro decanato, a Bijapur. Così dalla Caritas dell’India e dalla Organizzazione regionale per il servizio sociale in Karnataka è arrivato un grosso autocarro carico di soccorsi di ogni genere, che abbiamo distribuiti ai vari centri: generi alimentari come riso e granaglie, piatti, materiale igienico, lenzuola... Erano presenti alla distribuzione padre Jagadish Pinto, direttore di Sneha Sangam (organizzazione diocesana di beneficenza), il nostro parroco, i padri gesuiti e altri. La gente era profondamente ammirata e riconoscente. È arrivato anche un gruppo di giovani da Udupi con le suore, portando granaglie e indumenti. Si sono commossi al vedere la situazione e hanno promesso di dare contributi in denaro per la costruzione delle case. Anche noi, dalla nostra casa provincializia e dalle parrocchie di Mangalore, abbiamo ricevuto aiuti, a cui hanno contribuito anche i parenti delle suore. Abbiamo quindi chiamato i capi-villaggio, perché venissero a ritirare il materiale e anche la gente del posto si è offerta ad aiutare giorno e notte. Tutti erano sorpresi sapendo che gli aiuti provenivano dai cristiani ed erano edificati dalla loro generosità. Noi siamo molto riconoscenti alle suore della nostra provincia che hanno rinunciato ai dolci del Natale per soccorrere la nostra regione. Con i fondi che abbiamo ricevuto da varie parti abbiamo in progetto di contribuire alla ricostruzione delle case, lavoro che richiederà fatica, ma che faremo molto volentieri per chi è nel bisogno.

 


A MUDDEBIHAL.

A causa della scarsità di pioggia, la gente della nostra città si era ridotta a mendicare. Poi sono sopraggiunte piogge incessanti che hanno provocato gravi danni: le case sono state spazzate via dall’alluvione con tutto quello che contenevano; per salvarsi, la gente si è riversata nei templi vicini e nelle scuole pubbliche. Noi ci siamo rivolte subito alla nostra superiora provinciale, che ci ha mandato un aiuto immediato in denaro e vestiti. Così, anche se i mezzi di comunicazione erano bloccati, abbiamo affrontato ogni difficoltà, pur di arrivare nei villaggi. Lì ci hanno raggiunte il vescovo di Gulbarga, mons. Robert Michael Miranda, insieme a un gruppo di operatori sociali diretti da padre Anil Menezes, e altri sacerdoti e ci hanno consegnato alimenti, indumenti e utensili da distribuire a chi ne aveva bisogno. La popolazione di Muddebihal, che prima ci guardava con sospetto, pensando che fossimo lì per convertirli, ha apprezzato il nostro soccorso e ha compreso che ci spingono solo la compassione e l’amore disinteressato. In questo modo abbiamo fatto anche conoscere un po’ di più Gesù. Sappiamo che ci aspetta un lavoro lungo, ma anche i grandi viaggi cominciano con piccoli passi.
 
 
A TALIKOTI.
Con grande nostra sorpresa, il 30 settembre sono cominciate piogge torrenziali. Avendo sentito che in altre parti c’erano già inondazioni, eravamo preoccupate. Alla sera siamo andate a riposare, ma al mattino presto abbiamo ricevuto telefonate dai genitori dei bambini, i quali ci avvisavano che l’acqua avanzava in direzione della scuola. Suor Laetitia D’Silva è corsa subito e ha notato che il livello dell’acqua stava crescendo. Fortunatamente, già da tempo avevamo trasportato in comunità i documenti più importanti, e il poco che restava l’avevamo sistemato nella parte più alta degli armadi. L’acqua continuava a riversarsi con il rumore tempestoso del mare e portava con sé corpi inerti di bambini, adulti, animali, pavoni... Anche il ponte era coperto e i trasporti pubblici non sono potuti circolare per due giorni. Nella nostra casa penetrava acqua da tutte le parti, così che abbiamo coperto il tetto con della plastica. Purtroppo i negozianti alzavano di giorno in giorno il prezzo della plastica, avvantaggiandosi di questa triste situazione. I mobili della scuola galleggiavano nelle aule e si ammassavano contro le porte. Quando l’acqua ha cominciato a ritirarsi, abbiamo cercato di entrare e abbiamo trovato segni di serpenti che si erano infilati strisciando nella melma alta un metro e mezzo. In quella terribile emergenza abbiamo chiesto aiuto alla gente per ripulire le aule, ma nessuno si è mosso per aiutarci, quindi lo abbiamo fatto da sole, con l’aiuto di padre Anil Menezes. Tutto era coperto di fango, i banchi e i tavoli di metallo erano arrugginiti e molti dei nostri sussidi didattici distrutti. Siamo molto riconoscenti alla superiora provinciale suor Irene Jane D’Souza, alle sue consigliere, alle suore, novizie e postulanti che ci hanno sostenute con la preghiera, con l’interessamento e con i sacrifici per venire in aiuto alla nostra gente. In questa grande calamità abbiamo sentito la vicinanza di tutte. Soprattutto ringraziamo il Signore che ci ha dato la forza di affrontare questa drammatica situazione.


le comunità di Basavana Bagevadi, Muddebihal, Talikoti

 
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